Marc Raabe.
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Sono qui.
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Parte 2.
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Titolo originale: Heimweh.
Traduzione di: Angela Ricci.
2015 Newton Compton Editori, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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35. Marted, 8 gennaio 2013. 
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Artur era sdraiato sul materasso e osservava il punto in cui la trave del tetto si perdeva nell'oscurit. Era gi abbastanza tardi? 
Aveva passato tutto il giorno a escogitare piani di fuga, torturandosi il cervello e scartando la maggior parte delle idee. Quasi sempre per colpa della sue scarse energie. 
Vicino a lui Isabelle dormiva, il suo respiro era un sibilo leggero. Aveva avvicinato il materasso al suo. Da quando si era addormentata, lui era tentato di accarezzarle i capelli morbidi per tranquillizzarla, ma aveva paura di spaventarla. Non voleva buttare all'aria la fiducia che lei gli aveva offerto. E un uomo anziano che accarezza una bambina piccola era una scena un po' ambigua. Di sicuro era qualcosa da cui tutte le madri mettevano in continuazione in guardia i loro figli. 
Ma presto avrebbe dovuto svegliarla. Gliel'aveva promesso. 
L'unica possibilit di fuga pareva essere la finestra della mansarda. Il loro rapitore l'aveva sbarrata con una fila di assi dritte, in modo che fosse impossibile aprirla o colpirla. Non si riusciva nemmeno a guardarci attraverso. Solo qualche filo di luce penetrava dalle crepe tra le assi. 
Ovviamente era assurdo che a lui, cos anziano, fosse venuto in mente di calarsi da una finestra, ma intanto era determinato a uscire da quella mansarda. Cosa avrebbe fatto dopo non poteva pianificarlo. E poi le cose non andavano mai come previsto. Bisognava essere flessibili. Fare un primo passo e poi vedere dove ti avrebbe portato il successivo. 
Il punto debole che aveva individuato e su cui si erano concentrate le sue riflessioni erano le viti con cui le assi erano state assicurate al telaio di legno della finestra. Erano viti con la testa a taglio. Viti pi grosse, con la testa a stella, avrebbero reso vano qualsiasi tentativo, ma quel bastardo con la maschera antigas in questo caso era stato piuttosto negligente. 
All'inizio Artur aveva tentato di usare il tappo azzurro della bottiglia di plastica, ma il bordo era troppo spesso e troppo tondo per incastrarsi nel taglio della vite. Il collo della bottiglia invece si era dimostrato pi facile da schiacciare e si infilava alla perfezione nella vite, ma poi la plastica si era rivelata troppo debole per far ruotare le viti ben fissate. 
Poco prima del tramonto il suo sguardo si era posato sul secchio di zinco. O meglio, sul suo bordo inferiore. Sul fondo del secchio c'era un leggero rialzo, una specie di gigantesca formina per i biscotti. Doveva solo riuscire a schiacciarlo e avrebbe ottenuto una specie di primitivo cacciavite. Il problema era il rumore. La forza delle sue mani non era assolutamente sufficiente. Doveva piegare il secchio fino ad appiattire il fondo almeno per met. E il momento migliore per farlo era di notte, quando il loro rapitore non li avrebbe sentiti. 
Artur tocc la spalla di Isabelle e la scosse dolcemente. Credo sia ora, sussurr. 
Lei si svegli immediatamente. Perch bisbigli? Adesso dobbiamo fare un bel baccano giusto?. 
Artur non pot evitare di sorridere. Per parecchio tempo aveva rifiutato di stare a sentire la logica dei bambini. Nella sua posizione, per il suo lavoro, sarebbe stato solo un ostacolo. Dove sarebbe andato a finire se avesse cominciato a dare ascolto a ognuno di loro? 
Ma in quella situazione era tutto diverso. 
Gi, disse a bassa voce. Ma non si pu mai sapere, no? 
Cosa pensi che ci far l'uomo insetto se ci sente?. 
Artur deglut. Non ci sentir. 
Io ho paura, sussurr Isabelle. 
Se arriva, gli dir che sono inciampato nel secchio al buio. 
Ooookay, disse Isabelle, ma non pareva molto convinta. 
Avanti. Niente paura. 
Afferr il secchio con entrambe le mani e lo lanci con forza contro il pavimento. Le assi di legno vibrarono e il fracasso si propag sulle travi del tetto come in una cassa di risonanza. Artur prov l'impulso di tapparsi le orecchie. Invece lanci di nuovo il secchio. Due, tre volte, poi quattro. Concentrato, sempre nello stesso punto. Un lancio dopo l'altro, veloce, come se in quel modo il rumore si notasse di meno. 
Quando si ferm sent il silenzio rimbombare nei timpani. 
Nessuno dei due osava nemmeno respirare. Tesero le orecchie per captare il suono di passi che salissero le scale o qualsiasi altro rumore. 
A un certo punto Isabelle non riusc pi a restare zitta. Credi che ci abbia sentiti? 
Se ci avesse sentiti, sarebbe gi qui, gracchi Artur. 
E se sta ancora pensando a come punirci? 
Prima vorr sapere cosa abbiamo combinato. Credo che non ci sia. 
Cio, secondo te siamo soli?. All'improvviso Isabelle parve non saper decidere cosa la mettesse pi a disagio, se la completa solitudine o la presenza del loro rapitore. E se si  dimenticato di noi? 
Temo che prima o poi torner. 
Spero che gli capiti un brutto incidente, mormor Isabelle. 
Ma a persone del genere gli incidenti non capitavano mai, riflett Artur con amarezza. Prese il secchio e tast il bordo inferiore. Si era effettivamente piegato, adesso un pezzetto era quasi del tutto dritto. 
Ha funzionato?, chiese Isabelle. 
Dobbiamo aspettare domattina, mi serve un po' di luce. 
Isabelle sospir. Le molle del materasso cigolarono quando ci si sdrai sopra. Le coperte di lana erano sorprendentemente pulite, forse addirittura nuove, come se fossero state acquistate per l'occasione. 
Senti, Artur. 
Mmm. 
Com'era mio pap? 
Mmm. Non  facile da spiegare. 
Perch?. 
Artur tacque per un istante. Quello era un terreno pericoloso. 
Ti piaceva? 
S. Mi piaceva. 
E agli altri? Anche agli altri piaceva? 
A tua madre, per esempio,  sempre piaciuto molto, svicol Artur. 
Be', all'inizio non tanto. O meglio, all'inizio s, poi no, poi di nuovo s. 
Ha l'aria di essere una faccenda molto complicata, brontol Artur. 
E gli altri?, insist Isabelle. 
Artur sospir. Non era sempre facile avere a che fare con Jesse. 
Isabelle ridacchi nel buio. Anche mamma lo dice sempre. Dice che ha due facce. Poi dopo una pausa aggiunse: Io ne conosco una soltanto. 
Va bene cos, mormor Artur. Adesso cerchiamo di dormire. Sono stanco. 
Ooookay, disse Isabelle, un po' delusa. Per un attimo pareva aver dimenticato le proprie paure. Artur chiuse gli occhi, ma i suoi pensieri continuavano a turbinare. Neanche i suoi soliti dolori, che normalmente teneva a bada con il cortisone, riuscivano a distrarlo. I fantasmi erano pi minacciosi che mai. Tent di concentrarsi sulla mattina successiva, il secchio, le assi. Non sarebbe mai riuscito a scappare da una finestra cos alta. Ma forse Isabelle s. In fondo era la figlia di Jesse. Magari l'abilit nell'arrampicarsi era genetica. Quanti anni aveva Jesse la prima volta che si era calato dalla facciata insieme agli altri? Si era sempre chiesto se non avesse dovuto vigilare meglio. Aveva intuito che i ragazzi ogni tanto salivano sul tetto. Ma aveva pensato che fosse meglio che si sfogassero cos piuttosto che in altro modo. 
Anche se poi l'avevano fatto anche in altro modo.

36. 1980, Garmisch-Partenkirchen. 

A marzo c'era ancora la neve. Jesse adesso dormiva tutte le notti nel suo letto. Gli altri continuavano a ignorarlo, ma almeno non lo tormentavano pi. Nel frattempo nessuno si era pi arrampicato dalla finestra, anche perch faceva troppo freddo. Finch il tetto rimaneva ghiacciato, quella via di fuga era sbarrata. Ma adesso che cominciava a sciogliersi le cose sarebbero cambiate. 
Jesse guardava fuori dalla finestra mentre Messner chiudeva le porte dall'esterno. Non sopportava pi Messner. Si atteggiava sempre a uomo di cultura. A volte Jesse sospettava che tutte quelle convocazioni nell'ufficio del rettore servissero solo a dargli modo di sfoggiare i suoi libri. Non credeva che Messner leggesse cos tanto. E in ogni caso non aveva granch da dire. 
Dopo che il vecchio se ne fu andato regn un silenzio teso. La luna piena si stagliava nel cielo come se fosse stata ritagliata con le forbici, non c'erano nubi a coprire le stelle e la Via Lattea assomigliava a una nuvola di polvere luminosa. 
Condizioni perfette. Jesse sapeva cosa avevano progettato per quella notte. Aveva notato gli altri confabulare, aveva sentito Sandra dare del pazzo a Richard e lui zittirla con un sorriso. L'aveva scambiata per un'espressione di ammirazione. Nello sguardo di Sandra in realt c'era anche quella, anche se non l'avrebbe mai ammesso. E lo guardava spesso. Il figlio del Direx. Il principe. La vita era davvero ingiusta. Famiglia, denaro in abbondanza, un castello, il suo seguito di homie. Poteva andare dove voleva, quando voleva. Era persino alla pari con gli innis. 
Jesse invece non era mai alla pari. Con nessuno. E di certo non poteva andare dove voleva. Doveva stare l nella sua sporcizia. Non c'era da meravigliarsi che Sandra guardasse Richard e non lui. Entrambi l'avevano spiata mentre danzava. Con lui per se l'era presa. Con Richard no. 
Ci voleva del tempo perch le cose cambiassero. Odiava l'idea che ci fosse sempre qualcuno di superiore a lui. Di migliore. Prima il fratello invisibile, adesso il principino. 
Oggi vengo anche io, disse rompendo il silenzio. A voce bassa, ma nitida. 
Nessuna reazione. Si era sbagliato? 
Nooo, e dove poi?, chiese Alois. 
Nella foresta, e dove senn?, rispose Jesse. 
Scordatelo. Hai qualche rotella fuori posto. 
Vengo anche io, insist Jesse. 
No!. Alois lo fissava con gli occhi colmi di rabbia. 
Ssshhh, sibil Markus. Cos svegli tutti. 
Se viene lui, allora vengo anche io, protest Mattheo. 
Chiudi il becco, ringhi Alois. Lui non viene. 
E neanche tu, disse Markus a Mattheo. 
Non potete farci niente, disse Jesse. Non mi far fermare da voi. 
Alois balz in piedi. Markus, Wolle, aiutatemi. In un attimo fu accanto al letto di Jesse. Wolle fu altrettanto rapido. Lo afferrarono. Markus, ansim Alois, ci serve qualcosa per legarlo. 
Jesse si oppose. Non aveva mai fatto a botte, ne aveva solo ricevute parecchie, per lo pi da suo padre. Era sempre stato bravo a incassare e sopportare. Ma adesso era diverso. Sent una rabbia incontrollabile bruciargli nello stomaco, agit le braccia, riusc in qualche modo a liberare il destro e assest ad Alois un pugno alla bocca dello stomaco. Il ragazzino croll a terra gemendo. Ma un istante pi tardi contrattacc, furioso, e colp Jesse sul mento. Jesse sent il sapore del sangue, ma non emise alcun suono. Si concentr su Wolle, che tentava ancora di tenerlo fermo. 
Smettetela, idioti! Smettetela subito!, grid Markus. Volete svegliare tutti quanti?. 
I tre si bloccarono. Per un attimo l'unico rumore fu quello del loro respiro ansimante. 
Lasciatelo, maledizione. Non ha senso. 
Certo che ha senso, disse Alois sprezzante. Se ci dai una mano potremmo legarlo per bene. 
Cos domattina pu andare a raccontare tutto a Mr Dee, mmm? 
Allora lo buttiamo gi dalla finestra, propose Mattheo eccitato. 
Gli altri tacquero. 
Ma l'avete detto voi. 
Qui non buttiamo nessuno dalla finestra, disse con calma Markus. E tu chiudi il becco, nanerottolo. 
Mattheo tacque, offeso. 
Jesse si alz, and in bagno e si lav il sangue dalla bocca con acqua fredda. Poi si mise in piedi davanti ai ragazzi: Mettetevi in testa che vengo con voi. 
Per me va bene, disse Markus. 
Dici sul serio?, brontol Alois. 
Tanto sa gi tutto. 
Silenzio. 
Va bene, disse Alois con amarezza. Ma lui non c'entra niente con noi.  il figlio di un ubriacone. 
Jesse sent la rabbia montare dentro di s come un'onda mugghiante. In un secondo fu di fronte ad Alois e lo colp in viso con un pugno. Alois soffoc un grido e barcoll all'indietro reggendosi il naso. Jesse voleva saltargli addosso, ma la mano robusta di Markus lo afferr per un braccio. Basta cos. 
Jesse rinunci. Aveva il respiro cos affannoso che pareva fosse andato e tornato da Garmisch di corsa. 
Alois si rannicchi sul bordo del letto, un'ombra illuminata dalla luna che si teneva il viso e piagnucolava. Jesse era come stordito. E provava un'intensa soddisfazione. Quindi era cos che ci si sentiva. Ecco cosa voleva dire prendere ci che si voleva. Io vengo con voi!, ripet. 
Va bene, brontol Markus, adesso per rimettiamoci a letto, nel caso qualcuno ci abbia sentito.  ancora troppo presto. 
Nel giro di pochi secondi erano tutti tornati nei loro letti. La rissa di poco prima era un pensiero fisso nella mente di Jesse. 
Due ore dopo, mentre scavalcavano la finestra, Mattheo pianse di rabbia e delusione perch fu l'unico a restare in camera. 
Questa volta fu tutto pi semplice. Rientrarono dalla finestra che Richard aveva aperto per loro al piano di sotto e percorsero il corridoio e le scale, evitando i punti del parquet che scricchiolavano. Vicino alla porta sul retro della cucina li aspettava Richard. Fiss Jesse come fosse un fantasma. Che significa? 
Non chiedere. Alois lanci a Jesse uno sguardo carico di odio. Sotto il suo naso c'era un'ampia striscia di sangue secco, che lui si era spalmato anche sulle guance con il dorso della mano. 
Viene anche Jesse, disse Markus. 
Richard inarc le sopracciglia, rivolse a Jesse un'occhiata truce, ma invece di contraddire Markus apr la porta, imbronciato. Tutti insieme raggiunsero la rimessa. Richard apr il lucchetto, spar nel buio e usc di nuovo con due paia di guanti di pelle e il resto dell'attrezzatura. 
L'aria era gelida mentre camminavano in fila nella neve, girando intorno alla rimessa e poi piegando in direzione della foresta. Alle loro spalle, la facciata posteriore di Adlershof si ergeva come una fortezza. A Jesse parve di distinguere Mattheo dietro la finestra di un abbaino, anche se in realt era impossibile. La loro stanza dava sul davanti. 
Quando giunsero alla radura, Richard tolse l'arma dalla sua custodia. L'acciaio nero e opaco si stagliava nitido sulla neve. Richard mise il piede nella staffa posta a un'estremit, port l'arma in posizione verticale e poi fece leva con tutto il suo corpo sulla parte posteriore, in corrispondenza del calcio. Markus e Wolle, che si erano infilati i guanti di pelle, afferrarono la corda a destra e a sinistra e tirarono verso l'alto, fino a innescare il grilletto. 
Prima tu, disse Markus, porgendo a Jesse la balestra carica e un dardo. Jesse fu colto da un'eccitazione febbrile mentre infilava il dardo nella scanalatura e sollevava quel marchingegno pesantissimo. Nella radura c'era un albero solitario che spuntava dalla neve come un demone con quattro braccia. La luna illuminava tutto quanto di luce argentea. 
Quel punto pi chiaro, l. Markus indic un punto del massiccio tronco, dove parecchio tempo prima doveva essere stato tagliato un ramo. Al suo posto c'era una circonferenza grande pi o meno quanto un piatto. Tre colpi. Se vai a segno con tutti e tre puoi farne un altro, e puoi decidere chi si dovr mettere sotto al bersaglio. 
Lo so, sibil Jesse. Vi ho visti l'ultima volta. Le braccia gli tremavano mentre prendeva la mira. La balestra era pesante. Molto pi pesante di quanto pensasse. E quella notte la radura era spazzata da un vento gelido. 
Immagina che sia qualcuno che odi, sussurr Richard. Magari tuo padre, o qualcuno cos. 
Jesse sussult. Ma perch tutti sapevano di suo padre? Come si era sparsa la voce? E comunque non era vero niente! Gli sarebbe piaciuto gridare: Non sapete niente. Proprio niente!. Chiuse gli occhi per un attimo. Il volto di suo padre gli balen davanti, ma non quello di adesso. Non quello dell'ubriacone, dell'uomo cos ferocemente disperato da cui era dovuto fuggire. Vide il suo volto com'era prima. Sulla cartolina. Il volto raggiante di un uomo fiero, come quello di Christopher Reeve nel film di Superman di cui aveva visto una foto sul giornale. E quel Superman gli sussurrava all'orecchio: Mi hai tradito! Il tuo stesso padre. Non sei niente, sei una delusione continua. LUI non l'avrebbe mai fatto!. 
Jesse si morse un labbro e riapr gli occhi. Alz un po' di pi la balestra e aggiust la mira a sinistra. E poi s, immagino che davanti all'albero ci fosse qualcuno, che quel cerchio chiaro fosse un volto. Quello del suo Io migliore. E i rami degli alberi erano le sue braccia e la corteccia irregolare i vestiti. 
Lo vedi, tuo padre?, sussurr Alois. 
Non  mio padre, sibil Jesse. L'acciaio del calcio premuto contro la guancia era gelido. 
E tua madre? Che fine ha fatto lei?. 
Il vento che gli soffiava in faccia era gelido quanto l'arma. Jesse prese a lacrimare. Contrasse il dito. Il dardo emise un leggero ronzio e centr il bersaglio. 
Per l'eccitazione sbagli il secondo colpo, che fin a fianco del bersaglio. 
Mentre incoccava il terzo dardo, vide qualcosa tra i cespugli dietro il tronco. Una sagoma alta e slanciata a quattro zampe. Forse un capriolo. All'improvviso, sent le dita prudere dall'eccitazione. Nessun altro pareva aver notato l'animale. Senza riflettere oltre, Jesse aggiust la mira, puntando un po' pi a sinistra sull'animale. Ma quando premette il grilletto, il dardo sfior il legno e il capriolo spar. Jesse ci rimase male. Dopo aver sbagliato il secondo colpo, si era ripromesso di centrare il bersaglio almeno con il terzo. 
Alois sogghign alla luce della luna mentre imbracciava la balestra. And a segno tre volte. Scelgo Jesse, disse gongolando di soddisfazione. 
Jesse si avvi lentamente verso l'albero. La neve dura scricchiolava come ghiaccio sottile e friabile sotto i suoi piedi. Appoggi la schiena al tronco. Il punto pi chiaro dove una volta c'era stato il ramo era circa trenta centimetri sopra la sua testa. Mentre Alois prendeva la mira, avrebbe volentieri chiuso gli occhi. Ma non voleva concedergli quel trionfo. Rimase in piedi con gli occhi spalancati. Aspett. Sent il sangue pulsare nelle vene. Sent ogni singolo pensiero. Chiaro come non mai. 
Se Alois l'avesse colpito, forse sarebbe stata la sua punizione per aver mirato al capriolo. 
Quando il dardo part verso di lui, nel giro di un secondo non ci fu pi nulla. Solo silenzio. Persino il vento si ferm. La mente di Jesse era completamente sgombra. 
Il dardo si conficc nel cuore dell'albero. 
Niente punizione, pens. 
In fondo cos'era mai un capriolo?

37. Garmisch-Partenkirchen - Marted, 8 gennaio 2013, ore 23,06. 

Che differenza. Jesse ricacci indietro la rabbia e si sforz di non fare caso alla targhetta di ottone lucido con l'incisione DR RICHARD MESSNER, PRIVATO, anche se era piuttosto difficile. 
Buss energicamente con le nocche sulla porta. Pass qualche minuto prima di sentire la chiave girare nella toppa. Proprio come allora, pens. I membri della famiglia Messner chiudevano sempre a chiave. All'epoca lo faceva Artur, adesso anche Richard. Sulla porta comparve il volto stanco del suo vecchio compagno di scuola. Stava evidentemente dormendo, anche se i suoi capelli sembravano comunque appena pettinati. 
Tu?. Richard spost lo sguardo da Jesse a Jule, poi di nuovo a Jesse. Cosa vuoi? 
Si tratta di tuo padre, disse Jesse. Dobbiamo parlare. 
Richard aggrott la fronte. Poi apr la porta e in silenzio fece loro strada fino al suo ufficio annesso. 
La stanza del direttore era come Jesse la ricordava. Il rivestimento di mogano non si addiceva del tutto allo stile britannico dell'edificio. Come il parquet, era stato scelto da un alto papavero nazista e conferiva alla stanza un che di dispotico. I libri e le cartelle allineati dietro le vetrine delle librerie incassate nella parete, invece, trasmettevano un'atmosfera mondana e suggerivano un tipo di formazione che n Artur ai suoi tempi, n tantomeno Richard adesso, avevano avuto. All'epoca, per, Jesse ne era rimasto molto impressionato. 
Richard indossava un pigiama a righe con sopra una vestaglia. Le sue pantofole scivolavano delicatamente sul parquet. Si accomod sulla veneranda poltrona di Artur, dietro la pesante scrivania, e squadr Jesse e Jule come fossero due insetti fastidiosi che avevano disturbato il suo sonno. Allora, che c' che non va con mio padre?. 
Senza aver ricevuto alcun invito, Jesse e Jule presero posto su due sedie di fronte alla scrivania. Stamattina non avevi detto che non c'era?, chiese Jesse. 
S, certo. Ma non  affetto da demenza senile. E non ha l'obbligo di presentarsi all'appello. Non  mica un prigioniero. 
Forse non esplicitamente, pens Jesse. Poi insist: Questa mattina ho avuto l'impressione che tu volessi andare a cercarlo, che ti fossi preoccupato. 
Ovviamente. Richard spalanc le braccia.  mio padre. Mi preoccupo sempre che stia bene. E la maggior parte delle volte, senza motivo. Potresti limitarti a dirmi cosa  successo? Perch mi hai tirato gi dal letto? 
Volevamo andare a trovare Artur, ma non c'era e la porta della sua camera non era chiusa a chiave. 
E allora?. Richard corrug di nuovo la fronte, mantenendo il suo sorriso imperturbabile. Era evidente che non li stava prendendo sul serio. 
Volevamo assicurarci che stesse bene, perci siamo entrati a controllare.... 
...e invece di trovare Artur, concluse Jule, ci siamo imbattuti in un tizio che stava frugando nella camera di suo padre. Ha dato un pugno a Jesse ed  scappato. 
Santo cielo!. Richard scrut in faccia Jesse. Solo in quel momento parve notare il leggero gonfiore in corrispondenza della mascella. L'avete riconosciuto? Potreste descriverlo? 
 successo tutto troppo in fretta, disse Jule. Aveva un berretto nero ed era alto pi o meno quanto Jesse. 
Adesso Richard li guardava con aria genuinamente sbalordita. Avete idea di cosa stesse cercando? 
No, disse Jule, ma.... Jesse la ferm con una smorfia. Gli pareva meglio non tirare fuori la faccenda del freezer. Non ha messo la stanza sottosopra, disse. Probabilmente l'abbiamo interrotto. 
Richard inarc le sopracciglia, facendole assomigliare a quelle arruffate di suo padre. Ma cosa pu mai nascondere mio padre lass?. 
Jesse fiss Richard senza rispondere. All'improvviso nella stanza cal un silenzio inquietante. Il rivestimento di legno vicino al termosifone scricchiol. 
Non crederete sul serio, disse Richard ostentando un tono ironico, che mio padre abbia qualche segreto.... 
A dir la verit, rispose Jesse, questa  una domanda che mi piacerebbe fare ad Artur. Ma non c'. E sto cominciando a preoccuparmi per lui. 
Richard sbuff e scosse la testa. Ah, ma di. Il vecchiaccio non  una persona da sottovalutare. Fa di testa sua e ha un sacco di idee bizzarre. Non  la prima volta che mi gioca un brutto scherzo. E sempre quando non  il momento. Ogni tanto viene persino a sgraffignare una bottiglia di vino da me. Anche se l'alcol non va molto d'accordo con le sue medicine per i reumatismi. Ho quasi l'impressione che si siano invertiti i ruoli. Lui  il bambino e io l'adulto. 
Per un attimo Richard sembr quasi comprensivo, come se guardasse con bonariet ai capricci di suo padre, nonostante fossero faticosi da gestire. 
Vuoi dire, chiese Jesse, che a un certo punto spunter fuori da solo?. 
Richard fece spallucce. Certo. 
Considerando i due morti dei giorni precedenti, Jesse trov quel certo parecchio inappropriato. Ma cosa poteva dire? Richard non sapeva degli omicidi, e non doveva saperlo. Almeno per il momento. E il tizio in camera di Artur?, chiese. Tu non hai idea di chi potrebbe essere? 
Io? Assolutamente no. Ma a essere sincero trovo piuttosto inquietante che ci sia qualcuno qui che se ne va in giro a frugare nelle stanze e a prendere a pugni la gente. 
Non sarebbe meglio chiamare la polizia?, si intromise Jule. 
Jesse le lanci un'occhiataccia. Anche Richard socchiuse gli occhi. L'idea della polizia pareva non piacergli tanto quanto non piaceva a Jesse. Lo trovo un po' prematuro, rispose. Chiss cosa c' dietro. Alla fine magari  qualcosa di totalmente innocuo. Forse era Alois che voleva portargli un bocconcino dalla cucina e si  spaventato quando siete arrivati. 
Innocuo?. Jule fiss Richard incredula. Quel tizio ha comunque.... 
Alois?, l'interruppe Jesse. Quale Alois? 
Frtner. Il nostro Alois. Richard sorrise. Adesso fa il cuoco qui. Ha imparato a cucinare in un hotel a Grainau e ha cambiato un sacco di posti. Poi tre anni fa abbiamo dovuto licenziare il nostro vecchio cuoco. E Alois  capitato proprio a fagiolo. 
Jesse guard Richard sbalordito. Praticamente tutti gli homie della nostra stanza sono rimasti qui. Alois fa il cuoco, Markus il custode e Wolle ha il suo locale gi a Garmisch. 
Non tutti vogliono andarsene. 
E Mattheo? Vive anche lui da queste parti? 
Mattheo  un dipendente delle poste di Garmisch. Consegna la posta. Viene quass ogni giorno. A parte la domenica. 
Richard scrut Jesse in attesa di una reazione. Non vedendola, alz le spalle. Non  sempre stato uno spasso sotto la direzione di mio padre, ma per alcuni a quanto pare non era poi cos male. Alois e gli altri poi non erano particolarmente brillanti a scuola. A quel punto ci si accontenta di quel che si trova. Postino, cuoco.... 
Markus per avrebbe potuto continuare a studiare. 
Markus ... be', un caso speciale. 
Che intendi con speciale? 
Conosco solo una persona attaccata a questa baracca quanto mio padre, ed  Markus.  come se avesse messo radici qui. Ma in fondo, se sei cresciuto sulle montagne, dove altro puoi andare? In citt? Ti senti a tuo agio l? Dove vivi adesso, intendo? 
Si pu fare. 
Quindi no. 
Te l'ho detto, si pu fare. 
Be', comunque ti sei portato via il meglio che c'era qui. 
Jesse tacque. Qualsiasi conversazione con Richard prima o poi andava a parare su Sandra. Era sempre stato cos. Solo che questa volta poteva tornargli utile. Quando  stata l'ultima volta che hai visto Sandra? 
Perch? 
 stata qui di recente, vero? 
Non che io sappia. Richard arricci le labbra e scosse la testa. Jesse non riusc a capire se mentisse o stesse dicendo la verit. 
Dimmi un po', anche Alois abita qui? 
S, come Markus. Stanno tutti e due al secondo piano, nell'ala nord. 
Nell'ala nord. Jesse si ripromise di fare visita a Markus quanto prima. Riflett se fosse il caso di chiedere a Richard dell'incidente, ma forse Richard era l'ultima persona che gli avrebbe raccontato qualcosa di sua iniziativa. Finora Jesse aveva avuto l'impressione che non gli interessasse un dialogo franco. Il vecchio muro del silenzio. Come va il collegio? Mi pare che finanziariamente le cose vadano bene. 
Diciamo che sono un bravo amministratore. Perch me lo chiedi? 
Cos, curiosit. 
Jesse, senti, disse Richard, mi fa molto piacere chiacchierare con te, ma domattina devo alzarmi presto. Sbadigli, anche se la stanchezza pareva ormai scomparsa dal suo volto. Domattina torniamo a cercare mio padre. Probabilmente lo troveremo a russare a letto. Si alz e prese a lisciare la vestaglia. L'udienza era terminata. 
Sulla porta apostrof Jesse un'ultima volta: Ah, prima che mi dimentichi. Se senti Sandra al telefono mandale un saluto da parte mia. E uno a tua figlia, anche se non la conosco. 
Jesse serr i denti fino a farsi male. Richard richiuse la porta alle sue spalle. Il clic della serratura riecheggi nel corridoio deserto. Jule e Jesse si avviarono verso le scale. Fuori dalle finestre cadevano fiocchi di neve grossi come piume. 
Be', quando si dice girare intorno a un argomento..., disse Jule a bassa voce. 
Jesse si port un dito alle labbra e la spinse dentro un'aula buia appena svoltato l'angolo. Le sagome di una dozzina di sedie appoggiate a gambe all'aria sui banchi si stagliavano contro le finestre. Sulla lavagna qualcuno aveva fatto degli scarabocchi con il gesso bianco. 
Richard ha un buon udito. Jesse chiuse la porta e nella stanza si fece ancora pi buio. 
Senti, lo so che non vuoi chiamare la polizia, cominci a dire Jule. 
Gi, e allora perch continui a proporlo?, la interruppe secco Jesse. 
Volevo vedere la reazione di Richard. Sembrava un diavolo cui era appena stata offerta dell'acqua santa. Un po' strano, non trovi? 
S e no, rispose Jesse. Ha una reputazione da proteggere. Era cos anche quando era Artur a dirigere Adlershof e oggi probabilmente le cose sono ancora pi difficili. Pensa agli scandali che hanno coinvolto scuole private e collegi di recente, per esempio la Odenwaldschule. A volte  giusto e prudente chiamare la polizia, ma ci sono anche delle conseguenze. Si crea subito l'impressione che ci sia qualcosa che non va. Anche se magari poi si scopre che non era successo niente, quell'etichetta rimane. 
Insomma, sull'opportunit di tacere la verit vi trovate abbastanza d'accordo. 
E con questo che vorresti dire?, chiese Jesse irritato. 
Che non avresti fatto un soldo di danno se fossi stato un po' pi sincero. 
Certo. Pi sincero. Come gliel'avresti messa tu? Ciao Richard, qualcuno ha rapito mia figlia e ha ucciso Sandra. Per aspetta a chiamare la polizia, prima parliamone un attimo... una cosa del genere? 
Non essere odioso, adesso. Volevo solo dire che avresti potuto chiedergli dell'incidente. Oppure di Wolle, o di Markus. 
Non hai notato come si  innervosito quando abbiamo sollevato l'argomento Artur e segreto? Era lui che voleva capire se noi sappiamo qualcosa. 
Sei sempre convinto che tutto questo abbia a che fare con il tuo incidente?. 
Jesse non rispose. Si avvicin a una finestra, pensieroso, e guard fuori. 
Ora come ora non stiamo andando da nessuna parte, disse Jule. 
Il turbinio dei fiocchi di neve assomigliava a quello dei pensieri nella testa di Jesse. In qualche modo  tutto collegato. Sandra, Isa.... E Wolle, concluse mentalmente. ...E anche la sparizione di Artur. Lo strano comportamento di Richard. E l'uomo nella stanza. 
Se l'uomo nella stanza di Artur ha qualcosa a che fare con il rapimento di Isa, allora adesso sa che sei sulle sue tracce. 
E questo mette Isa in pericolo, pens Jesse. Rabbrivid e avvamp allo stesso tempo. Gli venne in mente il cellulare che aveva in tasca, ancora con la batteria scarica. Il rapitore aveva il suo numero! Forse avrebbe ricevuto qualche altro avvertimento, o un segno di vita da parte di Isa. 
Jesse? 
Eh? 
Che facciamo adesso? 
Un salto in camera. Mi serve un caricabatterie.

38. Mercoled, 9 gennaio 2013. 

Era buio e lo sarebbe stato ancora per parecchio. Per chi non dormiva - o dormiva poco - la notte era insopportabilmente lunga, questo Artur lo sapeva gi da tempo. E se si era anche prigionieri, era lunga il doppio. 
Continuava a pensare al buco. Non aveva mai osato chiuderci dentro i ragazzi del collegio, anche se qualcuno di quei ragazzacci viziati se lo sarebbe ampiamente meritato. Ma la paura che i genitori potessero ritirarlo dalla scuola glielo aveva sempre impedito. Aveva bisogno dei loro soldi, fino all'ultimo marco. Con i ragazzi dell'istituto, gli homie, come li aveva soprannominati Richard nel suo entusiasmo per tutto ci che sapeva di americano, si faceva meno scrupoli. I contributi dei servizi sociali erano abbastanza sicuri, a chi mai sarebbe venuto in mente di protestare? Alla Wisselsmeier? Improbabile. Anche se da fuori sembrava fatta di pastafrolla, dentro aveva un'anima d'acciaio. E per tenere sotto controllo i ragazzini dell'istituto bisognava punirli, di tanto in tanto. Altrimenti che valore potevano avere le sue minacce? 
All'epoca non aveva la minima idea di cosa volesse dire essere rinchiusi da qualche parte. Ora invece che era lui a trovarsi in una sorta di buco, cominciava a rimproverarsi qualcosa. Un altro fantasma che veniva a tormentarlo. A volte si chiedeva come mai oggi le cose fossero cos cambiate. Gli pareva quasi di aver subto una trasformazione, come era accaduto a Jesse. Che era stato anche l'unico a meritarsi per davvero di essere rinchiuso nel buco. Almeno prima dell'incidente. 
La domanda era quale fosse stato l'incidente che aveva spinto lui, Artur, a cambiare. 
Forse Richard? 
Per distrarsi si concentr sul respiro regolare e pacifico di Isabelle, perdendosi nell'alternanza lieve del suo inspirare ed espirare. 
Quando sent il rumore di passi che salivano le scale sussult di paura. Erano rapidi e furiosi, ma Artur non ne intuiva il motivo. La faccenda del secchio risaliva a ore prima e dopo non avevano pi fatto alcun rumore. 
La botola si spalanc di scatto e si schiant sulle assi del pavimento. Comparve una lampada accesa, che fu posata frettolosamente sul pavimento, illuminando l'uomo che emergeva dall'apertura. La sua ombra si stagli minacciosa occupando ogni angolo della mansarda. La maschera antigas lo rendeva il personaggio di un incubo delirante. L'uomo insetto. La corda e l'accetta - aveva in mano entrambe - suscitarono immediatamente il terrore in Artur. Isabelle si era svegliata di colpo e si era stretta contro di lui in cerca di protezione. 
Senza dire una parola, l'uomo l'afferr per i capelli e la tir in piedi. Le urla di Isabelle riecheggiarono nelle orecchie di Artur. 
Guarda bene. Questa  tutta colpa tua, Artur Messner, ringhi l'uomo. E questo  un assaggio di quello che vi aspetta. Da sotto la maschera la sua voce aveva un tono cavernoso. 
Paralizzato dalla paura, Artur vide la sagoma scura trascinare Isabelle per i capelli fino al tavolo e costringerle il braccio sopra. 
Ahi, grid Isabelle. 
Per favore, no, gemette Artur. Gli venne in mente che forse avrebbe dovuto dire qualcosa come Prenda me al suo posto!, ma non riusc a far affiorare le parole alle labbra. 
Non sarebbe stato necessario, davvero. Ma l'hai voluto tu. 
Ma cosa, per l'amor del cielo? Cosa?. 
Gli occhi dell'uomo insetto lampeggiarono nell'oscurit. Sollev l'accetta. 
Isabelle grid di nuovo, incass la testa tra le spalle e chiuse gli occhi. No, per favore, no, no, no, no, no!. 
Artur sent stringersi il cuore. Ma cosa?, grid. Cos' che ho sbagliato? 
Dov' la mano che ti ho spedito?. 
Di colpo Artur cap. Il freezer. Quell'uomo era stato a Adlershof a cercare la mano con la cicatrice. Era davvero colpa sua. Ma perch aveva mentito su quella mano? Certo, c'era quell'assurda possibilit che qualcuno la trovasse vicino al cassonetto e chiamasse la polizia. Si era attaccato come un'idiota a quell'esile filo di speranza e aveva sbagliato. Ricord quanto avesse disprezzato le patetiche bugie dei suoi allievi, quanto le avesse derise, apertamente o in silenzio. Ci si era divertito. E adesso, invece? Si trovava esattamente al loro posto. 
Mi... mi dispiace, balbett. ... insomma, l'ho lasciata vicino al cassonetto. Quello della casetta al cancello. Per favore! Lasci stare la bambina. Ha ragione.  stata.... Si interruppe per un accesso di tosse. Gli acidi gastrici gli erano saliti fino in gola.  stata colpa mia. 
Pensa bene a quello che hai detto. Se mi hai mentito un'altra volta.... 
No, la prego! Lo giuro, gemette Artur.  l. Davvero. 
L'uomo riabbass l'accetta. Il rumore del suo respiro giungeva attutito dal tubo della maschera. Illuminati dalla luce della lampada sul pavimento, fiocchi di polvere ondeggiavano intorno a lui. 
Isabelle tir su con il naso, tremante, e apr gli occhi. La prima cosa che guard con orrore fu l'accetta. Rilass leggermente le spalle. La sua seconda occhiata fu per Artur, cos implorante e disperata da farlo sentire miserabile. 
La ragazzina ti piace, vero?. 
Artur guardava il pavimento e taceva. 
Ti odio ancora di pi per questo, grid l'uomo all'improvviso. 
Artur sussult e lo fiss, confuso. Chi  lei?, si lasci sfuggire. 
Dietro la maschera non ci fu alcun accenno di reazione umana. Il corpo dell'uomo si irrigid, come se si fosse pentito di aver esternato il proprio odio. 
Perch rivuole la mano?, chiese Artur. 
Il silenzio che segu fu cos opprimente che Artur desider non aver mai fatto quella domanda. L'uomo lasci penzolare in basso il braccio che stringeva l'accetta e si rigir il manico nella mano, facendo dondolare leggermente la lama. 
La mano, disse infine,  solo l'inizio.  molto pi grave il fatto che tu mi abbia mentito. Lo avevi gi fatto in passato. E pagherete per questo. 
Artur sussult. Pagherete. Voi. In qualche modo, aveva pensato che ci potesse essere una via d'uscita. Che potesse uscirne illeso, perch in fondo non c'entrava niente. Si trattava di Jesse e di Isa. Lui era stato sorpreso alla casetta al cancello per un totale caso! 
Adesso invece doveva pagare anche lui? 
E Isabelle doveva pagare per le sue bugie? 
L'uomo insetto afferr la lampada e ridiscese la scala. La luce tremolante spar insieme a lui. Quando la botola si richiuse, tornarono le tenebre. 
Ma Artur sentiva lo stesso gli occhi di Isabelle su di s e avrebbe voluto sprofondare nel pavimento per la vergogna. Era come se riuscisse a scrutare nel profondo della propria anima e a vedere cosa era realmente. E cosa non era. 
Ti aiuto con la corda, sussurr. 
Lei non rispose. 
Artur si alz a fatica e prese ad armeggiare intorno al nodo con le dita tremanti. Ogni tanto sentiva il fiato della bambina sulla guancia. Gli sarebbe piaciuto avere l una bottiglia di Rieslig, o magari due, ed essere nella sua stanza spoglia con il logoro tappeto persiano e il letto malandato. Avrebbe voluto almeno avere un po' di cortisone per alleviare i suoi dolori. Ma non aveva nulla. Quel posto, quella mansarda, rappresentava l'essenza della sua vita. Era arrivato a quel punto. Era scappato, fino ad arrivare l. Ma adesso era finita. Le sue dita si infilarono tra i nodi. Proprio accanto al suo orecchio, nelle tenebre, Isabelle tirava su con il naso. Ma non diceva una parola. 
Gi, si trattava di Jesse. E dei suoi amici - anzi no, quella parola non andava pi bene - si trattava di Wilbert, che una volta era stato suo amico. E di Isabelle. E di lui, Artur! Scioglieva i nodi con le dita, e sentiva sciogliersi anche quelli nella sua testa. Tutto a un tratto si ritrov la corda tra le mani. E per la prima volta realizz con chiarezza ci che si era rifiutato di vedere per tutto quel tempo. Perch pensava che fosse impossibile. Che fosse assurdo. Sapeva chi era l'uomo insetto. C'era una sola possibilit. Una sola spiegazione. Solo che non capiva cosa volesse. Quale fosse il suo piano e in che modo pensava che loro dovessero pagare. 
Grazie, mormor Isabelle. Le dita fredde della bambina sfiorarono le sue mentre sfilava la mano dal cappio. 
Mi dispiace, sussurr Artur. Non aveva la forza di cercare tentoni il materasso nell'oscurit, perci si accasci sul pavimento e stese le gambe. All'improvviso sent la mano di Isabelle che lo cercava. Trov la sua gamba, si avvicin, gli gett le braccia al collo e lo strinse forte. Aveva appoggiato la guancia al suo collo e Artur sent le lacrime scorrere fino a bagnargli la camicia. Artur, voglio andare via di qui. Ti prego, ti prego, portami via. 
Lui deglut e si impose di non piangere. Mi dispiace, davvero. 
In quel momento realizz che se non fosse stato per lui, quella meravigliosa bambina non sarebbe mai esistita. Forse questo diminuiva leggermente le sue colpe, ma senz'altro accresceva la sua responsabilit di salvare per lo meno Isabelle.

39. 1981, Garmisch-Partenkirchen. 

Era troppo buio, troppo umido e troppo scivoloso. La prima notte di Jesse nella radura risaliva a pi di un anno prima. Erano appena gli inizi di una timida primavera e la luna piena si nascondeva dietro un muro di pioggia. Quella notte nessuno si sarebbe calato dalla finestra. Perci Jesse se ne stava sdraiato, come faceva spesso, con un buco nero nel petto, e ascoltava il rumore della pioggia sul tetto. 
Ogni goccia era come un dardo. 
Toc. Toc toc. Toc toc toc... 
Il rumore delle frecce che si conficcavano nel legno era insieme una minaccia e un sollievo. Anche per gli altri era cos. Nessuno escluso. Era un gioco pericoloso. Un espediente per eccitarsi. Per provare qualcosa, fosse anche solo paura e dolore. 
Lui era come loro. In qualche modo era cos. Al contrario di Mattheo, cui Markus vietava ancora di andare con loro. Adesso aveva un letto e delle persone che assomigliavano a degli amici. A dirla tutta, aveva una nuova vita, forse persino una specie di posto da chiamare casa. Ma il buco nero era ancora l. Riusciva a sentire quella consapevolezza divorarlo, e accrescere le dimensioni del buco. Era come se qualcuno gli avesse precluso la possibilit di avere davvero una vita migliore. 
Quando sent che quella sensazione stava prendendo il sopravvento su di lui, si alz e and nel bagno. Il parquet scricchiol mentre percorreva il corridoio. A destra c'era la porta chiusa a chiave che conduceva alle scale. Di fronte, nel bagno, la luce era accesa. Tre lavandini, tre docce, tre gabinetti, tutti ammassati su un'unica parete. Dall'altro lato spiovente il tetto arrivava a circa un metro e mezzo da terra. 
Jesse sbatt le palpebre di fronte alla luce abbagliante, si ferm in piedi davanti al lavandino centrale e fece scorrere l'acqua fredda sui polsi. Evit di guardare il proprio riflesso allo specchio e si concentr su ci che c'era alle sue spalle. Il suo sguardo si sofferm sul pannello sotto il lato spiovente. Era quasi invisibile, grande all'incirca quanto la finestrella di una cantina, e sembrava un passaggio segreto mal camuffato. Jesse si volt incuriosito. Cosa c'era dietro quel pannello? 
Osserv le quattro viti che fissavano il coperchio alla parete. Un cacciavite gli avrebbe fatto comodo, ma non voleva aspettare. Magari un tappo? Tir fuori il tappo metallico dal lavandino. A un'estremit sporgeva una vite di metallo dalla testa piatta, abbastanza sottile da poter fungere da cacciavite. 
Bast un mezzo giro per staccare il coperchio dalla parete. Era stato fissato all'intercapedine con dei semplici gancetti. Jesse si chin e infil la testa nell'apertura. il tetto spiovente e il rivestimento interno formavano un pertugio triangolare che si inoltrava nell'oscurit sia a destra che a sinistra. L'aria all'interno odorava di muffa e il rumore delle gocce d'acqua sul tetto era ancora pi nitido. 
Jesse si lanci un'occhiata intorno. 
Poi diede le spalle al pertugio, rimise a posto il coperchio dall'interno e riposizion i ganci. La luce del bagno adesso formava una cornice luminosa nell'oscurit. Cominci ad avanzare a quattro zampe e con il cuore in gola. Con un po' di fortuna quel passaggio conduceva oltre la porta sbarrata del corridoio dei ragazzi. E Jesse ci avrebbe scommesso che oltre la porta c'era almeno un altro pannello come quello del bagno. 
Nell'oscurit completa poteva avanzare solo molto lentamente. Ogni tanto sentiva delle ragnatele posarglisi sul viso e spezzarsi al suo passaggio. Con le mani tastava il polveroso pavimento di legno. Probabilmente le aveva gi tutte nere. Aveva gi oltrepassato la porta chiusa a chiave? 
Si ferm. Intorno a lui era buio pesto. Come avrebbe fatto a individuare il prossimo pannello se dall'altro lato non era illuminato? E soprattutto: che ne sarebbe stato di lui se uno dei suoi compagni di stanza avesse spento la luce del bagno? Come avrebbe fatto a ritrovare la strada? 
Decise di tornare indietro. La notte successiva sarebbe tornato con una torcia. Durante il percorso pregust la libert appena conquistata. Quella era la sua via di fuga da Alcatraz, la prigione leggendaria del film che Richard gli aveva raccontato. La prigione pi sicura d'America. E lui, Jesse, aveva solo dodici anni, ma era il pi astuto dei prigionieri, il re delle evasioni. 
Per dove diavolo era finito il pannello, la cornice luminosa? Non avrebbe gi dovuto raggiungerlo? Jesse si ferm, impietrito. Qualcuno aveva davvero spento la luce? 
Si volt di nuovo. Tast con le dita sulla parete. In qualche modo doveva pur essere possibile ritrovare il pannello. Continu ad avanzare carponi, con le dita sempre poggiate sulla parete. A intervalli regolari sentiva delle assi di legno cui era stata applicata una guarnizione. Tra l'una e l'altra stava attento a percepire la presenza di qualsiasi rientranza o nicchia. Finch infine non sent una scanalatura sottile. Sollevato, cerc i ganci agli angoli del pannello, li rimosse e rientr nel bagno. Nello specchio vide il proprio riflesso, un'ombra che si stagliava sulla parete scura. Stava per accendere la luce, quando si accorse che qualcosa non andava. 
Lungo la parete erano allineati quattro lavandini. Non tre. 
Dove diavolo... 
Un rumore nel corridoio lo fece sussultare. Piedi nudi sulle assi di legno. Poi la porta scricchiol. Nel bagno fece il suo ingresso una sagoma alta e slanciata. Nel giro di pochi istanti avrebbe acceso la luce e lui si sarebbe ritrovato l in piedi come un idiota, in mezzo al bagno di qualcun altro. Si avvicin senza far rumore alla figura appena entrata, la cinse con il braccio destro e con il sinistro le port una mano alla bocca. Poi sussurr: Ssshhh!. Un urlo soffocato si infranse sulla sua mano. Quel corpo snello si irrigid per la paura. 
Non ti spaventare!, sussurr Jesse. Non ti faccio niente. 
Nessuna reazione. A parte il battito del cuore. Con la destra poteva sentirne il ritmo rapido e concitato dentro il petto. 
Se tolgo la mano, mi prometti di non urlare?. 
Un timido cenno di assenso. 
Jesse sollev con cautela la mano dalla bocca e sfior dei capelli lunghi. Chi sei? 
Sandra, sussurr la figura. 
Oddio, ma certo! Ecco cos'era successo. Era finito nel corridoio delle ragazze. Dal lato opposto delle scale. Il cuore di Sandra andava ancora al galoppo e di colpo Jesse si rese conto di dove aveva la mano. La spost di scatto e fu felice che al buio lei non potesse vedere quanto era arrossito. 
Io... be', non volevo spaventarti, mormor. 
Jesse, sei tu? 
S. 
Sei impazzito? Che ci fai qui? Come ci sei arrivato? 
Ho scoperto un passaggio. 
Hai presente cosa ti far Messner se ti trova qui? 
E come fa a trovarmi?, chiese Jesse baldanzoso. Quello non salirebbe quass neanche se ci fosse un incendio. 
Sandra rimase in silenzio. A riflettere. Che passaggio?. 
Jesse le afferr il braccio nell'oscurit e la condusse fino alla parete. Devi metterti in ginocchio. 
Sandra tast l'apertura con le mani. La pioggia scrosciava come se volesse sfondare il tetto. Pazzesco, sussurr lei. E sei passato da qui? 
Certo, rispose Jesse, sentendosi di nuovo il re delle evasioni. 
Sandra si infil con agilit nel passaggio. Di colpo, nel corridoio si accese una luce e si sentirono dei passi in avvicinamento. Senza esitare un istante, Jesse scivol nell'apertura, tir su il coperchio e lo richiuse dall'interno. Sssshh, sussurr, senza che ce ne fosse bisogno. Sandra non emetteva il minimo rumore. 
La luce del bagno si accese. Sandra fiss incantata la cornice luminosa intorno al pannello. Un leggero bagliore si rifletteva sul suo viso. Intorno alle labbra la pelle era nera per via dello sporco sulla mano di Jesse e anche sulla sua camicia da notte bianca c'era una macchia scura, in corrispondenza del petto. 
Nel bagno si sent una scoreggia ed entrambi ridacchiarono. 
Poi lo sciacquone, e la luce si spense di nuovo. Si ritrovarono immersi nelle tenebre, circondati solo dal rumore della pioggia scrosciante. 
Hai paura?, chiese Jesse. 
No, rispose Sandra. A Jesse parve uno di quei no che si dicono quando invece si sta morendo di paura. 
Ho sempre pensato che ti fossi calato gi lungo la facciata, invece sei passato da qui, vero? 
No, il passaggio l'ho scoperto da poco. Non le rivel che non aveva idea di quante altre uscite avesse. Poi per gli venne in mente che Sandra poteva pensare che mentisse per farle credere di essersi davvero calato dalla facciata. In realt l'ho appena scoperto. Ancora non so dove porti. 
Per qualche istante rimasero in silenzio nell'oscurit. 
Da pazzi. 
Cosa? 
Tutto quanto. Il passaggio. Tu che ti cali gi dalla facciata. 
Il petto di Jesse minacciava di esplodere di orgoglio. 
Richard sa del passaggio? 
Che c'entra Richard? Ti ho detto che l'ho appena scoperto. 
Pensavo solo che.... All'improvviso Sandra parve in imbarazzo. 
Che cosa?, insist Jesse. 
Niente. 
Adesso me lo dici. 
Io... be'..., cominci Sandra, distogliendo lo sguardo, ...noi stiamo... insieme. 
Jesse deglut. Insieme. Come suonava strano! Stupido e da adulti. L'orgoglio che gli bruciava nel petto fu sostituito dal buco nero, che in realt era sempre stato l e cresceva, cresceva e si allargava. Richard aveva gi tutto ci che desiderava. E adesso anche lei. Era arrivato secondo, maledizione. Non voglio che Richard sappia del passaggio, disse bruscamente. 
Silenzio e pioggia. 
Una corrente d'aria fredda giunse fino a loro da qualche recesso del passaggio e gli accarezz la pelle. Questo  il mio segreto. Anzi... il nostro segreto. 
Okay, disse Sandra a bassa voce. Anche io ho dei segreti. 
Jesse si rilass un po'. Qualcosa in Sandra gli diceva che avrebbe tenuto la bocca chiusa. Che segreti? 
Be', i segreti sono segreti perch non si rivelano. 
Vuoi dire il fatto che sai danzare?. 
Lei tacque. 
Come hai fatto a diventare cos brava?. 
Trovi che io sia brava?, chiese lei a bassa voce. 
Meravigliosa, si lasci sfuggire Jesse. Un istante dopo si sent il viso in fiamme e fu di nuovo grato all'oscurit che lo circondava. 
Non pensi che io sia... indecente?. 
Jesse cap al volo il perch di quella domanda. No, ment. Non avrebbe commesso di nuovo l'errore di definirla eccitante. Non era necessario dire sempre come uno si sentiva. Soprattutto non voleva che lei si sentisse sporca. Lui sapeva cosa voleva dire. Assolutamente no. 
Ci fu un altro momento di silenzio, ma il sollievo di Sandra era palpabile. 
L'ho imparato da mia mamma, rivel infine. A danzare, dico. 
Nella mente di Jesse balenarono le immagini del palco di un grande teatro, tutto bianco, pieno di colonne e sculture. E dove danzava lei?, chiese curioso. 
Sandra tacque pi a lungo del solito. 
 ancora viva?, chiese infine Jesse, anche se aveva gi intuito la risposta. Nella sua mente vedeva gi Sandra scuotere la testa. 
 morta. 
E tuo padre? 
Se ne  andato. Un sacco di tempo fa. 
Silenzio e pioggia. Di nuovo. 
E tu?, sussurr Sandra. Cosa  successo a tua madre?. 
Sapeva che quella domanda sarebbe arrivata, prima o poi. La temeva. Aveva tentato di evitarla. E invece adesso era l. E anche quella maledetta cartolina, il cappotto marrone, le gambe che spuntavano da sotto l'orlo. 
Jesse deglut.  morta. Come la tua. 
Mi dispiace, disse Sandra. 
 stata uccisa, gli sfugg. 
Dio mio. E da chi?. 
Per un attimo Jesse prov l'impulso di raccontarle tutto. I suoi pochi ricordi, quello che aveva saputo da suo padre, tutto. Invece tacque. Forse perch aveva paura di arrivare a raccontare cosa era successo dopo. Non voleva affondare le mani nella sporcizia. Quella era una faccenda tra lui e suo padre. Una cosa che nessuno poteva capire senza averlo conosciuto. L tutti quanti pensavano che suo padre non fosse altro che un ubriacone e Dio solo sapeva cos'altro. Ma no, quello era il suo segreto. Alla fine non aveva raccontato a Sandra nemmeno di sua madre. 
Lui ... in prigione? 
Intendi il colpevole? 
L'assassino. Quella parola suonava ancora pi mostruosa pronunciata da qualcun altro, pens Jesse. No.  morto, disse, intendendo dire che gli sarebbe piaciuto vederlo morto. 
E tu sei contento? Che sia morto, intendo. Io credo che lo sarei. 
No, rispose istintivamente Jesse. Lui non era ancora morto. Quando fosse accaduto, allora lui sarebbe stato contento. 
Io sarei contenta, disse Sandra. La sua voce adesso era pi vicina. Jesse sentiva il suo respiro caldo sul viso. Ti ammiro, sussurr. 
E perch? 
Be', se qualcuno avesse ucciso mia madre io avrei voluto vederlo morto. Ma tu dici che non sei felice che lo sia. Non conosco nessuno capace di vederla alla stessa maniera. Davvero, nessuno!. 
Jesse era un po' confuso da quel fraintendimento. All'improvviso sent le dita di lei che lo cercavano incerte, gli sfioravano la fronte, poi il naso e le palpebre, fino alla bocca. Sent l'odore del suo respiro. Dentifricio e latte. Le sue dita gli lasciarono un po' di polvere sulle labbra. Tutto a un tratto sent qualcosa di morbido e compatto premergli sulla bocca. Per una frazione di secondo, il battito d'ali di un uccello, le loro labbra parvero incollate, impossibili da separare. Era una sensazione strana e nuova e allo stesso tempo cos chiara nitida che qualcosa dentro di lui si illumin, come se in quel singolo istante tutta la sua vita dovesse cambiare. 
Appena un secondo dopo aver staccato le labbra l'una dall'altro, cominci a provare dolore. 
Il silenzio dur troppo a lungo. Il silenzio di lei. E anche il suo. 
Scusami, bisbigli infine lei. 
Perch? 
Io... questo rimarr il nostro segreto, okay?. 
Jesse non sapeva quale fosse la risposta giusta da dare. 
Io sto con Richard. 
Richard. Come aveva potuto dimenticarlo? 
C'era qualcuno che era meglio di lui. 
Quelli come Richard avevano tutto ci che volevano. 
Per possiamo lo stesso incontrarci qui e parlare, vero?. La voce di Sandra suon nervosa, come se temesse una risposta negativa. Magari venerd, la prossima settimana?. 
Quasi tutto!, pens Jesse. Aveva quasi tutto.

40. Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 00,14.
 
L'odore nella loro stanza lasciava intuire che nessuno accendeva il riscaldamento da tempo. I muri erano impregnati di umidit, che si era diffusa fino al letto. La puzza di muffa persisteva, anche se il materasso era asciutto. Jesse si chiese da quanto tempo Kristina non vivesse pi l. 
Si sedette sul bordo del letto. Solo una delle due lampade da comodino era accesa, attraverso il paralume giallo la luce proiettata sulla parete verde aveva un aspetto quasi venefico. Jesse aveva staccato l'altra lampada per mettere in carica il cellulare. Adesso doveva solo aspettare. Il riflesso del suo viso era un'ombra giallognola sul display spento. Continuava a pensare a Isa. Gli torn in mente il leoncino di pezza, quindi prese la sua borsa e stacc il portachiavi dall'anello. Accarezz le ciocche della criniera con il pollice. 
Il cellulare emise un suono. Jesse infil il leoncino nella tasca dei pantaloni e inser il codice PIN. In un angolo dello schermo comparve il logo del suo operatore mobile, con accanto cinque puntini. 
Allora?, chiese Jule. Era seduta su una sedia di legno accanto al cassettone ed era agitata quanto lui. 
Niente. Nessun messaggio, nessuna chiamata persa. Jesse si massaggi il collo. Dietro le tempie sentiva montare un gran mal di testa. Ed  un bene o un male? 
Se il tizio di prima  il rapitore, ormai sa che siamo qui. Ma trovo strano che non si faccia vivo. La cosa pi logica sarebbe che ti chiamasse per minacciarti. 
Preferirei quasi che lo facesse, almeno saprei qualcosa. 
Forse  per questo che non si fa sentire. 
Oppure non c'entra niente con quel tizio. 
Una coincidenza?. Jule lo guard con aria scettica. Ci credi veramente? 
A dir la verit, no. E tu? 
Io sono una psicologa. 
Che vuoi dire? 
Che gli psicologi credono alle coincidenze ancora meno dei medici. 
Allora perch non si fa vivo?. 
Jule lasci vagare lo sguardo sul dipinto appeso sopra il letto, quello con Adlershof illuminata dalla luce dell'alba. E se non avesse mai avuto intenzione di farsi vivo? Se volesse semplicemente sparire con Isa? 
Ma una volta l'ha fatto. E poi se davvero era l'uomo nella stanza di Artur, perch  ancora qui? 
Hai ragione, i conti non tornano, disse Jule. 
Ma cosa ci guadagna a non farsi sentire? Che scopo ha? 
L'unica cosa che mi viene in mente  la vendetta. Non te la meritavi. Vuole che ti senta in colpa. E non sapere che ne  di Isa  il tormento peggiore di tutti. 
Jesse tacque, abbattuto. Per un bel po' rimasero tutti e due in silenzio a fissare il quadro. 
L'uomo che ti ha colpito davanti alla porta della stanza di Artur, disse infine Jule, ha dimostrato una furia omicida nei tuoi confronti. Voleva fuggire per non essere riconosciuto, ma ha cercato lo stesso di darti un pugno in faccia. Capisci cosa intendo? Non voleva metterti fuori combattimento, voleva solo farti male. 
Jesse le lanci un'occhiata scettica. E ti  bastato questo per capirlo? 
Credimi, per il lavoro che faccio ho assistito a un'infinit di risse tra ragazzi. So riconoscere quando qualcuno attacca spinto dall'odio. Il polacco nel parcheggio, per esempio, sapeva quel che faceva, nonostante probabilmente fosse ubriaco. Il modo in cui ti picchiava era controllato, mirava soprattutto a farti andare via. 
Perci stiamo parlando di rabbia e vendetta, concluse Jesse. 
Ma per cosa? 
 un circolo vizioso. Deve avere qualcosa a che fare con gli anni di cui non ricordo nulla. Quelli prima dell'incidente. 
O magari proprio con l'incidente. Ci deve pur essere una ragione se Markus pensa che tu sia uno psicopatico. 
Ha davvero detto cos? 
Diceva che dovevo farti rinchiudere. 
Okay, disse Jesse, dominandosi a fatica. Basta cos. Sentiva qualcosa ribollire dentro di s. Si alz in piedi talmente di scatto che la ferita al fianco puls dolorosamente. Imprecando, apr la sua borsa da medico e prese due pillole. Questa volta quelle giuste. Voglio che quello stronzo me lo dica in faccia. E scommetto che sa qualcosa su Wolle e su Artur. 
Jule alz le mani per frenarlo. Non credo sia il caso che tu vada da lui cos. 
In che senso cos?. 
Jule gli rivolse un'occhiata eloquente. 
Santo cielo. S! Sono capace di controllarmi. Come il polacco del tuo splendido esempio. 
Il polacco non  un esempio adeguato. Non aveva neanche capito di che si trattasse. 
Benissimo, disse Jesse. Diciamo che far il polacco consapevole. Okay?. 
Jule sospir. Il polacco consapevole pu andare bene. Jesse vedeva chiaramente che l'idea non le piaceva. Ma Jule ormai era coinvolta nella ricerca di Isa pi di quanto lei stessa non fosse disposta ad ammettere. 
Ci misero poco a percorrere la distanza che li separava dal secondo piano dell'ala nord. Nel corridoio che ospitava le aule e gli uffici dei professori si susseguiva una serie di porte tutte uguali. Su una di esse c'era una targhetta di plastica camuffata da ottone su cui era scritto: CUSTODE. 
Jesse si prese un minuto e tent di acquietare il ritmo del proprio battito. Ma era impossibile, perci buss alla porta. 
Nessuno apr e a lui venne quasi da ridere. Era grottesco. Poteva suonare il campanello e bussare a tutte le porte, ma il risultato era sempre lo stesso. Buss di nuovo, pi forte e pi a lungo. 
Quando buss per la terza volta, la porta accanto si spalanc e sulla soglia comparve un viso barbuto e arrabbiato. Cos' tutto questo baccano? Non sapete che ore sono?. Poi l'uomo guard Jesse e ammutol. Socchiuse gli occhi, come se non ci vedesse bene da vicino. Jesse, sei tu? 
Ciao, Alois, disse Jesse. 
Santa merda! Ma non  possibile. Alois usc in corridoio. Era in mutande e dallo scollo della sua canottiera spuntava un folto cespuglio di peli scuri, che continuavano, pi radi, anche sulle spalle e fino al dorso delle mani. Il mento era coperto da una barba brizzolata, invece il cranio era calvo come un uovo. Pos lo sguardo su Jule, che si era fatta un po' indietro. E... santo cielo! Sandra! Quasi non ti riconoscevo. Ti sei tinta i capelli?. Sorrise, sempre con gli occhi socchiusi. Poi si rese conto che loro due erano davanti alla porta della stanza accanto. Cercate Markus? Se ne  andato. 
Andato?, chiese Jesse. 
S, non c'. Verso le dieci e mezzo ho sentito che usciva. Non  pi rientrato. Spost lo sguardo da Jesse a Jule e socchiuse di nuovo gli occhi. Tu non sei Sandra, vero? 
No, lei  Jule, un'amica. Jule, Alois, li present Jesse. Alois porse a Jule la mano e lei la strinse controvoglia. Sembrava che per Alois fosse del tutto normale starsene in mutande e canottiera di fronte a un'estranea. Jesse ebbe il sospetto che potesse persino piacergli. Anche l'orario pareva non disturbarlo. Se volete aspettarlo, indic con il pollice la porta aperta dietro di s, prego. 
Il regno di Alois consisteva in due camere: una stanza da letto e un salotto con angolo cottura. Tir fuori da un frigorifero relativamente nuovo tre lattine di birra, le apr e le poggi sul tavolino maiolicato davanti al divano, facendole tintinnare. Sul tavolino c'era una retina acchiappamosche, malconcia e appiccicosa. Jule si era accomodata su una pesante poltrona decorata con motivi bavaresi. Con un sospiro Alois si sistem sul divano accanto a Jesse e si gratt una coscia. Il riscaldamento era al massimo e tutti e tre divennero paonazzi in viso. 
Che ci fate qui a quest'ora?. Un rapido sguardo obliquo di Alois a Jule conferm il sospetto di Jesse. Lei gli piaceva. Jesse si chiese quanto potesse fidarsi di lui. Era uno di quelli che non vedeva da pi tempo. A sedici anni Alois era sparito per andare a fare un tirocinio, all'epoca non aveva neanche la met dei peli che Jesse gli vedeva adesso. E tuttavia per il momento era l'unico che li avesse accolti con gentilezza. Non riesco a dormire..., cominci a dire Jesse. 
Alois sbuff. Non me ne parlare. Prese una bella sorsata di birra dalla lattina. Neanche io. 
... per via dell'incidente. 
La ferita ti fa ancora male? 
La cosa peggiore  che ancora oggi non so cosa sia successo.  un pensiero che mi tormenta. 
Alois inarc le sopracciglia e gonfi le guance. Be', ma  passato parecchio tempo. In pratica, vuoi chiederlo a Markus? Lui non  molto ben disposto nei tuoi confronti, per via di quel fatto. 
Intendi la faccenda della mensa. 
Veramente la faccenda di Sandra. Alois lanci un'occhiata a Jule, voleva vedere la sua reazione. Era infuriato per Sandra. Ma alla fine.... Fece l'occhiolino a Jule. ...eravamo solo tutti quanti invidiosi. Sogghign. 
 andata cos, Alois. 
 andata cos,  andata cos, lo scimmiott Alois dondolando la testa. Ti prendi la ragazza pi bella e fai finta che sia una cosa da nulla. Davvero insopportabile. 
Jesse sapeva dove stava andando a parare e avrebbe voluto fermarlo. Voleva pensare a qualsiasi cosa tranne che a Sandra. D'altra parte Alois pareva incline alla chiacchiera e forse se lo lasciava parlare abbastanza a lungo gli avrebbe rivelato qualcosa sull'incidente o su quello che era successo prima. 
All'epoca Sandra aveva una catenina. Alois form una V sul suo petto villoso con le dita cicciotte. Gliel'aveva regalata sua madre per il compleanno. Sua madre era.... Guard Jesse e si schiar la gola. ...Be', insomma. Una brutta storia quella di sua madre. Comunque, era andata a fare una nuotata e dopo la catenina non c'era pi. L'aveva persa in acqua. Glielo giuro, disse inclinando il capo e guardando Jule dritta negli occhi, ci siamo tuffati tutti per ripescarla. Tutti. Be', tutti i ragazzi. 
Jule annu cortese. 
Ma nessuno la trov. Poi arriv lui. Alois indic Jesse con la testa. Quattro mesi dopo. E Jesse le ritrov la catenina. E le dico una cosa, Sandra non ha battuto ciglio quando gliel'ha ridata. Ma io la vidi per caso circa mezz'ora dopo, aveva gli occhi rossi e splendenti di gioia. 
Jesse percep lo sguardo di Jule e lo evit. Ripens a quel giorno piovoso nella rimessa. Sandra l'aveva attirato a s tra gli sci e l'aveva baciato. Cos, all'improvviso, come se fosse qualcosa di proibito e dovesse cogliere persino se stessa di sorpresa per farlo. Aveva le guance rosse e lui aveva avuto l'impressione che si aspettasse che da un momento all'altro accadesse qualcosa di brutto. Ma non era successo nulla, avevano soltanto continuato a baciarsi. Pi tardi, Mattheo gli aveva chiesto provocatoriamente dove fosse stato nelle ultime tre ore. In realt lo sapeva bene, era stato lui a spifferarlo a Markus dopo. 
Ma lo sa qual  la cosa pi strana?, domand Alois. 
Jule scosse il capo e si chin in avanti con aria interessata. Per un attimo le pupille di Alois scattarono verso il basso, ma la scollatura del maglione di Jule non era abbastanza profonda perch ne valesse la pena. Be',  successo tutto dopo l'incidente. E dopo l'incidente Jesse in qualche modo aveva dimenticato come si faceva a nuotare. Cos, dimenticato e basta, insieme a tutto il resto. 
Jule aggrott la fronte. 
Strano, vero? Non sa nuotare, ma ripesca la catenina dall'acqua. Qualcuno si  fatto qualche domanda. Ma sa una cosa? Io poi l'ho capito come ha fatto. Disegn un rettangolo nell'aria con le dita e sogghign con aria furba. Una foto.  sceso gi a Garmisch con una foto di Sandra, l'ha fatta vedere a Fliehinger, l'orafo, e ha indicato la catenina con il dito. Alois sorrise con aria trionfante. Me l'ha raccontato Fliehinger in persona. L'ha rifatta uguale. Quello che non mi ha detto  dove avesse preso Jesse i soldi. Fiss Jesse con sguardo penetrante. Ma certe cose  meglio non chiederle, vero? 
La catenina non era d'oro, disse Jesse. Sandra se ne accorse, a un certo punto. Fu un po' imbarazzante. 
Per un momento tacquero tutti. 
Jesse vedeva ancora davanti a s la catenina con il piccolo disco dorato e una singola perla. Alla fine Sandra l'aveva indossata anche pi volentieri dell'originale. Persino dopo la separazione. Una volta l'aveva incontrata per caso al panificio francese e ce l'aveva al collo. Aveva tentato di coprirla con la giacca, ma lui aveva notato i due fili dorati che le pendevano dal collo. 
Come hai fatto a pagarla?, chiese Jule 
Suonando il pianoforte. 
Cosa? 
La moglie di Fliehinger era malata, confinata a letto. Prima suonava il pianoforte e le piaceva molto. Io ci andavo una volta a settimana e suonavo per lei. Lei era contenta, e io ebbi la mia catenina. 
Sai suonare il pianoforte?. Alois lo guardava come fosse un extraterrestre. E come hai fatto a imparare? Qui non ce n' mai stato uno. 
Jesse alz le spalle. Sapevo fare solo un paio di pezzi, ma abbastanza bene. 
Alois scosse la testa e guard per un attimo le dita di Jesse, come per verificare che dicesse la verit. Ah, be'. Lasci perdere l'argomento con un gesto della mano. All'epoca pensammo tutti che Jesse le avesse rubato la catenina e poi l'avesse fatta ricomparire. C'era qualche motivo fondato per crederlo. Tutta la faccenda dell'incidente, tu che dicevi che era stato Markus... ma Markus era furioso anche per la faccenda di Sandra e della catenina. 
Ero furioso anche io, disse Jesse, perch lui non voleva ammettere di essere stato lui a colpirmi. Forse non aveva avuto intenzione di sparare, magari era stato davvero un incidente. Ma avrebbe almeno potuto ammetterlo. Invece faceva il codardo. Non ha mai detto nulla. Nessuno di voi ha mai detto nulla. 
Hai pensato che magari non c'era nulla da dire? 
Ti prego!. 
Dico per dire. Perch sei cos sicuro che sia stato lui? E perch non riesci a lasciar perdere queste vecchie storie? Alla fine ti  andata meglio che a tutti noi. Guardati. Medico e tutto quanto. Bei vestiti. Alois indico con due dita il maglione di Jesse, poi si volt verso Jule, le fece di nuovo l'occhiolino e aggiunse: All'inizio non lo sopportavo, davvero. Prima di questa storia era un coglione testardo. Poi  diventato pi cordiale. Be', non sempre. Sogghign e bevve una altro sorso di birra. E non con tutti. 
Onestamente, continuo a non capire cosa sia successo, disse Jule. So solo che Jesse  stato colpito da qualcosa alla schiena. Una freccia, un coltello o che so io. 
Un dardo. Un dardo da balestra. Nessuno ne sa di pi, disse Alois. 
Nessuno dice di pi, lo corresse Jesse. 
Jule guard Alois incredula. Un adolescente viene colpito alla schiena da un dardo da balestra e nessuno sa niente? Un'arma del genere non passa inosservata. Non  che ce ne siano poi cos tante in giro. 
Alois si rigir la lattina di birra nella mano e scrut nel foro di apertura, come se cercasse qualcosa sul fondo. 
Nella rimessa di Artur c'era una balestra, disse Jesse. 
E come mai Artur ne aveva una? 
Non ne ho idea. Richard gli rubava la chiave. 
In che senso gli rubava?, chiese Jule. 
Jesse alz le spalle. Di notte andavamo spesso nella foresta a tirare. Quando c'era la luna piena. 
Con la balestra? 
Gi. Altrimenti non sarebbe successo nulla, mormor Alois. 
E contro cosa tiravate? 
Contro un albero, nella radura. E per divertirci c'era sempre uno di noi che si doveva mettere sotto il bersaglio, davanti all'albero, disse Alois, evitando di alzare lo sguardo. 
Vi tiravate addosso?. Jule li scrut entrambi, sconcertata. 
Non addosso, sempre sopra. 
Nella stanza cal il silenzio, si sentiva solo il termosifone scricchiolare. La retina acchiappamosche dondolava dolcemente nell'aria sempre pi calda. 
Eravamo ragazzini. Adolescenti, si difese Alois. A quell'et si fanno queste cose. Gett indietro il capo e bevve. Quando pos la lattina aveva la barba impiastricciata di schiuma. 
Jule ci mise qualche istante a digerire quella spiegazione lapidaria. Eravamo chi? 
Markus, Richard, Wolle, Alois, Mattheo e io, disse Jesse. 
Mattheo in realt no, solo alla fine, precis Alois. 
Ah, davvero?, chiese Jesse. 
Non ti ricordi la notte in cui venne con noi?, chiese Alois perplesso. 
Jesse aveva gi tentato migliaia di volte di ricordarsi degli eventi di quelle notti, ma l'unica immagine che gli balenava davanti agli occhi era quella di un'orda di ragazzini che andava a tirare nella radura quando c'era la luna piena. Vedeva la balestra davanti a s, i volti pallidi di tutti loro illuminati dalla luce lunare, ma a parte queste immagini non ricordava cosa fosse successo. Dopo era ritornato nella radura da solo, persino di notte, ci aveva passato ore e ore sperando di recuperare i ricordi. Ma tutto quello che aveva ottenuto erano singole immagini slegate, simili a foto mischiate e senza didascalia. Perch la sua memoria lo piantava in asso cos? Accost la lattina di birra fredda alla tempia. Lo stress e il calore della stanza lo mettevano a dura prova. Possiamo aprire la finestra? 
Nel bel mezzo dell'inverno?, chiese Alois sbalordito. Fa un freddo cane. 
Adesso riesci a ricordare?, disse Jule. 
Non della notte di cui parla Alois. Ma so che andavamo sempre l. 
Dopo l'incidente siete mai tornati a tirare?. 
Jesse scosse la testa, seguito da Alois. 
Chi ti ha raccontato di cosa accadeva l?. 
Jesse dovette riflettere parecchio prima di rispondere. Artur. Quando ero in ospedale. 
Artur sapeva delle nostre uscite notturne?, chiese Alois incredulo. 
A grandi linee. In qualche modo l'aveva intuito. Forse aveva anche cavato qualcosa di bocca a Richard. All'epoca lo supplicai di dirmi cosa fosse successo. Lui disse che non lo sapeva con esattezza. Presupponeva che si fosse trattato di un incidente e ha detto che cose del genere accadevano sempre quando si usciva di nascosto, di notte, per armeggiare con oggetti proibiti. Mattheo poi mi ha raccontato meglio in seguito. 
Mattheo, sbuff Alois. Proprio da lui.  venuto una volta, si  cacato sotto, e poi le ha sparate grosse. 
E come sei arrivato alla conclusione che la notte dell'incidente fosse stato Markus a sparare? Anche questo te l'ha raccontato Mattheo? 
Lui, come tutti gli altri, ha giurato che non c'era. Praticamente secondo loro ero andato da solo nella foresta e per spararmi addosso un dardo!. Furioso, Jesse guard fuori dalla finestra e bevve un sorso dalla lattina. La birra gli scese gi per la gola come acqua. Mi ha raccontato solo delle volte precedenti. E che mi ero inimicato Markus. Ricordo ancora che ha detto: Se invece di mirare in alto si punta la balestra contro qualcuno, poi non bisogna sorprendersi che quello perda la pazienza. 
Tu hai mirato contro Markus? 
Mirato s. Tirato no. 
Lui invece avrebbe tirato a te? Ma perch avrebbe dovuto farlo? 
O  stato un incidente, oppure si trattava di Sandra, disse Jesse. 
Cio, secondo te voleva ucciderti perch era innamorato di Sandra? 
Era pi che innamorato. 
E tu come lo sai? Da Mattheo? 
Non solo. Anche dopo l'incidente ci siamo scontrati spesso. Per tutta la sua vita Markus non si  interessato a nessun'altra donna se non a Sandra. Credo che sia ancora cos. Vero, Alois?. 
Alois alz lo sguardo dalla lattina di birra vuota. Annu in silenzio. Era ammutolito di colpo. La conversazione aveva preso una piega che sembrava non piacergli molto. Si alz, and al frigorifero e prese un'altra lattina. 
Si ricorda per caso di Jesse che punta la balestra contro Markus, o che gli tira un dardo?, chiese Jule. Dev'essere accaduto la notte in cui c'era anche Mattheo. 
Alois apr la birra e la schiuma fuoriusc dalla lattina.  passato un sacco di tempo, non me lo ricordo pi. E poi tutti puntavamo l'arma contro gli altri. 
Prima avevi l'aria di ricordarti bene tutto quanto, disse Jesse. 
Mi ricordo molto bene che Mattheo  venuto con noi solo una volta. Tutto qua. Per rafforzare la sua affermazione, Alois bevve una lunga sorsata di birra. Poi si asciug le labbra con il dorso della mano. E poi ricordo che Mattheo a volte diceva un sacco di balle. 
Che balle?. 
Alois alz le spalle. Chiediglielo tu. Domani mattina presto verr a consegnare la posta. Se ce la fa ad arrivare con tutta questa neve. 
Ma tu sai qualcosa. Perch non me lo dici? 
 troppo complicato. 
Jesse lo fiss. Non puoi dire sul serio. 
Sai qual  il tuo problema?, disse Alois. Monti sempre su un gran casino per ogni cosa che ti si dice. Per ogni sciocchezza. E poi parti a testa bassa a lanciare sospetti a destra e a sinistra. 
Non sai di che stai parlando, Alois. Ti prego.  davvero importante. 
Se vuoi riuscire di nuovo a dormire, parla con Mattheo. O chiarisciti direttamente con Markus. Io non voglio mettermi in mezzo. E adesso fammi andare a dormire. 
Sconcertato, Jesse fiss Alois che si alzava in piedi. Con la sola biancheria addosso pareva una figura inerme e stoica. Una montagna con la testa calva che all'improvviso aveva deciso di chiuderla l. Il muro, pens Jesse disperato,  pi impenetrabile di prima. Tutti quanti tacevano per lo stesso motivo. E lui allora puntava il dito su quello dopo. Che a sua volta lo puntava su un altro. 
Come se non fossero stati tutti presenti, pens Jesse furioso.

41. 1981, Garmisch-Partenkirchen. 

Questa volta Mattheo sarebbe venuto con loro. Lo decisero durante la lezione di matematica, scrivendo su foglietti passati di nascosto. Per Jesse era uguale. Lui vedeva solo gli sguardi che si scambiavano Richard e Sandra. Ognuno era uno di troppo. 
Lui e gli altri homie dopo le lezioni dovevano aiutare con i lavori di casa, invece Richard e Sandra, e gli innis, non avevano molto da fare. Richard perch era il figlio del Direx e Sandra perch Dante, il cuoco scontroso, aveva un debole per lei e per la sua danza. Perci invece di darsi da fare in cucina insieme a Jesse, Sandra come al solito scese gi in cantina. 
Poco dopo Dante brontol che doveva andare a prendere qualcosa da bere. La volta sopra le scale della cantina era troppo bassa per lui, perci era costretto a chinarsi e far vedere la pelata tutta sudata circondata dai capelli grigi. La sagoma alta due metri del cuoco, china su se stessa, spar in cantina. 
Furioso, Jesse continu a raschiare via i resti di cibo da una pentola. Con la mente era nel passaggio segreto sotto il tetto. Dopo il loro primo incontro, lui e Sandra si erano visti l di nascosto altre tre volte. Lei non l'aveva pi baciato. Ma dopo soli tre incontri lui era sicuro di conoscere Sandra tanto quanto Richard. Sandra si fidava sempre di pi di Jesse, e piano piano cominciava a provare disagio quando finivano a parlare di Richard, o addirittura interrompeva il discorso di colpo, come quando si trattava di sua madre. 
Per Jesse quegli incontri erano speciali, anche se non come il primo. Gli mancava lo scrosciare della pioggia sul tetto. Per sentire quello che si dicevano avevano dovuto avvicinarsi. Adesso l'unico rumore era l'occasionale scricchiolio delle travi, che gli faceva pensare a un fal all'aperto. Caldo e ardente. 
Ehi, cos la consumi. 
Jesse sussult. Accanto a lui c'era Richard, con le guance rosa e i capelli umidi, come se fosse fresco di doccia. 
Potresti dare una mano. Faremmo prima. 
Richard alz le spalle mentre Jesse continuava a sfregare furiosamente l'interno della pentola. Grazie, ma ho di meglio da fare. Il suo sorriso lasciava intendere che avesse notato fin dall'inizio gli sguardi che Jesse lanciava a Sandra. 
Non trovi che sia un po' penoso restarsene l a sbirciare da una fessura come un guardone?. 
Il sorriso di Richard scomparve. Prima o poi mi lascer entrare. E poi lo sa che ci sono. Vuole soltanto stare da sola. 
Forse le piacerebbe essere sola per davvero. Finch tu non entri, pu ancora immaginare che sia cos. 
Ma come ti viene in mente? 
Magari me l'ha detto, ment Jesse. 
Detto? E quando? 
Ci capita spesso di parlare, rispose Jesse evasivo. 
Richard sbuff, irritato. Certo, quando non sei impegnato a scrostare pentole. E poi hai sempre addosso lo schifo che ti ha lasciato la tua famiglia. 
Sempre meglio che avere l'alito cattivo, replic Jesse. 
Richard lo fiss. Alito cattivo? 
Ha detto cos. 
Richard divenne paonazzo e strinse i pugni, ma non os avventarsi su Jesse. Jesse ci sapeva fare, Richard nel frattempo era venuto a saperlo, e comunque per quanto riguardava le risse evitava sempre di correre rischi inutili. Aveva altre armi a disposizione. 
Forse invece sei solo ubriaco e pazzo come tuo padre, sibil Richard. Perci te lo ripeto, cos te lo puoi ficcare bene in testa: a lei fa piacere che io la guardi. Lo so meglio di te!. 
Non ne hai la minima idea, disse Jesse senza riflettere. Si sentiva ribollire dentro. 
Semmai tu, idiota. Sei tu che non ne hai idea. A lei piace che la guardi da quella stramaledetta fessura, perch  come sua madre. Si eccita, capisci? 
Cosa... Che vuoi dire? 
Che voglio dire? Che sua madre era una puttana. Danzava di fronte a dei tizi. Nuda. Richard agit il petto in direzione di Jesse e si pass la lingua sulle labbra. 
 una bugia!. 
Me l'ha raccontato lei, brutto pazzo. 
No. 
E invece s. 
No!, grid Jesse, fuori di s, scagliando la pentola nell'armadietto di ferro che ospitava quelle gi lavate. Il fracasso fu assordante e l'acqua sporca schizz ovunque. 
Richard si tir indietro, pallido ma con un'espressione di trionfo scritta in volto. Sapeva di avere vinto. 
Che diavolo succede?, url una voce. Jesse si volt. Sulla soglia della cantina c'era Dante, con il volto rosso di rabbia e gli occhi febbricitanti. I suoi pantaloni bianchi tutti macchiati gli pendevano storti dai fianchi ed erano allacciati male. 
Jesse li fiss come se fossero un incubo divenuto reale. 
Che diavolo succede qui?, ringhi Dante. Indic l'ammasso di pentole con la sua mano gigantesca. 
Ha perso il controllo, disse Richard tranquillo, indicando Jesse con un cenno del capo. Voleva che lo aiutassi, ma gli ho spiegato che aiuto mio padre tutti i giorni e che questo non  compito mio. 
Dante piant gli occhi in quelli di Jesse. Ripulirai tutte queste pentole, una per una. Le voglio splendenti. Poi quando hai finito le sporchi di nuovo personalmente con i rifiuti della cucina e ricominci da capo. 
Jesse apr la bocca, poi la richiuse. 
Alle spalle di Dante, Sandra stava risalendo le scale, probabilmente spaventata anche lei da quel baccano. In un attimo comprese la situazione, abbass lo sguardo, attravers il locale saltellando leggiadra tra le pozze d'acqua e usc dalla porta, diretta verso l'edificio principale. I suoi capelli biondi, raccolti in una coda, ondeggiarono mentre svoltava dietro l'angolo. 
Posso andare?, chiese Richard. 
Certo che puoi, brontol Dante. E tu, ringhi rivolto verso Jesse, perch te ne stai l impalato? Comincia. 
Cinque ore pi tardi Jesse sal le scale che portavano alla mansarda. Gli bruciavano le mani per tutto quello sfregare, e le braccia gli facevano male dai polsi alle spalle. Ma non era niente a paragone di ci che ribolliva dentro di lui. Poteva accettare che Sandra stesse con Richard, persino che dovesse necessariamente essere cos, perch lei non aveva altra scelta. Era una homie, come lui. Richard era il suo biglietto per andarsene di l. E come tutti i biglietti, aveva un prezzo. Ma perch proprio quello? Non riusciva ancora a crederci. Ma lo sguardo di lei aveva detto tutto. Il suo sguardo e i pantaloni di Dante. Se solo avesse potuto, avrebbe ammazzato tutti e due, Dante e Richard. 
Ma perch aveva deciso di aprirsi proprio con Richard e di raccontargli di sua madre? Cosa ne faceva Richard dei suoi segreti? 
Non appena fu entrato nel corridoio degli homie, Artur Messner chiuse a chiave la porta. Jesse gli lanci uno sguardo carico di odio. And in bagno e si lav di corsa con l'acqua fredda, fece una smorfia rabbiosa allo specchio e si infil a letto. Nessuno disse una parola. Le voci su quello che era successo si erano gi diffuse. Jesse rimase a fissare le luna piena. Nonostante la stanchezza non vedeva l'ora di uscire dalla finestra. 
La radura era una distesa fredda e argentea, l'albero sembrava uno scheletro. Mattheo era eccitato dalla gioia e allo stesso tempo tremava di paura. Batteva i denti e nelle sue mani la balestra tremava cos tanto che nessuno dei suoi colpi and a segno. Jesse gli strapp l'arma dalle mani, tese la corda senza bisogno di aiuto, mir all'albero con aria truce e concentrata, spar, lo colp e ricaric, come in trance. Quando il terzo dardo colp l'albero riabbass la balestra. La sua voce era gelida e lacer il silenzio carico di tensione. 
Scelgo Richard. 
Mattheo sospir di sollievo, mentre Richard si avviava verso l'albero con un'espressione torva e vendicativa. 
E mettiti bene davanti, sibil Jesse. 
Richard impieg pi tempo del normale per posizionarsi con la schiena contro l'albero e il viso rivolto verso Jesse. Era cresciuto e il cerchio pi chiaro sulla corteccia era ad appena quindici centimetri sopra la sua testa. L'espressione cupa lasci il posto a un'ostentata indifferenza. 
Jesse caric la balestra per la quarta volta. Fiss la corda al gancio con un clic. Si sforz di respirare con calma, ma le mani gli tremavano mentre posizionava il dardo. Poi sollev la balestra e prese la mira. Questa volta non ebbe bisogno di immaginare un volto davanti all'albero. Questa volta scrut direttamente il volto di Richard, il punto in mezzo ai suoi occhi. A gente come lui non si rifiutava niente, ma nonostante questo rovinava sempre tutto! 
Richard assomigliava al suo odiato fratello invisibile. Quel maledetto Io migliore che proprio l aveva tolto di mezzo una volta per tutte. 
Ma non era riuscito a ucciderlo. Perch era dannatamente invisibile e nascosto nel profondo dentro di lui. 
Ecco per che adesso aveva di fronte qualcuno come lui, solo che stavolta era fatto di carne e ossa. 
Uno che gli stava tra i piedi. Uno che gli altri preferivano a lui. Uno che pensava di essere migliore. Quelli come lui erano tutti uguali, avevano un abbonamento alla prima fila della vita. E tutti gli altri correvano appresso a gente del genere. Sua madre, suo padre, Sandra... 
Jesse?, disse Markus con voce roca. Devi mirare pi in alto, hai capito?. Lo sguardo di Richard aveva perso tutta la sua indifferenza. Aveva gli occhi puntati sul dardo. 
Cosa si era messo in testa quello stronzetto? Che potesse andare avanti cos per sempre? Che non avrebbe mai dovuto pagare alcun prezzo, per niente? Che potesse continuare a fare come gli pareva? Prendersi tutto ci che voleva? 
Davanti a lui c'era proprio la persona giusta. Quello che gli aveva strappato via sua madre, e suo padre... e Sandra lo voleva... 
Jesse! Pi in alto, maledizione!, disse Markus. 
Se ti fa pena, puoi sempre fare a cambio con lui, ringhi Jesse. 
Di colpo cal di nuovo il silenzio. Il vento soffiava sull'erba della radura. Nel cielo una nuvola copr la luna, togliendo a Jesse la visuale. Vedeva solo due macchie pi chiare, una sopra l'altra. Continu a mirare a quella pi in basso. 
Jesse, grid Richard. La sua voce era carica di paura. Mi dispiace!. 
Jesse non si mosse di un millimetro. Ormai aveva preso la mira. Se non avesse sparato, non sarebbe cambiato nulla. Le cose restavano sempre uguali se non si faceva niente. E alla fine si restava soli. Senza madre, senza padre, senza famiglia, quando invece persone come quella che aveva davanti avevano tutto e se ne fregavano. 
Jesse!. 
Non distingueva pi chi stesse chiamando il suo nome. Non gli importava. 
La nuvola pass, la luna torn a illuminare la radura e lui vide gli occhi di Richard dilatati dalla paura e il suo viso sudato. Tentava di scivolare verso il basso, centimetro dopo centimetro. I suoi vestiti frusciavano contro la corteccia. 
Jesse, ti prego!. 
Di quanti centimetri si era abbassato Richard? Bastavano? Doveva correggere il tiro? Contrasse il dito, intuendo che gli altri avevano istintivamente aperto la bocca, ma non osavano respirare. Richard singhiozz e si abbass ancora. Ti prego! Ti prego, no!. 
Jesse si chiese se anche sua madre avesse supplicato per avere salva la vita. Se Wilbert le avesse lasciato il tempo di farlo. Anche Wilbert era uno di quei tipi da prima fila. Se non venivano fermati, andava a finire che uccidevano qualcuno. 
Aveva di nuovo l'immagine di sua madre davanti agli occhi. No, non l'aveva supplicato. Era troppo orgogliosa. Era splendida. Non miserabile come quell'essere piagnucolante davanti all'albero, che se la faceva sotto dalla paura. 
Premette il grilletto. 
Il dardo part con uno schiocco secco in direzione di Richard. Nessuno ebbe tempo di gridare. La balestra vibrava ancora quando il dardo si conficc nell'albero a un palmo scarso di distanza dalla testa di Richard. 
Dopo quel suono, per molto tempo non si ud altro. 
Forse invece furono solo pochi istanti, ma il silenzio era tale che sembrarono ore. 
Poi Jesse si avvi a passi rapidi verso l'albero. Markus lo segu, allarmato. Richard era seduto per terra, ansimava e piangeva. Jesse sper che si fosse pisciato addosso per la paura. Lo fiss dall'alto in basso con occhi di lupo. Non te la meritavi, ringhi. Poi, prima che Markus potesse intervenire, gett la balestra in grembo a Richard. Che gioco di merda. 
Si volt e se ne and, diretto verso la casa. Gli alberi sfilavano al suo fianco, ma non era lui che fuggiva dalla foresta, bens la foresta che fuggiva da lui, il lupo.

42. Mercoled, 9 gennaio 2013. 

La prima luce del giorno filtr attraverso le fessure nelle assi. Artur continu a dormire. In fondo era stato sveglio per la maggior parte della notte. A un certo punto un rumore di passi lo svegli. Brontol e apr gli occhi, ma rimase sdraiato, con le membra rigide e doloranti. 
Scusa, sussurr Isabelle senza guardarlo. Era in piedi sopra di lui, davanti alla finestra sbarrata e armeggiava impaziente con il secchio. La parte del bordo che avevano raddrizzato pareva non entrare nella fessura della vite che aveva scelto. La bocca di Isabelle era contratta in una smorfia di tensione e pareva irritata, come se ci stesse provando da parecchio. I suoi capelli biondi si erano gonfiati in una specie di criniera spettinata che le dava un aspetto audace, davanti al suo viso piccoli granelli di polvere danzavano nell'aria. 
Assomigliava a una piccola leonessa, pens Artur, ricordando suo padre. 
Ma leonessa o no, per il momento aveva deciso di non rivelarle chi c'era dietro tutta quella faccenda secondo lui. Per ora era meglio che non lo sapesse. La priorit era uscire di l. 
Se mi fai spazio provo anche io, propose con cautela Artur. 
Isabelle non reag. Invece premette il secchio con tutte le sue forze contro la capocchia della vite, tentando allo stesso tempo di girarlo e ringhiando con aria truce per lo sforzo. Poi il bordo del secchio scivol stridendo dalla scanalatura della vite. Isabelle perse l'equilibrio e cadde quasi addosso ad Artur. 
Ah, merda!, le sfugg. Fece come per scaraventare il secchio sul pavimento. Artur alz le braccia per proteggersi, anche se l'artrite non gli permetteva movimenti rapidi. Grazie a Dio Isabelle tenne il secchio in mano. 
Ehi, piano, signorina, brontol Artur. 
Isabelle era quasi in lacrime. Ma siamo nella merda per davvero. Potr ben dirlo merda!. 
Ti ho forse rimproverata?, chiese Artur. 
Mamma mi rimprovera sempre quando lo dico. 
Davvero?. 
S. Davvero!, lo scimmiott Isabelle irritato. 
Allora la prossima volta dille che hai incontrato uno che la conosceva da piccola. Quando anche lei diceva merda ogni tre per due. 
Il volto di Isabelle si rischiar leggermente. Sul serio? 
Sul serio, disse Artur. Poi aggiunse: E poi quando le cose vanno veramente di merda, bisogner pur dirlo, no? 
Viti di merda, disse Isabelle. Secchio di merda, rapitore di merda, giornata di merda, soffitta di merda.... 
...e paura di merda, concluse Artur con il pensiero. Al posto tuo, disse poi, lascerei perdere il secchio. Guarda qua. Artur le mostr un piccolo pezzetto di metallo grigio. Questo si  staccato dal fondo del secchio. 
Isabelle tir su con il naso e osserv il frammento di metallo aggrottando la fronte. 
Dividiamoci i compiti, disse Artur. Tu con le tue orecchie buone ti metti in ascolto per sentire se arriva qualcuno. E io provo a tirare fuori queste viti. 
Isabelle annu e lasci libero il posto davanti alle assi. Osserv con curiosit Artur che infilava con le dita tremanti il pezzetto di metallo nella capocchia della vite. Ci entrava. Solo girarlo era pi difficile e spiacevole di quanto Artur avesse pensato. I bordi affilati del frammento del secchio gli tagliarono le dita. Imprec e si ferm. 
Ti fa male?, chiese Isabelle. 
Ci sono cose che fanno pi male, borbott Artur scuotendo la testa. Cos non sarebbero andati da nessuna parte. Mi ridai il secchio di merda?. 
Isabelle sogghign e glielo porse. Artur ispezion l'orlo contorto e spaccato. Quell'affare doveva essere stato usato parecchio per deformarsi in quel modo. Un pezzo del bordo era attaccato solo a un minuscolo spuntone di metallo. Lo afferr tra pollice e indice e prese a ruotarlo finch non si stacc. Adesso aveva una striscia di metallo lunga qualche centimetro. La pieg al centro e ci incastr dentro l'altra scheggia, in modo da ottenere una specie di cacciavite rudimentale con il manico piatto. 
Aveva le guance in fiamme. Quando riusc a tirare fuori la prima vite, la sollev in aria con la punta rivolta verso l'alto. Ta-daaaa!. 
Cool!, sussurr Isabelle. 
Cool. Artur non sopportava quella parola e trovava che non si addicesse affatto al trionfo che aveva appena ottenuto. Trovava orribili tutti quegli anglicismi che ultimamente andavano di moda. Probabilmente all'epoca i ragazzi usavano espressioni come homie o Mr Dee solo perch sapevano quanto gli davano fastidio. Ma a Isabelle avrebbe perdonato qualsiasi cosa. Soprattutto in quelle circostanze. 
Euforico, si dedic alla vite successiva. Ci volle parecchia fatica, ma ebbe di nuovo successo. Dopo un po', la prima asse cominci a staccarsi. La luce penetr nella soffitta. Con loro grande delusione, il vetro era talmente sporco e opaco da non permettere di capire cosa ci fosse al di l. 
Artur continu a svitare. Le dita gli facevano male per lo sforzo, aveva i crampi alle braccia, ma rinunciare era fuori discussione. Quando rimosse la seconda asse, il suo umore vol alle stelle. Per creare un passaggio abbastanza comodo dovevano toglierne ancora una. Si rimise al lavoro, ma per qualche motivo le viti dell'asse in cima erano fissate cos strette che non riusciva a farle venire via. Alla fine ci rinunci. Andava bene anche cos. Lo spazio lasciato dalle due assi era alto una trentina di centimetri e largo come tutta la finestra. 
Potrebbe bastare, borbott, mentre il suo entusiasmo scemava. 
Per che cosa? 
Ascoltami, sussurr Artur a voce ancora pi bassa. Adesso rompo il vetro. Lui potrebbe sentirci, perci dobbiamo fare in fretta. Tu vai per prima. Poi io. Chiaro?. 
Perch io per prima?, chiese Isabelle. Di colpo il piano pareva non piacerle pi molto. 
Tu sei pi veloce di me. Io ti rallenterei e basta se andassi per primo. E poi siamo sul tetto, forse bisogner arrampicarsi. 
Isabelle deglut. Arrampicarsi? 
Sempre meglio che restare qui, no?. 
La bambina annu e tacque, angosciata. 
Artur afferr una delle assi, prese la mira e la sbatt contro il vetro. Al terzo colpo la finestra si infranse. Le schegge precipitarono gi, atterrando sulla neve senza fare rumore. Il vento gelido li avvolse. I bordi frastagliati e appuntiti dell'apertura assomigliavano a delle fauci. Sempre usando l'asse, Artur spazz via in fretta i pezzi di vetro rimasti sul telaio. Si volt a guardare Isabelle, che fissava angosciata la botola nel pavimento. Artur pos l'asse e tese l'orecchio. 
Niente passi, niente grida. 
Solo il fruscio dei fiocchi di neve. 
Fece cenno a Isabelle di avvicinarsi e insieme guardarono oltre il vetro infranto. Il paesaggio era una distesa bianca senza fine. La neve cadeva cos fitta che riuscivano a malapena a distinguere i contorni della foresta a una quindicina di passi di distanza. Quella casa doveva essere immersa nel nulla, pens Artur. Nessuna strada riconoscibile, nessuna luce, nessun palo dell'alta tensione, n abitazioni in vista. Era impossibile capire se dietro la foresta ci fossero delle montagne e, se s, quali. Non c'era alcun punto di riferimento che li aiutasse a capire dove si trovasse la loro prigione. 
 bello alto, bisbigli Isabelle. Aveva appoggiato la fronte su una delle assi e scrutava verso il basso. Le nuvolette di vapore del suo respiro si levavano nell'aria e sparivano in fretta tra i fiocchi. 
Artur dovette darle ragione. Era veramente troppo alto. Aveva sperato di essere a quattro o cinque metri da terra. Sarebbe stato comunque pericoloso, ma la verit era che si trovavano ad almeno sette o otto. 
E adesso?, chiese Isabelle. 
Artur si port l'indice alle labbra. In lontananza si sentiva il tipico suono intermittente di un potente motore diesel che avanzava nella neve. 

43. Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 04,19. 

Isa appoggi la schiena al tronco dell'albero e scoppi a piangere. I rami scuri e spogli si stendevano in tutte le direzioni. Il cielo d'inverno era pallido come il terreno. L'uomo con la balestra sembrava aver messo radici nella terra come una quercia nodosa. Le sue braccia erano cos possenti che riusc a tendere il cavo d'acciaio con una mano sola. Poi prese un rametto appuntito dall'albero e lo infil nella scanalatura scintillante. 
Jesse sent mozzarsi il respiro. Era sdraiato in una fossa, a pancia in su. Voleva alzarsi, correre da Isa, ma un grosso insetto corazzato gli lanci addosso una palata di terra. Il peso lo schiacci sul fondo della fossa. Tese disperatamente una mano verso Isa, ma non riusc a raggiungerla. L'insetto lo fissava dall'alto. Nei suoi occhi morti e inespressivi Jesse riconobbe se stesso. Torn a guardare Isa, terrorizzato. 
L'uomo con la balestra e piedi simili a radici era alto all'incirca come Markus, anzi no, era Markus, e stava puntando la balestra carica contro Isa. Doveva uscire di l, andare a salvarla! Uccidere Markus, se fosse stato necessario. Ma le pareti della fossa si facevano sempre pi alte. Le braccia dell'insetto si moltiplicarono all'improvviso, cos come le pale che aveva in mano. La terra cominci a piovergli addosso, seppellendolo vivo. Si fece tutto nero e lui non fu pi in grado di muoversi n di respirare. Poi qualcuno apr un minuscolo foro nella terra, proprio davanti ai suoi occhi. Era estate, ed era notte. Markus era sempre in piedi sul prato e puntava l'arma contro Isa. La luna brillava come un sole. Jesse preg che il cielo si annuvolasse, forse cos Markus avrebbe mancato il bersaglio. Grid il nome di Isa e di colpo la sua mano calda e pulsante si spost come dotata di vita propria sul suo fianco dolorante. Solo in quel momento Jesse not il dardo conficcato l. 
In quell'istante, la corda della balestra scatt. 
Jesse apr gli occhi. 
Aveva il cuore al galoppo. 
La stanza di Kristina era buia e lui era sdraiato sul fianco. Accanto a lui Jule dormiva e aveva posato la mano sul suo fianco. Lui non os muoversi. La sensazione di quel contatto si diffuse in tutto il suo corpo e per un momento si sent in pace. Poi Jule ritir di scatto la mano. Senza dire una parola, si volt dall'altra parte. Jesse scrut l'oscurit mentre ascoltava il suo respiro. 
Dopo la chiacchierata con Alois erano tornati entrambi in camera, sfiniti. Jesse aveva cambiato la medicazione della ferita e lavato via le macchie di sangue dalla camicia. Jule aveva lavato con il sapone la propria biancheria e la camicia e aveva messo tutto ad asciugare sul termosifone. C'era una coperta sola, e tutti e due si erano messi a letto con il maglione e i pantaloni. 
Jesse sentiva ancora il contatto della mano di Jule. Per un attimo si chiese cosa sarebbe successo se l'avesse abbracciata. Realizz che non indossava le mutande e quel pensiero lo colp come una goccia di cera incandescente sulla pelle. L'istante successivo si ritrov a pensare a Sandra, morta, sul balcone di casa sua al freddo, avvolta solo nel tappeto del salotto. Doveva essere pragmatico. Il medico in lui gli diceva che lei non provava pi alcun dolore. Ma gli sembrava comunque sbagliato. 
Non riusc a riaddormentarsi per tutta la notte. Alle cinque e mezzo si alz e usc come un fantasma, tentando di calmarsi camminando avanti e indietro tra l'edificio principale e la casetta al cancello. Gli sembrava di impazzire di preoccupazione per Isa. 
Nelle ore seguenti pass di nuovo pi volte davanti alla porta di Markus e a quella di Artur. Senza alcun risultato. Anche Mattheo non venne, e data l'ora e la coltre di neve fresca non c'era da meravigliarsi. La posta sarebbe stata depositata in ufficio finch le strade di montagna non fossero tornate agibili. 
Poco pi tardi Jesse incontr Philippa nell'atrio. Aveva in mano una lista di incombenze e serr le labbra in una linea dura. Che macchina aveva Markus? Lei annu con aria scontrosa, rivolta verso la cucina, e borbott che aveva un pick-up Volkswagen nero. Nel cortile posteriore, accanto alla recinzione ad altezza d'uomo che circondava i cassonetti, c'era un Volkswagen Amarok, un fuoristrada a trazione integrale. Intorno al veicolo si era ammucchiata un bel po' di neve, che arrivava fino al logo di Adlershof disegnato sulla portiera. Subito accanto era parcheggiata la Toyota verde di Richard. Entrambe le macchine non parevano essersi mosse quella notte. Tuttavia da uno dei posteggi vuoti partivano delle tracce di pneumatici semicoperte dalla neve fresca. 
Philippa alz le spalle quando Jesse le chiese cosa ne sapesse. L'aveva forse scambiata per la direttrice del parcheggio? Le bastava gi dover badare al vecchio brontolone e a quei furfanti del collegio. 
Alle dieci e un quarto Jesse decise di svegliare Jule. Non sapeva cosa fare e aveva bisogno di parlare con qualcuno. Quando apr la porta la trov di spalle, in piedi davanti al termosifone, nuda, che si infilava le mutandine. Jesse rimase impietrito. Jule gli lanci un'occhiata da sopra la spalla, tir su gli slip e alz le spalle. Non ti preoccupare, entra. 
Confuso, Jesse entr nella stanza e richiuse la porta. Continuando a dargli le spalle, Jule prese il reggiseno dal termosifone, se lo infil e lo allacci con calma. 
Solo quando si volt verso di lui Jesse si accorse di essere rimasto sulla soglia a fissarla. Portava biancheria trasparente. I suoi capezzoli si intravedevano chiaramente sotto la stoffa, ma il suo sguardo fu attirato dalla cicatrice pallida appena sopra l'elastico degli slip. Era una cicatrice tipica delle operazioni all'addome. 
Che c'?, disse Jule. Aveva l'aria esausta e spossata. Non sar la prima volta che vedi una donna in mutande e reggiseno?. Poi si accorse di cosa stesse guardando Jesse. La risata svan e lei si copr istintivamente la cicatrice con una mano. 
No, rispose Jesse, ho solo qualche difficolt a far coincidere questa Jule con la Jule che conosco. 
Lei si infil i jeans e la cicatrice spar. Sono stata per due anni in tourne con un gruppo rock. Ragazzi vivaci. Stanze d'albergo da condividere. Cambio vestiti nel backstage. Tutto il pacchetto. 
Capisco, disse Jesse. Anche se non era sicuro di cosa intendesse con tutto il pacchetto. 
Ma non  come pensi, disse Jule. 
Certo. 
Lei alz gli occhi al cielo. Avevo vent'anni. 
Li ho avuti anche io vent'anni. 
Jule lo guard e parve riflettere su cosa dire, senza per arrivare ad alcuna conclusione. Sei sveglio da molto? 
Da troppo. Jesse si sedette su una poltrona malandata e terribilmente scomoda di fronte al letto. Le raccont concisamente che n Mattheo, n Markus, n Artur si erano fatti vivi. 
Jule, che nel frattempo si era vestita, assunse un'espressione pensierosa. Ho continuato a pensare per tutto il tempo a Markus e al tuo incidente. Non hai detto che pensavi che voi due foste pari? 
Dopo quello che ha raccontato Alois ieri sera, non so pi cosa pensare di Markus, ammise Jesse. 
Ecco,  proprio questo il punto. Forse l'incidente  davvero la chiave di tutto, ma non nel modo in cui pensiamo noi. 
Che vuoi dire? 
E se fin dall'inizio ti fossi sbagliato? Se il responsabile dell'incidente non fosse Markus?. 
Jesse sent una certa ribellione agitarsi dentro di s. Credi che me lo sia inventato? 
Potrebbe anche essere. Uno dei miei professori di psicologia citava sempre Singer. I ricordi sono invenzioni supportate dai dati reali. 
Ma io non ho nessun ricordo. E non mi sono inventato nulla. 
Non hai ricordi concreti per via dell'amnesia. Ma vuoi comunque ricordare e ti sforzi cos tanto di farlo che potresti aver creato qualcosa di simile a un ricordo. C' una psicologa americana, Elizabeth Loftus, che ha condotto uno studio interessante. Ha fatto vedere a dei soggetti adulti delle foto che li ritraevano da bambini, insieme ai loro genitori, durante una gita in mongolfiera. Circa met delle persone di colpo si sono ricordate della mongolfiera, citando persino dei dettagli, anche se in realt non era vero niente. Le foto erano state tutte modificate. 
Jesse inarc le sopracciglia. 
Il nostro cervello  un opportunista, prosegu Jule. Tende a prendere per buone le apparenze e a manipolarle a suo piacimento. Poi siamo noi a dare forma ai presunti dati della nostra coscienza. Di solito lo facciamo aggiungendo dati personali o contenuti emotivi. Per esempio, ci che ci fa paura, oppure qualcosa che desideriamo, come la paura di cadere dalla mongolfiera o la gioia di una bella avventura insieme. Alla fine ne viene fuori qualcosa che non ha pi molto a che vedere con la realt. 
E tu credi che la mia convinzione su Markus sia il risultato di un meccanismo del genere? 
In una certa misura, s. Come dicevamo, in realt non hai alcun ricordo dell'incidente. Ma ti sei costruito una specie di ricordo di rimpiazzo, basato su quello che ti hanno raccontato Artur e gli altri.  come con il cemento. Metti insieme tante pietre e alla fine ottieni un muro. 
Vorresti dire che tutto ci che credo di sapere sull'incidente  falso? 
No, dico solo che potrebbe essere falso. Non che lo sia necessariamente. 
Jesse tacque e tent di riordinare le idee. 
Che ne pensi?, disse Jule. In che modo cambierebbero le cose se davvero non fosse stato Markus? Se lui non c'entrasse davvero nulla con l'incidente? 
Be', se fosse cos, ha avuto degli ottimi motivi per pensare che io fossi pazzo, ammise Jesse. 
Oppure paranoico o vittima di allucinazioni. O semplicemente uno psicopatico. Avevate comunque un rapporto difficile, giusto? Aggiungici il fatto che l'hai sempre ritenuto colpevole, che volevi che ammettesse qualcosa che non aveva fatto. E visto che tu ne eri cos convinto, anche gli altri hanno cominciato a sospettarlo. Persino i suoi amici hanno preso a guardarlo male. Poi c' l'incidente con il coltello in sala mensa e lui perde un rene. E quello che gli ha fatto tutto questo gli porta via anche la donna di cui  innamorato. Mi pare che ce ne siano di moventi, non trovi?. 
Non te la meritavi, mormor Jesse. Sent lo stomaco contrarsi. Tutto questo era frutto dei suoi ricordi sbagliati? Del fatto che aveva accusato Markus ingiustamente? Gli sembrava che la testa gli stesse per esplodere e prov l'impulso di alzarsi e scappare via da se stesso. 
Non puoi farci niente. Jule lo fissava come se fosse fatto di vetro. Fragile e trasparente. Anche se le cose stanno davvero cos. Hai perso la memoria e nessuno ti ha aiutato. Ti hanno lasciato nell'inconsapevolezza. Al posto tuo avrei cercato anche io un colpevole da accusare. 
Questo non mi fa sentire meglio. Jesse si chin in avanti e la vecchia poltrona scricchiol. Poggi i gomiti sulle ginocchia e si strofin il viso. La sensazione che fosse tutta colpa sua, che fino a quel momento era riuscito a reprimere, tutto a un tratto si fece insopportabile. Sent la mano di Jule che gli accarezzava i capelli. Si era avvicinata adesso e lui con la fronte le sfiorava la pancia. Avrebbe voluto correre a nascondersi, seppellirsi da qualche parte! Si tir su cos di scatto che lo schienale della poltrona colp la parete alle sue spalle. La cosa peggiore, disse,  che ho la sensazione di non potermi fidare di nessuno. Men che meno di me stesso. 
Jule gli prese la mano, ma lui la scost. 
Maledizione, ma perch?, disse Jesse. Perch uccidere Sandra? 
Forse per la stessa ragione per cui tanti uomini gelosi uccidono le proprie mogli, piuttosto che permettere loro di andarsene con qualcun altro, riflett Jule. Se non posso averla io, allora non deve averla nessuno. 
Dopo tutto questo tempo?. 
Gli occhi di Jule si posarono sulla finestra, poi sulla porta. Continuava a spostare lo sguardo mentre rifletteva. Sandra  stata qui di recente. Forse il suo ritorno ha scatenato qualcosa. 
E cosa c'entra Isa? 
Serve a farti soffrire. La stessa sofferenza che il responsabile di tutto questo ha provato per tanto tempo. E forse desidera avere una piccola Sandra. Una Sandra bambina  pi gestibile di un'adulta. Pi docile. Solo che.... Jule si interruppe all'improvviso, il suo sguardo, che pareva ravvivarsi a ogni riflessione di colpo si spense di nuovo. 
Cosa? 
Be'... ecco, se davvero le cose stanno cos, allora Isa  in grave pericolo. Non assomiglia solo a Sandra, ma anche a te. Potrebbe ricordargli te. 
Davanti agli occhi di Jesse si materializz l'incubo di qualche ora prima: Markus che sparava a Isa mentre lui assisteva impotente. E Artur?, chiese. Come spieghi la scomparsa di Artur?. 
Jule alz le spalle. Anche lui ha qualche colpa?. 
E lo scomparto del freezer e l'uomo nella sua stanza? Era Markus?. 
Jule fece di nuovo spallucce. Quell'uomo sapeva senz'altro come muoversi qui dentro. Ha fatto le scale di corsa senza esitare, nonostante fossero ripide e scivolose. Questo indica chiaramente che  qualcuno di qui. 
Credi che Alois non volesse parlare per paura di Markus? 
Possibile. Quei due devono aver trovato un accordo, in qualche modo. Jule guard fuori dalla finestra. Fuori la neve continuava a cadere dal cielo. Dove terresti nascosta Isa se fossi in lui?. 
Jesse riflett per un istante. Non qui. 
E se invece dovesse essere qui? Non pu mica fare avanti e indietro da un posto troppo lontano. 
Forse nella casetta al cancello. Ma poi le tracce sulla neve sarebbero troppo evidenti. 
E dove altro allora? 
Da qualche parte in soffitta. O in cantina. Nella parte in fondo. 
Jule annu e lo guard. 
Jesse strinse i pugni. Cominciamo a cercare da l. Dalla cantina. Di colpo tutti i dubbi sulla colpevolezza di Markus erano spariti. A partire dal buco, fino all'ultimo angolo. Poi cercheremo in soffitta.

44. Mercoled, 9 gennaio 2013. 

Oh, no!, sussurr Isa.  lui?. 
Artur rimase immobile. Non riusciva a capire da che parte arrivasse il suono del motore diesel. Scrut febbrilmente la distesa di neve, ma non vide alcun segno di fari. Non si vedeva nulla a parte i contorni della foresta. Il freddo aggred la sua pelle secca e fragile. In basso, i frammenti di vetro avevano formato dei piccoli fori sul manto di neve immacolato. Sarebbe stato sufficiente alzare la testa per notare il vetro infranto, anche se fosse riuscito a fissare di nuovo le assi dall'interno. 
Accanto a lui, Isabelle infil la testa nell'apertura. Le tremavano le labbra. Come lui, anche la bambina osserv la parete. 
L'abbaino era intagliato nel legno scuro verniciato tipico delle regioni alpine. Tra la mansarda e l'ultimo piano correva un cornicione, largo quanto il piede di un bambino. 
Artur deglut. Doveva prendere in fretta una decisione, ma anche i suoi pensieri nel corso degli anni si erano fatti pi lenti, pi faticosi. 
Guard il cornicione, poi Isabelle. No, non c'era altra possibilit. Isabelle doveva andare, e lui restare. Qualsiasi cosa dovesse accadergli. L'immagine dell'uomo insetto gli riport alla mente il ricordo terribile dell'ufficiale nazista, a guerra quasi finita. Ricord come aveva appoggiato la canna della pistola tra i riccioli biondi di suo fratello. Werner si era inginocchiato a due passi di distanza dal punto in cui giaceva suo padre, giustiziato con un colpo alla nuca. L'ufficiale delle SS era stato veloce. Avrebbe potuto aspettare. Dopo aver sparato a suo padre, avrebbe potuto chiedere ancora una volta. Sua madre gli avrebbe detto tutto. Ma non aveva voluto aspettare. Solo dopo aver ucciso anche Werner, aveva concesso a sua madre una seconda occasione di rispondere alla sua domanda. 
E adesso? 
Artur aveva visto cosa faceva un proiettile quando penetrava nel cervello di qualcuno. E aveva anche visto cosa poteva fare un'ascia a un ciocco di legno, al collo di un pollo e anche a un braccio. Se avesse fatto scappare Isa e l'uomo l'avesse trovato da solo nella mansarda avrebbe dovuto patirne le conseguenze. Era questa la sua punizione? Per essere un codardo? Per essersi coperto le spalle e aver taciuto riguardo all'incidente? 
I capelli di Isa sventolavano nella brezza. Artur, che cosa facciamo?. 
Forse dopotutto non era una punizione, riflett Artur. Forse era una specie di prova. Un'ultima possibilit. Strano come cambiasse la prospettiva sulle cose quando il proprio tempo volgeva al termine. Tutto a un tratto ci si sentiva bene. Ci si sentiva puliti. Ma chi lo era davvero? Lui di certo no. Per aveva l'occasione di pulirsi almeno un po' la coscienza facendo qualcosa per la persona di cui aveva contribuito a determinare il destino, prima nel bene e poi nel male. 
Artur!, ripet angosciata Isabelle. 
Un briciolo di redenzione, pens lui. I fiocchi di neve planavano sulla sua testa. Isabelle lo scosse per una spalla. 
Isabelle?. La sua voce assomigli a un gracchiare e Artur si schiar la gola. Si tolse in fretta la giacca e gliela porse. Mettitela. Presto. 
Lei lo guardava senza capire. 
Artur le afferr le spalle, si chin su di lei e parl velocemente, con voce incalzante. Devi scavalcare la finestra. Metti i piedi sulla trave, con le mani reggiti alla decorazione del davanzale. Devi arrivare alla fine del cornicione, dove c' la grondaia. Da l puoi salire sul tetto. Con un po' di fortuna, sulle tegole ci saranno delle traverse e delle barriere in muratura per evitare che la neve scivoli gi. Non perdere l'equilibrio e stai attenta a non far cadere gi la neve, hai capito?. 
Isabelle annu con gli occhi spalancati. Artur non poteva essere certo che avesse capito, ma non aveva tempo per spiegarle meglio. Cerca di individuare un abbaino o un'altra finestra. Magari riesci a rompere il vetro. La mia giacca ti protegger dalle schegge. Oppure, ancora meglio: vedi se riesci a trovare un cumulo di neve alta. 
Di nuovo quello sguardo. Non aveva la minima idea di cosa stesse dicendo. Non conosceva la neve. Ah, questi bambini di citt! 
Il cumulo di neve deve assomigliare a un'onda, deve avere un aspetto morbido e curvo. Evita i cumuli che dalla forma potrebbero avere qualcosa sotto, una carriola, una botte, o roba del genere. E quando trovi il cumulo giusto, allora salta. 
Isabelle spalanc ancora di pi gli occhi. Ma annu, aveva capito cosa intendeva. 
Non saltare con i piedi in avanti, hai capito? Devi atterrare con schiena, braccia e gambe tutte insieme, come se volessi fare un angelo di neve. Lo sai cos' un angelo di neve?. 
Isabelle annu di nuovo. Allarg gambe e braccia. 
La neve attutir la caduta. Per non devi saltare da qui! Qui la neve non  alta abbastanza, questo non  il lato esposto al vento. E poi qui sotto ci sono le schegge di vetro. Pensi di farcela?. 
Perch non vieni con me?, chiese Isabelle invece di rispondere. 
Artur scosse la testa. Guardami. Ti sembro una capretta di montagna? 
No, ma non lo sono neanche io. 
Ma tu sei una leonessa. Una leonessa giovane. 
Isabelle annu e tese le spalle. Per un breve istante regn il silenzio, mentre i due si guardavano. Il rumore del motore adesso era chiaramente pi vicino. 
Isabelle si infil la giacca troppo grande. Artur le arrotol le maniche, tir su la cerniera lampo fino al mento e tent di sorridere. Isabelle gli si gett addosso e lo abbracci con tutta la forza che aveva, togliendogli quasi il respiro. Quanta energia c'era in quella ragazzina! 
Sei il migliore, sussurr lei. Poi lo guard. Il nonno della leonessa. 
Artur sent salire le lacrime agli occhi. Devi andare, disse con voce roca. Sbrigati. E di' a tuo pap di perdonarmi. 
Per cosa?, chiese Isabelle stupita. 
Sbrigati, vai. Artur agit energicamente la mano. 
Mi aiuti?. 
Lui annu, form un gradino con le mani fredde e graffiate dalle viti e si accost alla finestra. La scala del ladro. L'ultima volta che l'aveva fatto doveva essere stato sessant'anni prima. 
Isabelle pos lo stivaletto UGG sulle sue mani e si arrampic sulla finestra. 
Quando arrivi a terra, stai attenta a non farti vedere. Cerca una strada. Non camminarci sopra, ma di lato. E un po' distante. E vai sempre in discesa. Cos arriverai al villaggio pi vicino. 
Isabelle annu un'ultima volta. Ormai era fuori e sembrava in grado di mantenersi bene in equilibrio. Si spost di lato fino a sparire alla vista di Artur. Buona fortuna, Isabelle, sussurr lui. Poi afferr l'asse con cui aveva spaccato il vetro, la posizion davanti alla finestra e ci premette dentro la vite. Il pollice gli faceva male, ma non gli importava. La cosa fondamentale era che l'asse reggesse almeno un po'. Fece la stessa cosa con l'altra. 
Quando ebbe finito, tese l'orecchio. Il motore si era spento e riusciva a sentire lo scricchiolio dei passi sulle tegole. Isabelle doveva essere riuscita ad arrivare alla grondaia e adesso stava raggiungendo l'orlo del tetto. 
Si rese conto di non averle detto che da dentro si sarebbero sentiti i suoi passi. In preda all'angoscia guard la botola, aspettandosi di sentire il rumore di passi da un momento all'altro. Di sentirlo arrivare. Artur maledisse se stesso e si chiese come avesse potuto, tanti anni fa, lasciare semplicemente che le cose accadessero. Forse all'epoca non era stato ancora abbastanza forte da opporsi a quel demonio. 
La paura era come un macigno nel suo stomaco. Cosa gli avrebbe risposto quando gli avesse chiesto di Isabelle? Era meglio restare in silenzio? Dire che si era addormentato e al risveglio non l'aveva pi vista? 
Gemette. Tanto non sarebbe servito a niente. La sua furia si sarebbe comunque abbattuta su di lui. 
Artur chiuse gli occhi. In quel momento, lo sent. 
Un rumore stridente e prolungato, che faceva tremare tutto il tetto. Il rumore di un mucchio di neve che crollava. Non ne era sicuro, ma gli parve di sentire anche un grido. A giudicare dall'intensit del rumore, la neve caduta dal tetto doveva essere parecchia. Una valanga capace di trascinare con s una bambina gi dal tetto e seppellirla. 
Trattenne il respiro e tese l'orecchio. 
Niente. Assolutamente niente. 
Oddio, supplic Artur. Ti prego, fa' che la botola si apra adesso. Fa' che arrivi. Cos Isabelle avrebbe avuto almeno una possibilit.

45. Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 10,51.
 
La strada per la cantina portava dalla mensa alla cucina, ma in quel momento erano in corso le pulizie. Jesse vide per la prima volta dei bambini. Homie. La manodopera a costo zero era ancora una consuetudine. In cucina c'erano un ragazzino pallido con lo sguardo arrabbiato, sui dodici anni, e una ragazzina grassottella, dal viso bello ma sformato, che poteva averne quattordici. Il ragazzino continuava a chiamarla Campanellino, evidentemente per farla arrabbiare. Nelle repliche di lei si percepiva una profonda tristezza. Jesse not che Jule li osservava preoccupata. La ragazza sembrava a pezzi, era come se avesse costruito un muro dietro cui ripararsi. Jule aveva l'aria di pensarla allo stesso modo. 
Alois indossava una divisa da cuoco chiusa fino alla gola. Lanciava ordini bruschi di qua e di l, cosa che trattenne Jule e Jesse dal dirigersi verso la porta della cantina. Si sentivano sui carboni ardenti. Attraverso la porta Jesse vedeva il cranio calvo e lucido di Alois e lo sent ordinare a Campanellino di sfregare meglio il bancone. Infine, Alois emerse dalla cucina. Il suo Buongiorno fu rapido come i saluti della notte precedente, dopodich scomparve nel corridoio. 
Un minuto pi tardi Jesse e Jule scendevano le scale della cantina, accompagnati dallo sguardo curioso del ragazzino. Campanellino invece non pareva interessata a loro. Apatica, continuava a strofinare il piano d'acciaio. 
Jesse e Jule cominciarono a ispezionare sistematicamente la prima parte della cantina, ma constatarono quasi subito che c'erano diverse porte chiuse a chiave. Bussarono a ognuna, senza ottenere risposta. Non sembrava comunque improbabile imbattersi in un nascondiglio in quella zona. L venivano per lo pi ammassate provviste, attrezzi di vario genere, sedie, tavoli o altri arnesi che potevano tornare utili. La porta che conduceva nella parte posteriore della cantina era chiusa a chiave. 
Fine del gioco, mormor Jule. 
Jesse rimase in piedi davanti alla porta, incerto. Bastava un po' di legno a fermarli? Aspetta un attimo, disse. 
In una stanza due porte pi in l trov un piede di porco lungo un'ottantina di centimetri. Senza dire una parola, incastr la punta tra lo stipite e la serratura. Immaginava che Jule avrebbe protestato, invece lei tacque. La porta si spalanc con uno schiocco secco, facendo schizzare schegge di legno ovunque. 
Jule sussult e si guard alle spalle. 
Jesse spinse avanti la porta e si inoltr nelle tenebre. Davanti a lui, se lo ricordava ancora, si apriva un corridoio di circa trenta metri, simile a un tunnel, da cui partivano altri due passaggi, a destra e a sinistra. L'aria fredda gli si fece incontro e l'odore di muffa gli penetr nelle narici. La misera illuminazione della parte anteriore della cantina gettava una luce fioca oltre la porta, sufficiente a individuare un interruttore sulla parete che doveva risalire ai tempi della guerra. Jesse ruot la manopola di bachelite, ma il corridoio rimase buio. 
Sshh, disse Jule toccandogli il braccio. Con l'altra mano indic le tenebre di fronte a loro. 
Che c'?, sussurr Jesse. 
Ho visto qualcosa l dietro. Un luccichio. Debolissimo. 
Sei sicura? 
Poco prima che tu girassi l'interruttore. Come se qualcuno avesse chiuso una porta, o spento una torcia. 
Io non ho visto niente. 
Ma c'era. 
Jesse annu. Okay. Ci serve una luce. Con passi silenziosi e rapidi torn nella stanza dove aveva trovato il piede di porco. Sugli scaffali regnava il caos. Attrezzi, vecchie padelle, prese elettriche, cavi arrotolati alla bell'e meglio, una vecchia affettatrice e diverse casse. Vicino alla porta c'erano due trappole per topi, una aveva la molla ancora innescata, nell'altra c'era un topo morto. Accanto a un flacone di trementina, Jesse trov una torcia scarica. La ruggine si era mangiata le viti dello scomparto delle batterie. 
Maledizione, imprec Jesse a bassa voce. Sent uno scricchiolio alle proprie spalle e si volt. Sulla soglia c'era Jule, che osserv la torcia inservibile nella sua mano. 
E in cucina?, propose. Magari c' qualcosa l. Posso chiedere ai ragazzi. 
Basta che fai in fretta. Non voglio che ci scoprano. Afferr il piede di porco come fosse stato una mazza. Ferro solido e freddo. Era una bella sensazione stringerlo in mano. Ti aspetto alla porta. 
Jule deglut e annu. Quel posto sembrava un gigantesco buco nero. Torno subito. 
Quando Jule torn, gli mostr il suo magro bottino. Niente torcia, solo due accendini e una scatola di fiammiferi. 
Ce li faremo bastare, disse Jesse con aria truce. Gir con il pollice la rotellina dell'accendino, che sput fuori, quasi di malavoglia, un paio di scintille e poi una fiamma misera, lunga circa met del suo mignolo. L'accendino di Jule non era molto meglio. Dov'era la luce che hai visto?, chiese. 
In fondo. Sulla sinistra. 
Andiamo, sussurr Jesse. 
La luce degli accendini aveva un raggio di illuminazione di un paio di metri al massimo e a ogni passo la fiamma rischiava di spegnersi per lo spostamento d'aria. Avanzavano piano, anche se Jesse avrebbe voluto correre. A ogni passo sentivano scricchiolare sassolini e frammenti di malta caduti dal soffitto. Evidentemente nessuno veniva a passare la scopa l sotto. Jesse sent anche una goccia d'acqua sulla fronte. La luce gialla degli accendini si posava su pareti e porte chiuse e faceva danzare le loro ombre. Sulle pareti sopra le loro teste correvano vecchie tubature, in parte corrose e ricoperte di macchie di calcare. Solo uno dei tubi pareva essere nuovo, un cavo di plastica spesso quanto un pollice, di quelli che si usavano per la corrente. Una macchia chiara nell'oscurit. 
E le porte?, bisbigli Jule. Se qualcuno si  nascosto l dentro? 
L'avremmo sentito. Sono cos vecchie che  impossibile muoverle senza far rumore. 
Magari qualcuno le ha oliate. 
Jesse alz lo sguardo sul cavo di plastica grigio chiaro, pulito e nuovo, e dovette darle ragione. Erano arrivati a una prima biforcazione e rimasero in piedi all'incrocio dei passaggi, in una sfera di luce e silenzio. La porta forzata alle loro spalle era un rettangolo di luce fioca, come la via d'uscita lontana di un labirinto. Jesse sapeva che da l c'erano una quindicina di passi in ogni direzione. Era ancora in grado di disegnare una mappa di quasi tutti i corridoi dell'istituto. Che ne pensi?, sussurr. Era qui? O ancora pi indietro?. 
Jule valut la distanza guardandosi alle spalle. Ancora pi indietro. 
Jesse si chin sull'orecchio di Jule, i suoi capelli gli fecero il solletico sul naso. Nel caso la persona che hai visto si sia nascosta da qualche parte nel primo corridoio e tenti di scappare, puoi guardare di spalle e tenere d'occhio la porta?. 
Jule si volt a guardare il rettangolo luminoso dietro di loro. Okay. 
Ripresero ad avanzare, inoltrandosi sempre di pi nella cantina. Jule teneva la mano su una spalla di Jesse per non inciampare, mentre non perdeva di vista la porta. Il corridoio terminava in un incrocio a T, loro svoltarono a sinistra, la direzione in cui Jule aveva visto sparire la luce. Appena girato l'angolo, Jesse si ferm. Non era rumore di passi quello? 
Tese l'orecchio. No. C'era un silenzio perfetto. Si volt, cerco lo sguardo di Jule e si port un dito alle labbra. Poi fece due passi e si ferm di scatto. Sent l'eco dei propri passi. Si volt a guardare di nuovo l'angolo. Chiunque ci fosse l sotto, poteva vedere benissimo dov'erano lui e Jule. Sollev il pollice dall'accendino e soffi sulla fiamma di Jule. Fino all'angolo erano solo pochi passi. Scivol lungo la parete, fino a tornare all'incrocio a T, poi guard la porta d'ingresso forzata all'estremit opposta del corridoio. Sul lato destro si vedeva un'ombra piccola e informe, accostata alla parete, fiocamente illuminata dal rettangolo chiaro della porta. Jesse scatt, nella mano sinistra teneva il piede di porco, nella destra l'accendino spento, ancora incandescente. 
L'ombra si stacc subito dalla parete e corse in direzione della porta. La punta del piede di porco si incastr nel legno di una porta e Jesse si sent strappare la sbarra di ferro dalle mani. L'attrezzo cadde tintinnando sul pavimento. Jesse continu a inseguire l'ombra, che raggiunse la porta con la serratura forzata e gliela sbatt in faccia. Di colpo cal il buio. Jesse continu ad avanzare con le braccia tese davanti a s. Sbatt dolorosamente contro la porta, che si spalanc, rimbalz indietro e lo colp su una spalla. Adesso la luce era spenta anche nella parte anteriore della cantina. Chiunque ci fosse l sotto, era veloce e intelligente. Jesse correva affidandosi solo all'udito, inseguendo il respiro affannoso e il rumore di passi dell'ombra, tenendo le braccia tese e sperando di non andare a sbattere contro una parete. Gli sembrava di percepire il calore del corpo dell'altro, poi gli parve di toccare dei capelli, li afferr e tir. Un grido acuto gli risuon nelle orecchie. Sbatt le spalle contro la parete, abbranc con un braccio la sagoma davanti a lui e si gett a terra. Sent del fiato caldo sul viso. Denti non lavati. Due pugni lo colpirono. Lui respinse le mani, stupito dalla scarsa forza del suo avversario, che schiacci contro il pavimento. Jule, chiam. Vieni. 
Alle sue spalle comparve un chiarore tremolante, poi la luce scomparve di nuovo. 
Jule, qui!. 
Tutto a un tratto sent i suoi passi alle proprie spalle, e la rotellina dell'accendino che scattava accanto all'orecchio. La luce della fiammella guizzante illumin un cespuglio di capelli biondi che incorniciava il volto di una ragazzina. 
Jesse la lasci andare, sorpreso. 
Tu?, si lasci sfuggire Jule. Di colpo la ragazzina smise di divincolarsi e li guard con gli occhi di un animale in trappola. 
La conosci? Chi ?, chiese Jesse. Perch ti nascondi qui sotto?. 
Ssshhh. Non cos forte, lo supplic la ragazzina. Loro sentono tutto. 
Jesse si alz in piedi, confuso. 
L'ho gi vista una volta, bisbigli Jule. In cucina.  scappata in cantina. Pensavo che avesse sgraffignato qualcosa da mangiare o roba del genere. 
E chi sono loro?, chiese Jesse alla ragazzina, che per rimase in silenzio. 
Aha, comment lui. E allora chi sei tu?. 
Ancora silenzio. La luce dell'accendino proiettava sul viso della bambina ombre tremolanti e dalle sfumature arancioni. 
Voglio sapere chi sei, prosegu Jesse. 
Lei si spavent e incass ancora di pi la testa nelle spalle. Charly, rispose controvoglia. A Jesse parve di ricordare di aver gi sentito quel nome. Forse Richard l'aveva nominata? Sei scappata?. 
Charly si tir su e spazz via i sassolini che le erano rimasti sul palmo della mano. Tu sei uno di loro? 
Ti farei questa domanda se lo fossi?, replic lui arrabbiato. Non so neanche chi sono questi loro, maledizione. 
Jesse. Jule gli pos una mano sulla spalla. 
Va tutto bene, disse lui. Perch ti nascondi qui sotto?. 
Tu sei quello che arriva sempre dal corridoio? 
Da quale corridoio? 
Charly lo guard con diffidenza e si ritrasse. Io ti conosco. 
Ti ha visto in cucina quando eri svenuto, bisbigli Jule all'orecchio di Jesse. 
Okay. Una cosa per volta, disse Jesse. Ti chiami Charly e vivi qui. 
Lei annu. 
E ti nascondi qui sotto. 
Annu di nuovo. Solo che questa volta Jesse ebbe l'impressione che la bambina gli nascondesse qualcosa. 
Di chi hai paura? 
Io non ho paura. Di nessuno, disse orgogliosa, anche se nella sua voce c'era una sfumatura di lieve nervosismo. 
E questo tizio che arriva dal corridoio? Chi ?. 
Charly lo fiss come se dubitasse della sua sanit mentale. La fiamma dell'accendino si rifletteva nelle sue pupille. Non lo so. Non lo conosco. L'ho visto solo in una foto. 
Che foto, Charly?  molto importante, davvero. 
Di nuovo quello sguardo curioso, come se trovasse strano che lui le facesse quella domanda. Nell'ufficio del direttore. 
Il cuore di Jesse prese a battere pi forte. Pass mentalmente in rassegna le fotografie nell'ufficio di Richard di cui si ricordava. Ce n'erano diverse, la maggior parte ritraeva tutta la vecchia banda di allora. Ti ricordi dov'era appesa la foto? 
No.  stato un sacco di tempo fa. 
Allora dovremmo tornare a vedere. 
Charly spalanc gli occhi. Poi scosse la testa e si ritrasse ancora, fin quasi a uscire dalla sfera di luce della fiammella, immergendosi di nuovo nell'oscurit. Io non ci vado su, non di giorno. Non quando loro possono vedermi. 
Charly, ti prego.  davvero importante. Devi farmi vedere quella foto. 
Non capisco, sibil, allontanandosi ancora. Non capisco a che serve. 
Ascoltami, Charly. Si tratta di mia figlia.  un po' pi piccola di te, si chiama Isabelle. La sto cercando. Forse  con l'uomo che hai visto qui sotto, capisci? Se hai paura perch sei scappata, io conosco bene il direttore. Richard Messner  un mio vecchio amico. Parler con lui e non ti torcer un capello. 
Charly si morse un labbro. Ogni fibra del suo corpo era in posizione di difesa e i suoi occhi brillavano di lacrime. Qualcosa in lei parve crollare, e non riusc pi a dire altro, o forse non voleva. 
Ehi, Charly, disse Jule con voce dolce. Io sono Jule, ti ricordi di me? Non devi avere paura di noi. Non ti tradiremo. L'altra volta io non l'ho fatto. E non ti faremo niente. Ma  davvero importante. Potresti farmi vedere quella foto?. 
Nessuna reazione. Lo sguardo della ragazzina correva avanti e indietro tra loro due. 
Hai detto che quell'uomo arriva dal corridoio. Mi fai vedere dove?. 
Charly scosse di nuovo la testa, questa volta pi in fretta. 
 perch l c' anche il tuo nascondiglio?, chiese Jule con delicatezza. 
La bambina scosse la testa in preda al panico. Il suo era un attaccamento disperato, infantile, alla speranza di poter dire di no a tutto. All'idea che adesso quegli adulti l'avrebbero fatta finita e tutto sarebbe tornato come prima. 
Okay, Charly. Che ne dici di farmi vedere il corridoio? Solo a me? Jesse rimane qui. 
Lo sguardo di Charly ricominci a spostarsi dall'uno all'altra, come se cercasse di valutare in che rapporti fossero. Alla fine annu, rassegnata. 
Jule le porse la mano e Charly l'afferr, non senza lanciare uno sguardo impaurito a Jesse, come se lui potesse avere qualcosa in contrario. 
Jesse sospir, per met sollevato e per met in tensione. Scambi con Jule uno sguardo d'intesa, poi rimase a guardare le due che tornavano mano nella mano alla porta forzata. La luce dell'accendino le racchiudeva in una bolla gialla e tremolante, che si faceva sempre pi piccola. All'altezza del primo incrocio, Charly tir la mano di Jule. Si fermarono, la bambina si mise in punta di piedi e le sussurr qualcosa all'orecchio. L'accendino si spense. 
Jesse aspett, senza osare accendere la luce. Sperava che Charly si fidasse davvero di Jule. Nell'oscurit il suo cuore sembrava battere ancora pi forte. Non riusciva a togliersi dalla testa l'immagine di Jule e Charly mano nella mano. Immaginava Isa che gli stringeva la sua. 
Alla fine non riusc pi a trattenersi e accese l'interruttore della luce. Il buco nero oltre la porta lo fissava. Da quanto tempo erano sparite quelle due? Cinque minuti? Sette? Gli sembrava un'eternit. Non voleva chiamarle, ma non poteva pi aspettare. Avanz senza fare rumore, tenendo l'accendino davanti a s. In mente aveva solo Isa. Al primo incrocio decise di andare a sinistra. Non avrebbe saputo dire perch. La fiamma dell'accendino era inclinata nella direzione verso cui stava procedendo, come se si trovasse nella canna fumaria di un camino. Una decina di passi, poi qualcosa lo colp. Charly lo urt e gli pass davanti di corsa. 
Charly! Resta qui!. 
Il buio la avvolse come un animale affamato. Sent i suoi passi allontanarsi, poi nient'altro. 
Jule?. 
Sollev l'accendino e avanz fino alla fine del corridoio. La luce illumin un punto in cui una volta si trovava una vecchia e massiccia parete di mattoni. Il muro era stato rifatto di fresco, la calce era nuova, e i mattoni incorniciavano una solida porta di metallo. Era aperta. Davanti c'era Jule, in piedi, che lo fissava. 
Jule. Tutto okay?. 
Lei annu, ma a giudicare dal suo sguardo le cose non erano a posto per niente. 
Dove porta questo passaggio? 
Secondo Charly, alla casetta al cancello, disse Jule con voce impastata. 
Che avete fatto qui sotto per tutto questo tempo? Va tutto bene?. Jule non rispose e Jesse premette un interruttore sulla parete poco oltre la porta. Si accese una fila di lampade. Il corridoio proseguiva dritto allontanandosi dalla casa, evidentemente in direzione della casetta al cancello. Le pareti parevano vecchie e malconce, avevano l'aria di risalire a prima della guerra mondiale. 
Avanti, vieni, disse Jesse. 
Jule lo segu controvoglia. Sembrava in preda al panico, ma Jesse in quel momento non poteva occuparsene. Finalmente avevano una traccia. Avrebbe dovuto ispezionare la casetta molto prima. Che aveva detto Richard? La stavano restaurando? 
Alla fine del tunnel c'era un'altra cantina con sacchi di cemento, assi di legno, attrezzi e una botte. La porta era aperta e ben oliata. Una scala di cemento nudo, anche questa piuttosto nuova, conduceva al minuscolo corridoio del piano terra e al salotto. Jesse spalanc la porta. La stanza era spoglia, le finestre erano coperte dalle tende. Al centro c'era un massiccio tavolo di legno. Jesse rimase impietrito. Alle sue spalle, Jule url. 
Il piano del tavolo era impregnato di sangue fresco. Qualcuno ci aveva annodato una corda intorno. Il legno al centro mostrava alcune profonde tacche. L'aria era satura di odore metallico e tanfo di urina. Il soffitto della stanza, sopra il tavolo, era costellato da una fila di schizzi scuri. Anche il pavimento era cosparso di macchie, interrotte da impronte di piedi. 
Ma nessuna delle impronte usciva dalla stanza. 
Il cuore di Jesse prese a galoppare. Tent di reprimere il pensiero di Isa. Non poteva essere. Non poteva trattarsi di Isa! Tocc il piano del tavolo con le dita tremanti. Il sangue era ancora appiccicoso. Qualsiasi cosa fosse accaduta l, non era accaduta da molto. 

46. 1981, Garmisch-Partenkirchen.
 
Dopo aver puntato la balestra contro Richard, Jesse trascorse il resto della nottata nel passaggio sotto le travi del tetto. Due coperte di lana e un vecchio cuscino gli bastarono, in fondo era abituato a dormire sul pavimento. Prima che gli altri si alzassero rientr nel bagno e si lav. 
A colazione rimase stupito. 
Alois, Wolle, Markus, Mattheo e Richard erano pallidi e silenziosi, ma non lo ignoravano. A parte Richard, che distolse lo sguardo invece di salutarlo, tutti gli altri gli rivolsero un cenno. I loro sguardi erano penetranti, seri, e venati di un certo rispetto, ma forse anche di una repulsione silenziosa. Erano comunque tutti d'accordo. Nessuno avrebbe detto nulla. Qualsiasi cosa significasse. Forse volevano illuderlo di essere al sicuro per poi buttarlo gi dal tetto alla prima occasione. In fondo aveva pur sempre umiliato il principino. Ma d'altra parte, forse qualcuno di loro invece provava una gioia segreta. Anche Richard aveva dei nemici. Di sicuro aveva molta gente che lo invidiava. 
Sul volto di Markus si leggeva persino approvazione. Gli batt la spalla due volte, un comportamento strano per il taciturno Markus. La seconda volta fu proprio mentre entrava Sandra, e Markus volt la testa di scatto. Jesse non capiva come non avesse potuto notarlo prima, ma Markus reagiva alla presenza di Sandra esattamente come lui. A quel punto gli fu chiaro anche cosa dovesse pensare di Richard. 
Sandra si comportava come al solito. Era vivace, allegra, e in qualche modo per sempre riservata. La sala mensa era il suo palcoscenico anche quando non aveva in programma di dare spettacolo. In un certo senso, danzava in ogni momento. E gli altri stavano a guardare. Nessuno alludeva al fatto che lei desiderasse tutte quelle attenzioni, che ne godesse, magari persino che ne avesse bisogno oppure, come aveva detto Richard, che si eccitasse. 
Mentre andavano in classe, lei gli si avvicin e gli rivolse un cenno. Senza dare nell'occhio, Jesse rimase un po' indietro, in modo che nessuno potesse spiarli. 
Stanotte nel passaggio?, sussurr lei con lo sguardo fisso per terra. 
Lui aveva un groppo in gola. Annu. Era una trappola? A mezzanotte, le rispose, tenendo d'occhio gli altri per precauzione. Ma nessuno si era accorto di nulla. 
Grazie, disse lei a bassa voce. 
Solo sentire la sua voce gli fece venire la pelle d'oca. E poi quel grazie. 
Le ore successive parvero infinite, il tempo scorreva lento come resina che esce da un tronco. Jesse studi, mangi, lav i piatti, senza che Dante lo tormentasse o che Sandra si facesse viva. Si infil a letto senza perdersi in chiacchiere e senza manifestare alcuna compassione per Mattheo, visibilmente affranto dall'esito della serata precedente. Non sapeva se avrebbe mai avuto una seconda occasione. In fondo, avevano pur sempre bisogno di Richard, che aveva le chiavi della rimessa. Ma probabilmente Richard ne aveva abbastanza di quel gioco con la balestra. 
Poco prima di mezzanotte Jesse sgattaiol nel bagno, si accert che non ci fosse nessuno, si infil nel passaggio e richiuse il pannello alle proprie spalle. Con la torcia in bocca gatton sotto le travi fino al bagno delle ragazze. E poco dopo mezzanotte qualcuno buss sul pannello. Lui apr e fece entrare Sandra. 
Ciao, bisbigli lei. Di nuovo quella voce. Di nuovo quel tono di ringraziamento. Odorava di latte, ma c'era anche qualcos'altro, un sentore che Jesse non riconobbe. Ma era buono. Eccitante. 
Ripens a Richard, a quello che aveva detto di sua madre. Oddio, forse lei era davvero cos? 
Ciao, rispose con voce roca, richiudendo il pannello. Jesse posizion la torcia sulle assi del pavimento con il fascio di luce rivolto verso l'alto. Il naso di Sandra adesso era un'ombra scura e lunga tra i suoi occhi. La pelle del collo era splendente, su fino al mento, le sue orecchie parevano di velluto e il colore dei suoi lunghi capelli biondi cambiava a seconda dei riflessi di luce. 
Spegni la luce?, chiese lei. 
Jesse scosse la testa. Nel caso si trattasse di una trappola, voleva essere pronto. E poi gli piaceva quello che indossava Sandra: mutandine bianche e una giacca del pigiama celeste leggermente troppo grande. 
Che succede?, chiese lui, sforzandosi di restare calmo. 
Lei sospir. Si sedette a gambe incrociate e si appoggi alla parete. Richard, si lament. 
Mmm, fece Jesse. Si sdrai sulla schiena in un cantuccio del tetto, proprio davanti a lei. Aveva la testa a pochi centimetri dal suo grembo. Quella vicinanza era eccitante, l non esistevano le distanze, soprattutto quando erano seduti uno accanto all'altra e lui adesso non voleva questo. Lanci un rapido sguardo alla pelle chiara delle sue gambe. 
Sandra afferr la torcia per spegnerla, ma Jesse gliela prese di mano e la rimise a posto. 
Ehi, cos puoi vedere le mie mutandine, protest lei a bassa voce. 
E allora? Non sono mica le prime mutandine da femmina che vedo, disse lui tronfio. Non era una bugia, volendo considerare gli incontri amorosi di suo padre nel salotto. 
Lei ridacchi e si sistem meglio la giacca del pigiama tra le gambe. Adesso non c'era pi nulla da vedere. 
Che succede con Richard?, chiese lui con tono disinvolto. 
Sandra esit per un istante e lo guard.Io... lo trovo disgustoso. 
Jesse la fiss, sorpreso. Si era aspettato qualunque cosa. Che Richard le avesse raccontato qualcosa, che lei volesse difenderlo, oppure sgridare lui, Jesse. Ma... disgustoso? 
E perch? 
Be', tu lo conosci, si scherm Sandra. 
Jesse ebbe l'impressione che lei stesse facendo un po' la reticente. Certo che lo conosco, disse. Ma cos' esattamente che trovi disgustoso di lui? 
La sua bocca, confess Sandra. 
In realt Jesse aveva sperato che fosse qualcosa di pi. Involontariamente si ritrov a pensare alle donne che suo padre faceva venire a casa. Molte di loro erano davvero orribili, piene di peli non solo sotto la pancia, ma anche sotto le ascelle, con un odore da far storcere il naso. Ma nonostante questo, suo padre se le faceva. E cosa fa di cos disgustoso con la sua bocca?, indag Jesse. 
Sandra arross come un peperone e distolse lo sguardo. 
Lui sfrutt quel momento per cercare di rubare un'altra occhiata tra le sue gambe. Non riusciva a evitarlo, ogni volta che la giacca del pigiama si scostava un po'. Sent un odore conosciuto, solo un'ombra, ma era inconfondibile. Non osava pensare alla parola che indicava l'origine di quell'odore. Ma suo padre la diceva sempre e anche lui in quel momento la mormor: Fica. 
Jesse sapeva che suonava come una cosa sporca. Anzi, lo era. La bocca gli si secc, era come se fosse rivestita di carta vetrata. 
I loro sguardi si incontrarono. In quel momento lei avrebbe potuto rimettere a posto il pigiama. Ma non lo fece. Rimase seduta, rossa in volto, senza muoversi. Richard aveva ragione. Era eccitata. Si vedeva subito. 
Lui si volt su un fianco e le pos una mano sulla gamba nuda. Lei sussult, ma rimase seduta. Sii gentile, mormor. 
Le donne vogliono che tu le prenda, ma non te lo dicono, gli aveva insegnato suo padre. Jesse non l'aveva mai capito. Tutte quelle botte e quel picchiarsi a vicenda, cosa avevano a che fare con l'esaudire il desiderio segreto di una donna? Per non parlare del fatto che le donne a volte gemevano o avevano persino le lacrime agli occhi. Ma forse era lui che era troppo piccolo. Devi far sentire loro quanto le vuoi, aveva detto suo padre. Era una cosa che le eccitava. 
Gli torn in mente Richard. E il sii gentile di Sandra. Lui era gentile. Molto pi di suo padre. Si alz, per quanto glielo permettevano le travi, poi si mise in ginocchio davanti a lei e avvicin la mano al suo grembo. Lo sguardo di Sandra vacill. Sollev incerta una mano e gli accarezz i capelli. 
No, Richard non aveva tutto! Richard non aveva Sandra, pens Jesse. L'avrebbe persa. 
Sandra spalanc la bocca in un ovale spaventato e sorpreso quando lui le infil le mani nelle mutandine. Era calda sotto il cotone. Era lui ad avere le dita cos sudate? O era umido tra le sue gambe? Era questo che intendeva Richard quando parlava di eccitarsi? L'afferr con entrambe le mani, tirando l'elastico delle mutandine, e prese a toccarla dai fianchi al sedere, mentre Sandra si allontanava. Jesse, no..., gemette. Ansimava ed era bollente in viso. Lui lasci andare le mutandine, gi calate fino alle ginocchia. Poi l'attir a s e le diede un bacio gentile, o per lo meno quello che lui riteneva fosse un bacio. Nessuno gliel'aveva mai insegnato. 
Lei sorrise timidamente. Gli accarezz di nuovo i capelli. Lo attir a s e lo abbracci. Premette la bocca sul suo orecchio. Mi piaci tu. Non Richard. Tu!. Jesse sent tutto il corpo in tensione, dalle orecchie ai lombi. Avrebbe voluto passare cos il resto della sua vita. Tra le braccia di Sandra. Vicino a lei. Ma voleva esserle ancora pi vicino. Si volt leggermente e le slacci il primo bottone del pigiama, poi pass a quello successivo. 
Jesse, no... per favore. 
Non riusciva a slacciare il terzo. Lo strapp con un colpo secco, poi un altro. Jesse, no, ti prego, aspetta. 
Aveva aspettato abbastanza, ogni volta che lei era scesa in cantina e aveva invitato Richard a guardarla e a fare chiss che cos'altro. 
Le strapp il pigiama dalle spalle, pi che pot. La torcia cadde con un gran fracasso sul pavimento e gett una lama di luce sul suo seno nudo, che era completamente diverso da quello delle donne di suo padre. Non era grosso e pesante, ma tondo, sodo, acerbo. L'eccitazione lo sommerse come le acque scure del mare. Premette la bocca su quella di lei, che stava cercando di dire qualcosa, ma lui soffoc ogni suono con la lingua. Per un attimo lei cedette e intrecci labbra e lingua con le sue, suscitando un'ondata di eccitazione nel corpo di lui. Ecco cosa intendeva suo padre. Preso dalla frenesia, la schiacci sul pavimento e le sfil le mutandine fino alle caviglie. Lei agit le gambe, tentando di tenerlo lontano. No. Per favore, no! No!. 
Lui fiss la fessura tra le sue gambe, illuminata brutalmente dalla torcia. Non aveva idea del perch, non sapeva se fosse solo un'intuizione, se era la fessura stessa ad attirarlo o chiss cos'altro. Le scost le gambe e ci infil in mezzo la testa. Niente peli, come le fiche che piacevano a suo padre. Una morbida peluria bionda gli solletic la lingua. Ci fu di nuovo un breve istante in cui lei smise di opporsi. Rimase immobile e gemette, forse era cos che faceva sua madre. E lui? Lui era come suo padre? 
Poi all'improvviso lo tir per i capelli e lui fu costretto ad alzare la testa. Lei chiuse subito le gambe e lui tent con tutte le sue forze di fargliele riaprire. No! No! No!. Non gemeva pi, anzi la sua voce sembrava disperata. Agit le braccia e lo spinse via. La luce della torcia illumin le lacrime che le scorrevano sul volto. 
Jesse ansimava. Perch no? 
Non posso! Perch fai cos? 
Adesso non fare finta di non saperlo. 
Io... cosa? 
Ti prego. E allora Richard, e Dante?. 
Lei lo fiss stupefatta. Che vuoi dire? 
So di tua madre. Con me fai l'innocentina, e invece per Dante e per il principino fai uno spettacolo gi in cantina. 
Che spettacolo?, chiese lei con voce tremante. 
L'ultima volta, quando Dante  venuto su dalla cantina dove c'eri tu, praticamente aveva ancora il cazzo fuori dai pantaloni. 
Continuava a fissarlo sbalordita. 
Jesse si chiese meravigliato da dove gli uscissero quelle parole. Ma da qualche parte arrivavano. Erano l, da qualche parte nel suo cervello, come le parole che aveva imparato e mai usato. 
Cosa sai di mia madre?. 
Jesse esit. Che era una puttana. 
Silenzio. 
Sulle guance di Sandra scorrevano nuove lacrime. E chi te lo ha detto? 
Richard. Gliel'hai detto tu stessa. 
Le labbra di Sandra tremavano. Si copr il seno con la giacca del pigiama e incroci le braccia. Non ho idea di dove tu abbia sentito tutto questo. Il suo petto si alzava e si abbassava mentre parlava. Ma Richard  l'ultima persona a cui avrei detto una cosa del genere. Forse avrei potuto dirlo a te. 
Jesse la guard incredulo. 
E non ho idea di cosa tu intenda con quella storia di Dante. Gli piace come danzo. Ha detto che se volevo esercitarmi potevo farlo in cantina. Forse era ubriaco e mi ha guardata. Non ho idea se abbia fatto qualche schifezza. E non mi importa di quello che passa nella sua testa, o in quella di Richard. O nella tua. 
Jesse rimase seduto, era come se avesse ricevuto un pugno in faccia. Fu sommerso da un'ondata di vergogna. Desider potersi lavare, tornare pulito. Invece rest l e non accadde nulla, sent solo crescere la vergogna, mentre doveva sopportare la vista del volto rigato di lacrime di Sandra. Richard aveva mentito. Forse era stato Mr Dee a dirgli della madre di Sandra. Ma adesso non importava pi. La cosa peggiore era che lui gli aveva creduto, che anche solo per un attimo aveva creduto che Sandra fosse come sua madre. Lui non era come suo padre. O invece lo era? Non si era appena comportato come lui? E non si era forse sentito a suo agio mentre lo faceva? 
Deglut. Sentiva di essere arrivato vicinissimo a fare qualcosa di veramente brutto, come sulla radura, quando stava per sparare a Richard. 
Voglio andarmene, disse Sandra. La sua voce era sottile e vuota. 
Jesse avrebbe voluto implorarla di scusarlo. Ma come poteva scusarlo? E come poteva lui perdonare se stesso? 
Senza aggiungere altro, Sandra si volt e si avvi a quattro zampe verso il bagno delle ragazze. Aveva le mutandine ancora calate e il pigiama le lasciava scoperto il sedere, e anche qualcosa di pi. L'ultima parte che Jesse vide di lei quella notte fu quella che gli aveva tolto il lume della ragione. Non gli rest altro che guardarla, fissarla finch non spar dietro il pannello. 
A quel punto rimase seduto immobile, come paralizzato. 
Per diversi minuti. 
Poi strisci nella stessa direzione e chiuse il pannello dall'interno. 
Aveva voglia di urlare. Di scrollarsi di dosso la sporcizia nella quale era caduto. Nell'oscurit gli parve di vedere suo padre che tendeva una mano verso di lui. Jesse la scost. Ma per quanto ancora ci sarebbe riuscito? 
Ritorn nel corridoio dei ragazzi, sbarr il pannello e con le spalle curve e il cuore pulsante scivol davanti alla finestra della sua stanza. Tutti gli altri dormivano. 
Apr piano la finestra e sal sul tetto. L'aria gelida lo aggred e per un istante lo fece stare meglio. Si cal gi dalla facciata a piedi nudi, come in trance. 
I sassolini del vialetto davanti all'edificio gli si conficcarono nelle piante dei piedi come capocchie di spillo. Aveva i nervi in fiamme come se avesse la febbre alta. Tutto il suo corpo era in subbuglio. Le cellule erano in conflitto l'una con l'altra. Doveva andare alla radura. Avere sotto gli occhi l'albero di fronte al quale l'avevano fatto mettere gli altri. E a cui lui stesso aveva tirato tante volte. Si era appena incamminato quando sent una macchina risalire la strada. La luce gialla dei fari illumin la casa e lui si nascose all'ultimo momento dietro la ringhiera dell'ampia scalinata d'ingresso. 
Stava ansimando e cerc di calmarsi. Chiunque fosse, se ne sarebbe andato presto. E allora lui sarebbe potuto uscire. 
Il motore si spense e Jesse sent sbattere una portiera. Poi il rumore di passi sulla scalinata di pietra, strascicati e stanchi, probabilmente appartenevano a un uomo molto alto. Forse Dante? Ma perch non entrava dall'ingresso posteriore? E poi Dante non aveva la macchina, solo quello stupido motorino. 
All'improvviso suon il campanello. Assomigliava a un segnale di allarme. Uno strepito tagliente e penetrante, che logorava ancora di pi i suoi nervi sovraeccitati. Jesse aveva sempre odiato i campanelli. Riflett se spostarsi, ma il rischio di essere scoperto era troppo alto. Perci rimase dov'era, mentre il campanello continuava a squillare. Alla fine la porta si apr. Che diavolo vuole? Lo sa che ore sono?, brontol una voce scortese. Sembrava quella di Dante. 
Devo vedere Artur Messner. La voce era cupa come quella di un basso e pareva un po' in affanno. Jesse non ne era sicuro, ma pensava di averla gi sentita. 
Allora ritorni domani. 
No. Devo parlargli adesso, insist l'uomo. 
Dante parve esitare. Preso dalla curiosit, Jesse sbirci oltre la ringhiera delle scale. Lo sconosciuto era alto, molto alto, ma non lo vedeva in viso. In compenso, Jesse poteva vedere chiaramente la sua grossa mano carnosa. 
Boccheggi. 
Chiuse gli occhi. 
Li riapr. 
Sul dorso della mano c'era un'inconfondibile cicatrice a forma di mezzaluna. L'ultima volta che l'aveva vista era stato dieci anni prima.

47. Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 12,09. 

L'immagine inquietante della stanza nella casetta al cancello si era impressa a fuoco nella mente di Jule. La sua fantasia si mise subito all'opera per riempire i dati mancanti. Cappi... schegge sul tavolo... schizzi sul soffitto... 
Osserv Jesse toccare il tavolo, vide la pelle dei suoi polpastrelli rimanere appiccicata al sangue per un istante. Inevitabilmente pens a Isa. Era come se il suo cuore volesse rimpicciolirsi, cercare un qualche riparo, ma non ce n'erano. C'era solo quella stanza insanguinata. Fiss il pavimento, le impronte dei piedi, che davano l'impressione che qualcuno avesse barcollato per tutta la stanza. Qualcuno con i piedi grandi, pi grandi dei suoi, di sicuro pi grandi di quelli di Isa. Questo avrebbe dovuto tranquillizzarla? Be', solo se la persona che aveva lasciato quelle tracce fosse stata la vittima. E come aveva fatto ad aprirsi la strada in mezzo al suo stesso sangue? 
Not uno sguardo di Jesse, che stava fissando anche lui le impronte. Avrebbe voluto dirgli qualcosa di confortante, dirgli che Isa di sicuro non era stata l, che stava bene. Ma era come se ci che Charly le aveva rivelato nell'oscurit della cantina le ostruisse la gola. 
Charly l'aveva guidata di malavoglia fino alla porta e aveva girato la chiave nella serratura. Non le aveva rivelato come mai ce l'avesse. Probabilmente l'aveva sgraffignata da qualche parte. E s, negli ultimi giorni si era nascosta nella casetta al cancello. Era riscaldata e l aveva trovato anche un letto. E aveva creduto che nessuno ci abitasse. Finch non era arrivato lui. 
Jule le aveva chiesto chi fosse questo lui. 
Nel buio, Charly aveva abbassato lo sguardo sui propri piedi e le aveva sussurrato all'orecchio: Il tuo amico. Quello che si chiama Jesse. 
Jule era rimasta impietrita. Sperava di aver capito male. Jesse? Sei sicura? 
S, aveva sibilato lei nel buio. 
Jule avrebbe voluto poterla guardare in faccia. L sotto, immersi nelle tenebre, ogni cosa pareva irreale. Ma non osava ricorrere all'accendino. Quando l'hai visto per la prima volta? 
Ieri mattina presto. 
Ieri?. Jule sent rizzarsi i peli sulla nuca. Quanto presto? 
Non lo so. Era presto. 
Era ancora buio? 
Non lo so. Qui sotto non si vede niente comunque. 
Le si mozz il fiato, mentre tentava di calcolare a che ora erano arrivati a Adlershof. Quanto aveva dormito in macchina? Di colpo sent insinuarsi l'impressione che gli avvertimenti di Markus potessero avere un senso. Forse Jesse era davvero imprevedibile. Incontrollabile. E magari persino malato. 
Ovviamente non aveva creduto a Markus quando le aveva detto di aver visto Jesse nelle ultime settimane. Ma ora, dopo quello che le aveva raccontato Charly, tutto le appariva diverso. 
Aveva passato mentalmente in rassegna la casistica dei disturbi della personalit, o almeno quello che ricordava dai suoi studi universitari. Fino a quel momento aveva creduto che Jesse avesse un problema con i suoi ricordi, come conseguenza dell'incidente. Ma per come stavano adesso le cose, non era da escludere l'improbabile ipotesi di un disturbo dissociativo della personalit. Ovvero che forse lui aveva in s anche un'altra personalit che agiva in modo indipendente, secondo princpi morali differenti e con priorit completamente diverse. Jule sapeva quanto fossero rari disturbi dell'identit di quel genere, sebbene nei film e nei libri individui con personalit multiple comparissero spesso, in proporzione molto superiore alla norma. 
Avrebbe voluto fare altre domande a Charly, ma poi era arrivato Jesse e Charly se l'era data a gambe. 
E ora lei era insieme a lui in quella stanza dove era accaduto qualcosa di terribile. Charly lo sapeva? Probabilmente no, altrimenti avrebbe detto qualcosa o avrebbe avuto una reazione ancora pi spaventata. 
Dobbiamo ispezionare la casa, disse Jesse. 
Jule fu distolta di colpo dai propri pensieri. S. Dovevano. Aveva ragione. Ma a quale scopo? 
Io vado a vedere in soffitta. La sua voce era roca e impastata. Colpita nel profondo. Mi occupo anche del piano terra. 
Jule annu, rigida. Era empatia quella? O calcolo? 
Senza aggiungere altro, Jesse si avvi. Lo sent perlustrare il piano terra, poi la scala di legno prese a scricchiolare sotto i suoi passi. Fu colta da un accesso di nausea, aveva bisogno di aria fresca! Ma la porta di casa non era inchiodata con delle assi? Attravers il piccolo corridoio, si spavent quando vide il proprio riflesso sull'anta aperta di un armadio a muro ed entr in cucina. 
I mobili erano bianchi e le maniglie dorate dei cassetti sembravano smerigliate. Sul piano di lavoro c'era un sottile strato di polvere con delle tracce recenti, nel lavandino tutto graffiato gocciolava dell'acqua limpida. Con sua grande sorpresa, Jule non ebbe problemi ad aprire la porta posteriore della cucina. Fu accolta dall'aria gelida ed espir nuvolette di vapore. Sopra di lei c'era la tettoia piatta che copriva il posto auto. Dal lato esterno la porta non aveva maniglie n pomelli, il che spiegava perch non fosse stata chiusa a chiave. 
Inspir avidamente l'aria fresca di montagna e sper che il gelo l'aiutasse a schiarire le idee. Che diavolo doveva fare? 
La neve continuava a cadere e il terreno sotto la tettoia era un rettangolo scuro in mezzo al panorama imbiancato. Sul retro del parcheggio si era formato un cumulo informe di neve. Jule lo fiss soprappensiero, finch non si rese conto che qualcosa non tornava. Da dove arrivava quel cumulo? La tettoia per le auto era piatta, la neve non poteva essere caduta gi da l. 
Incuriosita, si avvicin al cumulo bianco e oblungo e scrut la facciata perfettamente perpendicolare della casetta al cancello. La neve non poteva venire neanche da l. Sarebbe dovuta scivolare di lato lungo gli spioventi del tetto. 
Poi lo sguardo le cadde sulla pala appoggiata alla parete, tra la porta e i cassonetti dell'immondizia. Aveva il manico alto quasi quanto un uomo e sulla lama c'erano dei resti di neve. Tese con cautela la mano e pass un dito sopra il cumulo. La neve era morbida, come se fosse appena caduta. Sotto invece sembrava pi compatta. Guard in alto. I bordi della tettoia erano sgombri, come se qualcuno avesse tolto la neve da l con l'aiuto della pala. All'improvviso l'aria fredda non le sembr pi limpida e rinfrescante, ma raggelante. 
Usando entrambe le mani, scav un buco nella neve. Le dita le si arrossarono e le guance avvamparono. Giunta a qualche palmo di profondit, sent qualcosa di solido e crepitante. Una pellicola nera e sottile, come quella dei sacchi per l'immondizia. Allarg il buco, scost di lato la neve e vide una sagoma indistinta, piuttosto grossa. Continu a scavare febbrilmente, infil l'indice sotto la pellicola rigida e tir finch la plastica non cedette, aprendo un piccolo foro. Tir fuori il sacco tirando con entrambe le mani. Poi vide due occhi opachi sul volto pallido come cenere di un uomo che fissavano il cielo. Un fiocco di neve vortic nell'aria e si pos sulle sue ciglia ghiacciate. Ci volle un momento prima che riconoscesse il morto. 
Era Markus. 
Jule lasci andare il sacco, come se avesse preso la scossa. Barcoll all'indietro finch non sent la parete dietro la schiena. Controll che non ci fosse nessuno nei paraggi. Era sola. A parte Jesse, che stava ancora perlustrando la casa. 
Ma che diavolo stava succedendo in quel posto? 
Jesse. I suoi pensieri si fecero pi chiari e nitidi. Davanti ai suoi occhi si deline l'immagine di Sandra. Sandra, avvolta in un tappeto sul balcone. Congelata. E adesso questo. A che ora si era svegliata quel giorno? Verso le dieci. Jesse era sveglio gi da un bel pezzo. 
All'improvviso, fu come se tutto acquistasse un senso. I due cadaveri nella neve. L'odio di Jesse per Markus. La delusione d'amore di Sandra. Charly che aveva visto Jesse nel passaggio. E Markus che l'aveva visto nel bagno delle ragazze. La testa prese a girarle. Perch mai proprio nel bagno delle ragazze? Markus non aveva detto che Jesse aveva i vestiti coperti di polvere? Quel dettaglio l'aveva colpita in maniera particolare. Adesso si chiedeva se non ci fosse un motivo particolare. Forse usciva da un nascondiglio. O da un passaggio che conduceva a un nascondiglio. 
C'era un Jesse che cercava Isa e un altro Jesse che la teneva nascosta? Ma se fosse stato cos, Isa avrebbe dovuto viaggiare con loro in macchina fino a Garmisch. D'altra parte... Jesse era un dottore e aveva sicuramente a disposizione dei narcotici. Lei non aveva mai guardato nel bagagliaio della Volvo. 
Si stava immaginando tutto? Stava riempiendo i buchi tra i diversi fatti con le sue illazioni? Nelle ultime ore, Jesse le era parso sinceramente disperato. Solo poco prima era seduto di fronte a lei, sconsolato, con la fronte che le sfiorava la pancia. Era cos bravo a mentire? O forse non era cosciente di ci che faceva? 
Lanci un'occhiata alla porta posteriore della casetta al cancello. Poi alla strada. E cominci a correre. 
Il cielo era plumbeo e ghiacciato. L'edificio principale di Adlershof si ergeva fiero e circondato da una miriade di fiocchi di neve. Alle sue spalle, la montagna era sommersa da un manto nevoso. Tra non molto sarebbero stati completamente bloccati dalla neve. La strada che portava dalla casetta al cancello fino alla strada era appena riconoscibile, delle tracce di pneumatici del giorno prima restavano due linee leggere e irregolari. Jule si guard alle spalle, temendo di vedere Jesse precipitarsi fuori dalla casa e inseguirla. Tent di affrettare il passo. Doveva arrivare alla casa. Trovare un telefono, prima che Jesse trovasse lei. 
A ogni passo affondava fino al ginocchio nella neve. Quando raggiunse il vialetto principale di Adlershof era completamente gelata, ma l era pi facile camminare. Alle sue spalle sent il gorgoglio di un motore diesel che si avvicinava, accompagnato dal tintinnio delle catene da neve. Un paio di fari comparvero dietro l'ultimo dosso della strada e fendettero la luce grigiastra del sole. La Toyota verde di Richard Messner. 
Jule si ferm. 
Fece un cenno a Messner e sper che Jesse non la vedesse. Ma nella casetta al cancello tutto taceva. L'edificio se ne stava l, in mezzo alla neve, abbandonato e pacifico. Ma Jesse non doveva aver notato ormai che lei era sparita? Forse stava tornando all'edificio principale attraverso il passaggio. 
La Toyota si avvicin e si ferm accanto a lei con un nitido tintinnio di catene. La neve scricchiolava sotto il pesante SUV. Richard Messner abbass il finestrino e sorrise untuoso. Che ci fa qui fuori vestita cos? Sta cercando di suicidarsi? 
Meno male che  arrivato lei, replic Jule. C' una stazione di polizia da queste parti?. 
Il sorriso di Messner si irrigid. Certo. Perch me lo chiede? 
Qualcuno ha ucciso il vostro custode.  l, dietro la casetta al cancello. 
Per un attimo il volto di Messner si fece del tutto inespressivo, come se non avesse capito neanche una parola di ci che Jule aveva detto. Markus Kawczynski?  sicura?. 
Jule annu. Il cuore le pompava nel petto. La corsa nella neve alta l'aveva sfinita. Le girava la testa. 
Messner slacci la cintura di sicurezza, che si arrotol tornando al proprio posto. Spense il motore e scese dalla macchina. Voglio andare a vedere. Me lo mostri. 
Non credo sia una buona idea, si affrett a dire Jule. L'assassino probabilmente  ancora l. 
Lo sguardo di Messner vol alla casetta. L'ha visto? 
Credo che sia Jesse. E credo che abbia ucciso anche Sandra. 
Per la prima volta Richard Messner parve sinceramente colpito. Le sue guance perfettamente rasate si colorarono di rosso. Sulle spalle del suo cappotto verde si era ammucchiata una coltre di minuscoli cristalli. Sandra  morta? E quando?. 
La prego, dobbiamo chiamare la polizia. 
S, direi che  il caso, mormor Messner, gettando un'altra occhiata alla casetta al cancello. Salga. 
In macchina faceva caldo, ma Jule se ne accorse appena. Il freddo che sentiva veniva da dentro. Si accomod tremando sul sedile. 
Aveva davanti agli occhi l'immagine del viso pallido di Markus insieme a quella del tavolo ricoperto di schegge, e tentava di non chiedersi cosa potesse essergli accaduto. Messner diede gas con cautela e le ruote coperte dalle catene si mossero in avanti. La neve cadeva sempre pi fitta e il cielo incombeva su di loro come se volesse divorarli. Con la mano destra, Richard Messner digit qualcosa sul display del cruscotto e selezion il menu del dispositivo telefonico dell'auto. Con la sinistra teneva il volante che tendeva a sterzare.  sicura che si tratti di Jesse? 
Non lo so. Credo. Una ragazzina l'ha visto arrivare da un passaggio sotterraneo gi in cantina. E l'ha visto anche nella casetta al cancello, sbott Jule. Combacia tutto. Adesso non posso spiegarle, la prego, chiami la polizia, io.... 
Che ragazzina?. 
Jule si blocc un istante e riflett se non fosse meglio tacere il nome di Charly. Ma d'altra parte, la bambina non poteva mica restare a vagare in cantina per sempre. Si chiama Charly. 
Le dita di Messner si irrigidirono sopra il display. Hai parlato con Charly? 
S, si nasconde l sotto, un po' in cantina e un po' nella casetta al cancello. 
Pallido in volto, Messner cominci a comporre un numero di telefono. Jule si appoggi al sedile, sollevata. Finalmente qualcuno ragionevole che chiamava la polizia. 
Dopo tre squilli rispose la voce anziana ma vivace di una donna. S? 
Devi venire, abbiamo un problema, disse Messner. 
Adesso? Dici sul serio? 
S. Assolutamente. 
La donna tacque per un istante. Jule fiss Messner incredula. Chi diavola aveva chia... 
Hai sentito di Wolle Seifert?, chiese la donna. 
No. Che  successo? 
Si  impiccato. Nel suo appartamento, sopra il locale. 
Jule si sent sprofondare. La sera precedente le pass davanti agli occhi come al rallentatore. Jesse che tornava in macchina, visibilmente sconvolto. La sua richiesta di partire immediatamente. Il suo resoconto vago, aveva detto che Wolle non era stato in grado di dirgli nulla. Jesse aveva anche Wolle sulla coscienza? Aveva passato tutto quel tempo insieme a un assassino? Le sue mani furono prese da un tremito incontrollato. Incroci le braccia sul petto per tentare di fermarle. 
Merda, mormor Messner. 
Pensavo che lo sapessi, disse la donna. 
La situazione  totalmente fuori controllo. 
Bene. Arrivo, disse la donna, agitata. Poi chiuse la comunicazione. 
Jule fiss Messner sbalordita. Invece di comporre un nuovo numero, lui riport la mano sul volante. 
Chi era? 
Qualcuno che pu aiutarci, disse Messner. 
E perch non chiama la polizia? 
Per quello c' tempo. Messner teneva lo sguardo fisso sul parabrezza e si mordicchiava le labbra. 
Ma.... 
Lasci fare a me. Sono io il direttore. Non si preoccupi. 
Mi preoccupo invece, ribatt Jule. Se avesse visto tutto quel sangue alla casetta al cancello capirebbe cosa intendo. Sembra... un mattatoio. 
Richard Messner contrasse le mani intorno al volante. Il suo pomo d'Adamo premeva contro il colletto inamidato della camicia con le stelle alpine. Anche se nel frattempo i suoi capelli si erano ingrigiti, assomigliava ancora al ragazzo che Jule aveva visto nelle fotografie in camera di Artur Messner. Mi creda, so di cosa  capace, disse Messner a bassa voce. Il tono untuoso era sparito del tutto. Lo conosco da prima di lei. 
Parcheggi l'auto sul retro della casa, vicino all'ingresso della cucina. Prima che Jule potesse dire altro, Messner scese. Apr il bagagliaio e lei sent l'aria gelida morderle la nuca. Decise di scendere e osserv Messner prendere un fucile da una custodia verde oliva e ispezionarlo con le dita tremanti. Poi lo ripose nella custodia, lasciando per aperta la cerniera in modo da tenere la mano pronta sul grilletto. Venga con me. 
Jule scosse la testa. Non so cos'abbia in mente, ma di questa faccenda deve occuparsi la polizia. 
Il mio non era un invito.

48. Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 12,15. 

I gradini di legno scricchiolarono sotto i piedi di Jesse mentre saliva nella soffitta della casetta al cancello. Ripens a Wolle, a come penzolava da quella trave. Sent un sapore metallico sulla lingua. L'aria era satura di tutto il sangue che c'era al piano terra. Da qualche parte doveva esserci un altro cadavere. E lui temeva il momento in cui l'avrebbe trovato, anche se sapeva di doverlo fare. Con Medici senza Frontiere aveva visto tante volte persone che cercavano il proprio padre, o la madre, o i figli, passare in rassegna file di cadaveri. Tutto a un tratto, i cadaveri diventavano simboli di speranza. Speranza che la persona che si stava cercando fosse ancora viva. 
Le scale terminarono in una specie di botola, che sfociava in un piccolo corridoio con due porte. Apr quella di destra ed entr in una mansarda. Era piacevolmente calda, ma allo stesso tempo gli mozz il fiato. 
C'erano cinque letti allineati e due finestre. Le assi del pavimento erano state verniciate di fresco di un colore rosso scuro e le pareti erano rivestite di una tappezzeria a righe verdi, bianche e marroni. Quella stanza era la copia esatta della sua vecchia stanza all'istituto. Persino le lenzuola erano uguali. L'unica differenza era che gli sembrava tutto molto pi piccolo. 
Chi diavolo aveva arredato quella stanza? E perch? C'erano solo cinque persone per le quali quella stanza avesse significato qualcosa. Escluso lui. Restavano Markus, Alois, Richard, Mattheo e Wolle. Oltre ovviamente a tutti gli altri bambini che avevano occupato la stanza dopo di loro. Ma quelli non contavano. 
Jesse guard in fretta nella stanza accanto, ma la trov completamente vuota. 
Jule!, grid dalle scale. 
Nessuna risposta. 
Stava per scendere e andare a cercarla quando il suo telefono squill. Guard il display e si sent attraversare da una scarica elettrica. Isabelle. 
Rispose e si premette il telefono all'orecchio. Isa, tesoro! Dove sei? Stai bene?. 
Dall'altra parte della linea non ci fu risposta. Jesse sent lo stomaco contrarsi. 
Vuoi vederla?, chiese una voce maschile. 
Chi  lei? Cosa le ha fatto? 
Niente che non avresti fatto anche tu. 
Che... che vuol dire? 
Te l'ho rubata, cos come tu mi hai sempre rubato tutto quanto. 
Chi diavolo  lei? 
E adesso sei rimasto da solo. Come ci si sente?. 
Voglio parlare con mia figlia, subito!. 
Solo come lo ero io. 
Voglio parlare con mia figlia!. 
Certo che lo vuoi. 
Jesse ammutol. Quella conversazione aveva preso una piega strana, era come se parlasse con qualcuno che non aveva alcuna intenzione di rispondere alle sue domande. Qualcuno che in realt stava parlando con se stesso. 
Sei pronto?, chiese l'uomo. 
Per cosa?. 
Non riesco ancora a credere che tu non sappia nulla!. 
Cosa ha fatto a Isa?. 
Non  possibile dimenticare tutto quanto come hai fatto tu. 
Se le ha torto anche solo un capello, la ammazzo con le mie mani. 
Allora vieni. 
Me la passi. Voglio parlare con lei. Poi verr. 
Verrai lo stesso. Faresti qualsiasi cosa per lei. 
Jesse aveva le vertigini per la paura e per la rabbia. Dove devo venire? 
Al confine con l'Austria, sullo Zugspitze. Ehrwald. La casa sul lago Seeben. Per un breve istante cal il silenzio.Devi sbrigarti. E vieni da solo. Altrimenti non la rivedrai mai pi. 
Quelle indicazioni riecheggiarono nella mente di Jesse come se fossero riemerse dal fondo scuro di un pozzo. E la voce al telefono di sicuro non era quella di Markus.

49. 1981, Garmisch-Partenkirchen. 

Bene, brontol Dante scrutando di nuovo nell'oscurit della notte, come per assicurarsi che non ci fossero spettatori indesiderati. Aspetti qui. 
Sbatt la porta in faccia all'uomo e si allontan, presumibilmente per andare a chiamare Artur Messner. 
Jesse era rannicchiato nel suo nascondiglio accanto alla scala, con il cuore al galoppo. 
A neanche tre metri di distanza, c'era l'uomo responsabile di tutte le sue sciagure. Della morte di sua madre, della distruzione della sua famiglia, del miserabile declino di suo padre. Doveva ringraziare lui per ci che era, anzi, per ci che non era. Aveva sognato centinaia di volte di ucciderlo in centinaia di modi diversi, e ogni volta si era svegliato rassegnandosi al fatto che era ancora troppo piccolo e avrebbe dovuto aspettare. Non sapeva neanche dove trovarlo. 
E adesso lui era l. Vivo e vegeto. Suo zio, Wilbert Berg. 
La porta si apr. La voce di Artur Messner era quella di un uomo strappato al proprio sonno, che si aspettava di avere a che fare con uno scocciatore e invece si trovava di fronte qualcuno di profondamente sgradito. Tu?. 
Perch diavolo non mi hai telefonato?, chiese zio Wilbert. 
Perch diavolo avrei dovuto telefonarti? Sono passati dieci anni dall'ultima volta che ci siamo visti, ribatt Messner. 
Perch lui  morto, maledizione, ecco perch!. La voce di Wilbert era roca e spezzata. 
Chi  morto?. 
Per un attimo cal il silenzio. Nel buio riecheggi il verso di una civetta. Una folata di vento scosse la vicina fila di alberi facendo frusciare il fogliame. 
Non lo sai? 
Cosa, maledizione?. A giudicare dalla voce, adesso Messner era del tutto sveglio, impaziente e forse persino irritato. 
Mio fratello Herman  morto. 
Jesse rimase impietrito. Sent che le forze lo abbandonavano, come se di colpo non avesse pi sangue nelle vene. Adesso anche suo padre non c'era pi! 
Aveva sempre saputo che suo padre non sarebbe vissuto a lungo. A ripensarci, gli pareva che avesse fatto di tutto per morire prima possibile. Il suo cervello formul un'immagine: suo padre in una bara aperta, con il viso tirato e indosso l'uniforme splendente. Lui era in piedi davanti alla bara, con un enorme groppo in gola. E allora suo padre apriva di nuovo gli occhi e gli chiedeva che ci facesse l e dove diavolo fosse suo fratello. 
Maledizione, mormor Messner. Quando?. 
Non lo sapevi? 
No. 
Wilbert Berg prese un profondo respiro e cerc di calmarsi. Posso entrare? 
No. Si sent un rumore di passi sulla pietra, poi una serratura che scattava. Probabilmente il direttore era uscito chiudendosi la porta alle spalle. 
Perch sei venuto?, chiese Messner, adesso sussurrando. 
Voglio essere sicuro che non ci siano problemi. 
Perch? Perch Herman  morto? Se l' andata a cercare. Oppure  forse.... 
No, no. Infarto. 
Bene. 
E il ragazzo?. 
Jesse sussult. 
Perch dovrebbe creare problemi?, sussurr Messner. 
Forse Herman conservava qualche documento a casa. 
Tacquero entrambi per un istante. 
Me ne stupirei, in quel porcile. Messner scosse il capo, pensieroso. Ma a Jesse non sfugg una leggera nota di inquietudine nella sua voce. 
E se non fosse cos? 
Cosa cambia? I nostri documenti sono a posto. Basta questo. 
E i servizi sociali?. 
Artur Messner sospir. Wilbert, per favore. Capisco che tu sia sconvolto. Tuo fratello  morto,  comprens.... 
Non me ne frega un cazzo di Herman, lo interruppe Wilbert, irritato. Herman era un maiale.... 
Sei tu il maiale, pens Jesse. Strinse i pugni, conficcandosi le unghie nel palmo della mano. Resistette all'impulso di scagliarsi addosso a suo zio. Per il momento, non aveva alcuna possibilit contro quel gigante. 
Wilbert, i documenti sono al sicuro. La Wisselsmeier li ha gi depositati in archivio e resteranno l ad ammuffire per l'eternit. Artur Messner ridusse di nuovo il tono di voce a un sussurro. E anche se qualcuno si mettesse a frugare l in mezzo, quanto a fondo dovrebbe scavare prima di realizzare che c' qualcosa che non va? 
Sei sicuro?. 
Messner sospir di nuovo. Se devo essere sincero.... 
S. Lo apprezzerei. 
...il maggior fattore di rischio sei tu. Presentarti qui nel cuore della notte.... 
Abbiamo tutti parecchio da perdere. Soprattutto il ragazzo. 
Il ragazzo sta bene e continuer a stare bene, disse Messner con decisione. 
Gli occhi di Jesse scintillarono nell'oscurit. Odiava quando la gente era convinta di sapere come stava. Soprattutto se si trattava di Artur Messner. Non aveva idea di cosa stessero parlando quei due, evidentemente di qualche affare losco, ma il fatto che riguardasse anche lui lo disturbava profondamente. 
Potrei fare un salto da Herman e dare un'occhiata, propose Wilbert. 
Non ci pensare neanche, rispose bruscamente Messner. Mettiti in macchina e torna da dove sei venuto. E tutto rester com'. 
Wilbert brontol, contrariato, poi si sent un fruscio, come se si stesse grattando. Mi chiami se succede qualcosa? 
Ho buttato via il tuo numero di telefono. 
Silenzio. 
Sempre amici, eh? 
Ex amici, disse Messner. 
Wilbert si volt, scese i gradini due alla volta e sal in macchina senza dire una parola. Jesse non osava sporgersi. I fari dell'auto lampeggiarono. Sent il motore accendersi, dal suono doveva essere una vecchia macchina da quattro soldi. Le ruote stridettero quando fece rapidamente inversione. Il fascio di luce scomparve. Sopra Jesse, il portone di quercia si apr, Messner rientr in casa e chiuse a chiave dall'interno. 
Jesse si affacci immediatamente sperando di riuscire ancora a vedere l'auto, magari a leggere il numero di targa, per evitare che suo zio sparisse di nuovo nelle tenebre. Ma vide solo una sagoma scura con le ruote che percorreva la strada in direzione della casetta al cancello e poi spariva nel nulla dietro la curva. 
Lasciando indietro Jesse. Jesse, con il suo buco nel petto, pi grosso che mai. E con la sensazione che la sua anima si fosse lacerata in mille pezzi, perch non sapeva pi dove andare. Mentre ciascuna parte di lui cercava di accaparrarsi il pezzo pi grosso di anima per s.

50. Mercoled, 9 gennaio 2013. 

Ancora nessun segno di Isabelle. 
Artur non ci aveva messo molto a prendere la sua decisione. Dopo aver sentito la valanga sul tetto, aveva voluto sapere. Cominci immediatamente a staccare di nuovo una delle assi. Tir fuori la vite di sinistra a mani nude. Un frammento di metallo gli si conficc nel dito, ma ad Artur non importava. E non gli importava nemmeno che la finestra aperta lo tradisse, rivelando il loro maldestro tentativo di fuga. Si sarebbe preso la colpa. O almeno, sperava di avere il coraggio di farlo, se si fosse arrivati a tanto. 
La vite di destra si stacc insieme a tutta l'asse, che scricchiol e si spezz. Isabelle, grid a mezza voce, sbirciando dall'apertura. Niente auto. Niente Isabelle. Solo una distesa bianca, bianca, bianca. Una folata di vento si insinu tra le assi. I fiocchi di neve lo colpirono come tanti aghi gelidi. Ma perch non la smetteva di nevicare? Isabelle? Ci sei?. 
Un'altra folata di vento sferz la casa. 
Isabelleeee!, grid Artur controvento, sempre a mezza bocca. Si sentiva un codardo a non alzare la voce. Come se sperasse ancora di potersela cavare, se solo avesse fatto piano. Grid ancora una volta, pi forte che pot. Isaaa!. Sent graffiare la gola e fu costretto a tossire, finch non gli salirono le lacrime agli occhi. 
Ancora niente. 
Era riuscita a scappare? 
O stava soffocando sotto la neve? 
Comunque fosse, doveva fare qualcosa! Si chin sul pavimento, prese il secchio e cominci a sbatterlo sulle assi, ancora e ancora. La vibrazione gli penetr nelle ossa. Il rumore si diffuse in ogni angolo della mansarda. Non poteva non sentirlo! Anche se si trovava a un altro piano della casa, o persino se era fuori. Ma allora perch non veniva? 
Improvvisamente, la botola si apr. Nell'aria si alz una nuvola di pulviscolo. Artur lasci cadere il secchio e trattenne il respiro. Dall'apertura spunt fuori la chioma bionda di Isabelle. Aveva gli occhi rossi. I suoi capelli e la giacca di Artur, che aveva ancora indosso, erano ricoperti di neve. Incespic sugli ultimi scalini e cadde in ginocchio. Grazie a Dio era viva! 
Ma il sollievo lasci ben presto il posto alla paura. Dietro di lei c'era lui. La maschera antigas che gli copriva la faccia era tutta storta, come se l'avesse infilata di corsa. Per quanto quell'affare fosse spaventoso, dal punto di vista di Artur aveva almeno il pregio di non costringerlo a guardarlo negli occhi. In qualche modo, pensare a lui come all'uomo insetto o come quell'uomo rendeva le cose pi facili. Lo rendeva un individuo senza volto. Qualcuno che non avrebbe mai voluto conoscere. 
Va' laggi, disse l'uomo. 
Isabelle ubbid senza dire una parola. Artur soffr nel vedere l'espressione nei suoi occhi. Lei non c'entra niente, disse con voce roca.  stata una mia idea. L'ho mandata fuori io. 
Laggi, con le spalle contro il palo, fu l'ordine che Artur ricevette. E anche tu. 
Isabelle si sedette accanto al palo. Artur si alz a fatica, poi il suo sguardo si pos sull'asse che aveva staccato dalla finestra. Dal legno sporgeva una vite aguzza. L'uomo fece passare una corda intorno al palo e al collo di Isabelle e la tese con un unico strattone. Isabelle emise un grido soffocato di sorpresa. Spalanc la bocca e i suoi occhi si sporsero all'infuori. L'uomo strinse rapidamente due nodi. Artur guardava sbalordito la corda che segava il collo di Isabelle. 
Ecco cosa succede a chi vuole scappare, sibil l'uomo. 
Isabelle tentava freneticamente di strappare via la corda con le mani e agitava le gambe. I suoi piedi battevano rumorosamente sul pavimento. Artur raccolse l'asse di legno e ne afferr l'estremit con entrambe le mani. Dalla parte opposta la vite di ottone luccicava come un pungiglione velenoso. 
Il rantolo disperato di Isabelle riempiva la stanza. 
Artur sollev il braccio proprio mentre l'uomo si voltava verso di lui. I suoi occhi da insetto lampeggiarono. Artur vide se stesso sbattere l'asse di legno sormontata dalla vite sulla testa dell'uomo, come al rallentatore. L'uomo insetto guard su, alz il braccio e il pungiglione velenoso scivol sul vetro della maschera. Il legno scricchiol debolmente quando l'asse colp la testa coperta dalla maschera. 
Con un rapido movimento del braccio, come se nulla fosse, l'uomo strapp l'asse di mano ad Artur. Adesso la maschera lo fissava, fredda e immobile. Artur vide giungere il colpo e sollev una mano per difendersi. Ma l'asse lo colp sulla gamba e la vite gli si conficc nella coscia. Artur grid e cadde a terra. Il dolore alla gamba fu cos forte che per un momento vide tutto nero. 
Il tramestio dei piedi di Isabelle che colpivano il pavimento in preda al panico lo fece tornare in s. Sei un mostro, gracchi. 
Senti chi parla, disse l'uomo. 
Isabelle aveva il viso violaceo. 
Vuoi salvarla?, chiese l'uomo. Provaci, forza. 
Artur strinse i denti e strisci sul pavimento fino al palo. Isabelle boccheggiava cercando di respirare. Le tremavano le labbra. Artur cominci ad armeggiare intorno ai nodi con le dita ferite dalle viti. Non sentiva pi la gamba, l'unica cosa di cui era cosciente erano i versi disperati di Isabelle. La bambina smise di agitare le braccia, solo le gambe continuavano a sussultare. I nodi erano cos stretti che... ma tutto a un tratto riusc a individuare il cappio e ne tir l'estremit. Nodo e corda si allentarono. Isabelle immise rumorosamente aria nei polmoni. Artur aveva le lacrime agli occhi per il sollievo. Si volt a guardare l'uomo, che in quello stesso istante fece sparire un coltello che aveva in mano. 
Artur si appoggi al palo, ansimante. 
L'uomo si avvicin, prese un'altra corda e cominci a legare i due al palo, schiena contro schiena. Isabelle respirava tremante. Artur non riusciva a vederla, ma sapeva che stava piangendo. 
Gli occhi dell'uomo insetto luccicavano dietro il vetro della maschera. Si ferm di fronte ad Artur. Nella mano destra teneva il secchio, facendolo dondolare leggermente. Artur sent il terrore attanagliargli le viscere. Il dolore alla gamba si fece di nuovo vivo con maggiore intensit. Artur tent di confortarsi pensando che l'uomo non pareva avere con s l'accetta. Ma cosa aveva intenzione di fare con il coltello? E perch l'aveva nascosto? Lei non c'entra niente, davvero, farfugli Artur. 
Tu invece s, rispose l'uomo, scagliando con forza il secchio di zinco vuoto contro la testa di Artur. Artur sent il cranio esplodere. Le urla di Isabelle gli arrivarono attutite, l'impatto lo rese sordo da un orecchio e gli paralizz tutto il lato sinistro del viso. Vide le stelle danzare come fiocchi di neve davanti agli occhi. Per qualche secondo il mondo vacill, poi - come attraverso un vetro affumicato - Artur vide il secchio dondolare appeso al manico nella mano dell'uomo. 
Ho sempre sognato di farlo. 
Lo so, pens Artur, per questo avevo paura di te. Percep il proprio viso che cominciava a gonfiarsi. 
Sai perch non ti mozzo immediatamente le mani e non ti lascio qui a morire dissanguato?. 
Artur riusc in qualche modo a scuotere il capo. 
Te lo meriteresti. Ai ladri una volta si tagliavano le mani, diceva mio padre. 
Artur si sent male a quel pensiero. 
Ma puoi ringraziare lei. La piccola. Devo prima occuparmi di lei. E di suo padre. 
Di suo padre? E di lei? Artur lo fiss. Tutto a un tratto gli balen in mente un terribile sospetto. Ma certo, ecco perch prima aveva il coltello in mano. Avrebbe slegato Isabelle prima che soffocasse. Perch aveva altri progetti per lei. Qualcosa di ancora peggiore. No, gemette. No, per favore. 
Quando torner, allora sar tutto perfetto. 
Si volt, impassibile, e ridiscese gli scalini. La botola si richiuse alle sue spalle come una ghigliottina. Per un bel po' regn il silenzio. Si sentivano solo i singhiozzi di Isabelle ogni tanto. 
Artur?, chiese lei un certo punto. Cosa vuole farmi?. 
Artur sapeva che non si poteva tornare indietro. Questo era il suo giorno del giudizio. Il suo momento della verit. La sua occasione per redimersi agli occhi di un Dio in cui non credeva, ma in cui all'improvviso in qualche modo sperava. Soprattutto gli era grato perch in quel momento non poteva guardare Isabelle negli occhi. Isa. Posso chiamarti Isa?. 
Isabelle tir su con il naso. S, certo. Non aveva la minima idea di cosa stesse per sentire. E del resto, perch avrebbe dovuto? Come avrebbe potuto? 
Devo dirti..., cominci Artur titubante, devo raccontarti una storia che riguarda tuo padre. E tuo nonno. E un uomo che si chiama Sebi Kochl, un mio vecchio compagno di scuola. Forse non crederai a quello che ti racconter. Io stesso riesco a crederci a malapena. La storia comincia con Sebi Kochl e sua moglie. Io li aiutai ad adottare un bambino. Si chiamava Raphael.

51. Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 12,47 .

Jule era seduta sulla poltrona di Artur, stordita come sotto l'effetto di un narcotico. Giocherellava con il dito, infilandolo in un foro del rivestimento consunto in corrispondenza del bracciolo. Sperava che in qualche modo la calmasse. Aveva corpo e mente in subbuglio. 
Senza aggiungere una sola parola, Richard Messner l'aveva guidata su per le scale, con il fucile in mano e la canna puntata contro la schiena. In sala mensa aveva sentito rumore di stoviglie. Probabilmente erano tutti a pranzo. Era il momento migliore per tentare di fuggire. Messner non avrebbe certo rischiato di spararle in presenza di cos tanti testimoni. 
Non ci pensare nemmeno, le aveva mormorato Richard. Qui nessuno  dalla tua parte. Nel dubbio ti metto fuori combattimento, ti rinchiudo nel buco e dico che tu e Jesse eravate d'accordo. 
Cosa vuole da me? 
Che non mi crei problemi. 
Richard Messner l'aveva sospinta su per le scale, poi lungo il corridoio dell'ala ovest e infine su per i gradini ripidi. Lass, nessuno l'avrebbe sentita. Quando Messner l'aveva chiusa dentro la stanza di Artur, lei si era accasciata sulla poltrona. Fuori continuava a nevicare. Riflett se aprire la finestra per gridare aiuto, ma immaginava che se l'avesse fatto, nel giro di poco avrebbe rivisto Messner comparire sulla soglia. Cosa aveva in mente? Voleva affrontare Jesse da solo? E per quale assurdo motivo non chiamava la polizia? Perch poi rinchiudere lei? 
Per un po' i suoi pensieri si rincorsero in circolo. Poi le ritorn in mente l'uomo che era scappato dalla stanza di Artur dando un pugno a Jesse. 
Era Markus? O forse Messner? Ma perch Messner avrebbe dovuto frugare in camera di suo padre? E soprattutto: perch nel freezer? 
Non c'era niente l, giusto? 
Apr lo sportello del freezer. Era vuoto. Sopra, sotto e sui lati si era formato un ammasso di ghiaccio che riduceva notevolmente lo spazio all'interno. Pass le dita sul ghiaccio e per un istante i polpastrelli le rimasero incollati. Quanto era spesso quello strato? Abbastanza da nasconderci sotto qualcosa? 
Frug nei cassetti della cucina finch non trov un grosso coltello per il pane. Cominci a incidere il ghiaccio. Dopo circa cinque minuti riusc a staccare un grosso pezzo dalla base dello scomparto. Sul fondo c'era una cartellina verde pallido avvolta nella pellicola di plastica. Il cuore di Jule prese a battere pi forte. Cominci a incidere freneticamente il ghiaccio. Frammenti bianchi le schizzarono in viso, finch infine non riusc a tirare fuori la cartellina, una di quelle che si usavano negli archivi. Tent di aprirla, ma i fogli erano rigidi e incollati. Corse alla lampada sul comodino e accost il bordo sottile della cartellina alla lampadina. Nel giro di pochi minuti, il calore fece staccare le pagine. 
La cartellina conteneva una lettera scritta da una certa Renate Kochl ad Artur Messner, e due documenti. Alla prima pagina del documento pi vecchio erano allegate due foto: due adulti, un bambino. Il bambino doveva avere all'incirca tre anni. Non era una foto allegra e lui evidentemente non era molto felice che lo fotografassero. Era pallido, con gli occhi scuri e l'aria sfinita, esausta.

52. 1981, Garmisch-Partenkirchen. 

Jesse sentiva gli eventi della notte precedente bruciargli nell'anima. Sandra, la morte di suo padre, il fatto che suo zio fosse vivo e l'esistenza di un segreto, una storia torbida, che lo riguardava... I suoi pensieri ci girarono intorno per tutto il giorno. 
Nel cielo notturno i cumuli di nubi si spostavano verso est. Niente luna. Niente stelle. La dinamo mugolava passando in mezzo agli alberi fruscianti. Aveva preso in prestito la bicicletta Hercules di Richard e stava percorrendo la strada sinuosa che scendeva a valle. Se Dio in quel momento stava guardando gi dall'alto dei cieli, pens Jesse, non poteva non notare il minuscolo puntino luminoso del faretto catarifrangente che ballonzolava lungo il pendio come un vermicello luminescente e sperduto. 
Erano le due e non c'era neanche un'auto che venisse nella direzione opposta. Giunto alle porte di Garmisch-Partenkirchen, trov ad accoglierlo la misera illuminazione stradale. Un giallo pallido. Appena qualche centimetro sopra i lampioni, il mondo sembrava svanire nel nulla. 
Jesse si ferm e stacc la dinamo dalle ruote. L c'era luce. E lui non voleva farsi notare. 
Quando risal in sella, gli torn in mente Sandra. Le sue lacrime, la delusione, l'espressione profondamente ferita sul suo viso. Strinse il manubrio cos forte che le nocche gli diventarono bianche e ricominci a pompare sui pedali. Il senso di vergogna continuava a perseguitarlo. E tuttavia lo eccitava ancora ripensare a lei che si allontanava carponi, il suo sedere illuminato dalla torcia, simile a due quarti di luna, la sua vagina con quella peluria morbida tra le cosce. 
Perch mai doveva vergognarsi? Era stata lei a dargli false speranze! Sandra l'aveva ingannato, l'aveva attirato in una trappola solo per potersi lamentare dopo. Aument la spinta sui pedali, nel tentativo di fuggire da se stesso. Le case sfilavano al suo fianco, alcune illuminate dalla luce dei lampioni. Luce, ombra. Luce, ombra. 
Olympiastrasse. Dov'era? 
Si sforz di tenere d'occhio la segnaletica stradale. Gli faceva bene tenere occupati i pensieri con un'attivit cos elementare come cercare una strada. 
Olympiastrasse era dove aveva immaginato che fosse. Svolt al primo angolo, appoggi la bicicletta a un cancello e la leg. Il lucchetto a combinazione di Richard era praticamente un giocattolo, ma la maggior parte della gente non sapeva quanto poco ci volesse a forzarlo. Bastava tirarlo da entrambi i lati e contemporaneamente far girare la rotellina dei numeri con il pollice. La pressione indicava quali erano le cifre giuste da inserire. 
Al civico numero dieci c'era l'ufficio distrettuale, dove era stato trasferito anche il dipartimento dei Servizi sociali, in un edificio indipendente di tre piani. Jesse trovava che assomigliasse a una stazione. Una stazione un po' pacchiana, con delle arcate bianche e immacolate. Nonostante il buio appiattisse tutti i colori, la facciata giallo pallido, le finestre a bovindo e le imposte verdi parevano comunque inappropriate per un luogo cos istituzionale come un ufficio. Forse quelli dell'ufficio volevano avere un'aria inoffensiva, nascondere il loro potere. Ma il massiccio portone d'ingresso di quercia a doppio battente aveva comunque un aspetto severo. 
Jesse per non aveva intenzione di entrare passando da l. 
Individu una finestra sul lato posteriore dell'edificio, prossima a un imponente tiglio, tir fuori dallo zaino un rotolo di adesivo che aveva sottratto a Dante e ricopr interamente il vetro con strisce incrociate. 
Poi lo colp con forza. 
Era la prima volta che entrava di nascosto in una casa, ma stranamente gli era subito sembrato naturale e logico come si dovesse fare. Si sentiva come se fosse nato per questo, per oltrepassare tutte le linee rosse di divieto tracciate da quegli ipocriti. 
Accadde quello che aveva immaginato: si sent un tonfo e i frammenti di vetro scricchiolarono leggermente, ma rimasero incollati all'adesivo invece di cadere per terra facendo un baccano infernale. 
Lanci un'occhiata intorno. Solo per precauzione. Non perch avesse la coscienza sporca. Aveva tutto il diritto del mondo di fare ci che stava facendo. In fondo si trattava di lui. Non di uno stupido ufficio e di un vetro rotto da quattro soldi. Qualcuno l'avrebbe ripagato. Chi l'avrebbe mai risarcito invece per la sua vita finita in frantumi? 
Alla luce della torcia, ispezion la stanza in cui era entrato. L'arredamento era banale, alla parete erano appesi un poster panoramico dello Zugspitze e un calendario fotografico, poi c'erano due vasi di curatissime piante ornamentali, una scrivania, e un armadietto per documenti d'archivio. Sul tavolo campeggiava una cornice dorata che racchiudeva la foto di una donna di mezza et, con gli occhiali e la permanente. Chiunque lavorasse l, non era di certo la Wisselsmeier. 
Ma d'altra parte, poco importava. Quello che stava cercando si trovava nell'archivio, Artur Messner l'aveva detto chiaramente. La Wisselsmeier l'aveva depositato l. Abbiamo tutti parecchio da perdere. Soprattutto il ragazzo. Quella frase non lo lasciava in pace. Che diavolo avevano fatto Messner, la Wisselsmeier e suo zio? 
Si diresse subito verso la porta della stanza, ma la trov chiusa. 
Jesse frug nello zaino, in cui, oltre al nastro adesivo, aveva messo anche uno scalpello da muratore, uno da falegname e un paio di cacciaviti, tutti attrezzi che erano rimasti inutilizzati per anni, dentro una cassetta di plastica in cantina. Si decise per lo scalpello da falegname e infil nella fessura tra stipite e battente la lama larga circa due centimetri. Il legno scricchiol mentre Jesse cercava di sollevare la leva della serratura. Cominci a sudare. Rimpiangeva di non aver preso il martello che aveva visto nella cassa. Con quello avrebbe potuto piantare lo scalpello nel legno pi in profondit. Continu a tormentare lo stipite della porta, imprecando a bassa voce e colpendo il manico dello scalpello con il palmo della mano, finch il legno intorno alla serratura non assomigli a un ceppo malconcio. A quel punto pass all'altro scalpello. Il legno si spacc e la porta si apr. 
Di fronte a lui si apriva il corridoio, simile a un abisso. 
Con l'aiuto della torcia pass in rassegna le targhette di plexiglas sulle porte bianche: DIREZIONE GENERALE, HERR WEIGAND; UFFICIO SANITARIO, FRAU NESSELWEIN; SERVIZI SOCIALI DI ZONA, FRAU WISSELSMEIER e cos via. Niente archivio. 
Decise di provare con la cantina. L'accesso alle scale era libero, come se non ci fosse bisogno di premunirsi contro visitatori indesiderati. A ogni passo il battito del suo cuore aumentava di ritmo. Lungo il corridoio della cantina si aprivano altre porte zincate e lisce, sia a destra che a sinistra. La luce della torcia si rifletteva sul metallo come un sole freddo e pallido. Sulla terza porta da sinistra c'era scritto: STANZA 1,09 - ARCHIVIO. Jesse abbass la maniglia, ma la stanza era chiusa a chiave. Forz la serratura. 
Cominci a ispezionare gli scaffali con eccitazione quasi febbrile, finch non trov quello contrassegnato dalla lettera B, e poi una cartellina con il nome Berg. La sua documentazione. 
All'improvviso esit. In qualche modo aveva la sensazione di aver sbagliato, di non dover essere l. In quella cantina non c'era il minimo filo d'aria, solo la polvere delle carte e un lieve odore di umidit. Ma gli venne lo stesso la pelle d'oca e sent i pori contrarsi come se fossero stati accarezzati da una brezza leggera. O se lo stava immaginando? 
Fiss la cartellina. Qualsiasi pericolo cui potesse andare incontro e qualsiasi cosa gli avessero fatto in passato, quei documenti ne erano la chiave. Se non li avesse letti, il buco nel suo petto non avrebbe fatto altro che ingrandirsi fino a divorarlo del tutto. 
Apr la cartellina. 
Si strofin gli occhi. 
Lesse i documenti pi e pi volte, finch non comprese tutto. E finch non riusc anche a crederci. 
Poi una rabbia disumana prese possesso di lui e le lacrime gli sgorgarono dagli occhi senza che se ne rendesse conto. No, maledizione! Non era stato lui a sbagliare. Era stato defraudato della vita che gli spettava. Giunti al bivio, erano stati loro a sbagliarsi. 
Paradiso a destra, inferno a sinistra. 
E lui era stato spedito a sinistra. 
Si asciug le lacrime e infil i documenti nello zaino. Tir con rabbia la cerniera lampo e fece per uscire. Sulla soglia si volt a guardare i faldoni. Fece scivolare lentamente lo zaino dalle spalle. Lo riapr e frug all'interno, finch le sue dita non si chiusero intorno all'accendino. In verit l'aveva preso solo perch temeva che le batterie della torcia durassero troppo poco. La sua mano tremava di rabbia mentre le scintille davano fuoco al gas. Torn nella stanza e accost la fiamma all'angolo dell'ultima fila di faldoni. La carta prese fuoco subito e le fiamme si propagarono immediatamente. Quella cantina non avrebbe pi determinato le fortune e le disgrazie di nessuno. 
Poi si volt e fugg. 
Sulla via del ritorno pomp sui pedali ancora pi forte che all'andata. Quando ormai aveva percorso i primi cinquanta metri della salita che portava a Adlershof, sent le sirene in lontananza. Si ferm, senza fiato, e guard gi nella valle. Il fuoco brillava vivido al centro di Garmisch. Pareva che l'intero ufficio stesse bruciando. I lampeggianti blu si univano al bagliore dell'incendio. Gli venne in mente la Bibbia. La furia divina. Era cos che si sentiva. 
Del resto, Ges non aveva forse oltrepassato anche lui tutti i limiti? Era stato un ribelle, un agitatore. Ma su una cosa si era sbagliato. Ges aveva pensato soltanto agli altri. Non a se stesso. 
Lui non avrebbe commesso quell'errore.

53. Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 12,59. 

Per un istante Jesse rimase come paralizzato in cima alle scale, con lo sguardo perso nel vuoto. 
Ehrwald. Il lago Seeben. 
Perch gli sembrava cos familiare? 
Poi si riscosse e cominci a scendere le scale. Jule?. 
Nessuna risposta. Cerc le chiavi della Volvo nella tasca dei pantaloni, ma poi si ricord che non aveva guidato lui l'ultima volta. Le chiavi le aveva Jule. 
Corse in salotto. Jule?. La stanza era vuota, a parte il tavolo e le macchie di sangue. In cucina not la porta sul retro dischiusa e si precipit fuori. Il posteggio sotto la tettoia era un rettangolo di terra scura, deserto. Vide il cumulo di neve e il buco al suo interno, Quando si avvicin, due occhi senza vita lo fissarono da sotto un lieve velo di neve fresca. Jesse si ritrasse, boccheggiante. Solo a una seconda occhiata si rese conto che l'uomo sepolto nella neve era Markus. 
Di colpo, tutto sembr sfaldarsi. Niente aveva pi senso. Fu colto dalle vertigini e si appoggi al cassonetto grigio appena dietro la porta della cucina. La voce al telefono era stato un primo indizio che la persona dietro a tutto quanto non era Markus. Il fatto che Markus fosse morto lo confermava. 
Ma allora chi era? E chi era stato a scavare quel buco nella neve e a scoprirlo? Probabilmente Jule. E considerando la faccenda dal punto di vista di Jule, non c'era nessun altro oltre a lui, Jesse, che avesse una ragione valida per uccidere Markus. Solo in quel momento Jesse not le impronte nella neve. Piccole e lasciate di recente. Piedi di donna. Andavano verso la strada. 
Non c'erano dubbi, Jule stava scappando da lui. Ma poteva importargliene qualcosa, adesso? Doveva andare da Isa. Era l'unica cosa che contava in quel momento. E tutto ci di cui aveva bisogno era un'auto. Si incammin in mezzo alla neve con truce determinazione, seguendo le impronte di Jule finch le tracce delle sue scarpe non svanirono sul vialetto che portava all'edificio principale, sovrapponendosi alle impronte di pneumatici lasciate di fresco. 
Jesse alz lo sguardo. Il cielo si era incupito e si era fatto color cenere, i fiocchi di neve gli cadevano sugli occhi. Non aveva n giacca n guanti. Stava congelando, ma se ne accorse a malapena. Gli serviva qualcosa a trazione integrale, possibilmente con le catene da neve. Per esempio la Toyota di Richard. 
In mezzo alla nevicata riusciva a distinguere solo confusamente i contorni di Adlershof. Ma davanti alla facciata si stagliava una macchia scura che aveva tutta l'aria di essere la Land Cruiser di Richard. Avvicinandosi realizz che invece si trattava di un Defender, un modello pi vecchio di jeep. Il motore era ancora caldo, la neve si scioglieva sul cofano. 
Jesse tir la maniglia della portiera. Che si apr, con sua grande sorpresa. Si chin a guardare i cavi sotto il volante, tentando di lacerarne il rivestimento leggero. Conosceva il Defender. Era una jeep molto usata in Africa e in Sud America, anche da Medici senza Frontiere, proprio perch era costruita in maniera semplice e adatta a ogni evenienza. Era un pregio incalcolabile quando ci si trovava a chilometri di distanza dall'officina pi vicina. Jesse aveva visto diverse volte dei cooperanti mandare in corto il Land Rover. Ma il rivestimento dei cavi era pi resistente di quanto avesse pensato. Sent un dolore penetrante alle dita gelide quando la plastica gli tagli la pelle. 
All'improvviso, qualcuno spalanc la portiera dal lato del passeggero. Ehi, cosa sta facendo?. 
Jesse si rialz di colpo, sbattendo la testa sul volante. Un ometto basso, con un berretto da sci ben calcato sulla fronte lo fissava con occhi grigi e ostili. Aveva il viso arrossato e le guance meticolosamente rasate quanto quelle di Richard. Questa  la mia macchina. Se non se ne va immediatamente chiamo la polizia. 
In altre circostanze, Jesse sarebbe scoppiato a ridere nel riconoscere chi aveva di fronte. Anche da ragazzo le minacce di Mattheo avevano sempre fatto ridere i polli. 
Gli ci vorrebbe parecchio per arrivare fin quass, Mattheo. 
Mattheo si irrigid, confuso e allo stesso tempo scioccato. Scrut con i suoi occhi grigi l'uomo che aveva di fronte, mentre si lambiccava il cervello. Jesse?. 
Se mi dai le chiavi non ti mando in corto la macchina. 
Io... eh, ma sei matto? Che significa.... 
Jesse salt sul sedile del passeggero, afferr Mattheo per la sciarpa e lo tir a s. Dammi le chiavi. Non ho tempo per discutere. 
Lo sguardo di Mattheo vacill. Ma lui mantenne un'espressione ostinata. Sempre tenendolo stretto per la sciarpa, Jesse lo tir in macchina. Mattheo lo colp con il palmo della mano aperto. Non aveva mai afferrato il concetto che nelle risse si dovevano usare i pugni. Jesse invece s. Il suo pugno fu pi che altro un riflesso. Un sinistro potente, anche se impreciso, che lo colp a una tempia. Mattheo rilass i muscoli, Jesse lo tir completamente sul sedile e leg la sciarpa allo schienale, immobilizzandogli il busto. Quando si chin su di lui, sent bruciare la ferita al fianco. Nella tasca destra dei suoi pantaloni trov le chiavi della macchina, poi si sporse ancora po' sopra di lui e chiuse la portiera del passeggero. 
Il motore si accese rombando. Jesse schiacci a vuoto il pedale del gas per scaldare il motore diesel, poi alz la leva dei tergicristalli e il riscaldamento al massimo. 
Le catene fecero presa sul terreno e la vecchia jeep ballonzol sui cumuli di neve che coprivano la strada. Nello specchietto retrovisore, Adlershof scomparve dietro un muro di neve bianco. 
Dio mio, ma sei pazzo davvero?, gemette Mattheo, stordito. 
Chiudi il becco, ringhi Jesse. 
Mattheo tacque, turbato, come faceva sempre. Una volta gli sarebbero anche salite le lacrime agli occhi. 
Giunti sulla cima, una folata di vento invest la macchina, simile a un manrovescio. Mattheo si affrett ad allacciare la cintura di sicurezza. Oltrepassarono il cancello. Ali d'angelo nere in mezzo alla terra di nessuno. Jesse pensava a Isa. 
Hai un telefono? 
S. 
Non ti far venire in mente di chiamare la polizia o qualcun altro, chiaro?. 
Mattheo annu angosciato. 
Qualcuno ha rapito mia figlia. Devo andare da lei. Con la coda dell'occhio Jesse lanci un'occhiata a Mattheo, che lo fissava visibilmente a disagio. Senza spiegargli nulla, si era sfogato su di lui come una pentola a pressione sul punto di esplodere. Mattheo rimase in silenzio. Jesse avrebbe voluto guardarlo in viso per capire se gli credesse o se lo prendesse per pazzo, ma le curve richiedevano tutta la sua attenzione. 
Dove? 
Cosa? 
Dove devi andare? 
Verso il confine con l'Austria. 
Mattheo cominci a piagnucolare. Questo non.... 
Non adesso!, lo interruppe Jesse. Puoi cercare Seeben sul telefono? 
 un paese? 
No, un lago. Jesse sterz violentemente. Le catene tintinnarono e il Defender slitt sulla curva stretta. 
Jesse, se quello che hai detto di tua figlia  vero, dovresti chiamare la.... 
Chiudi il becco e cerca il lago. 
Mattheo rinunci a replicare e ubbid. Le sue dita volarono con sicurezza sullo schermo touch di un telefono che Jesse aveva visto in mano solo a dei ragazzini. Non  lontano da qui, disse Mattheo.  vicino allo Zugspitze, dall'altro lato. 
La strada? 
Devi superare Grainau, andando verso il confine. Da l sono trentadue chilometri. 
In silenzio e senza perdere la concentrazione, Jesse fece svoltare il Defender a sinistra, sulla B23. Persino la statale era coperta da un manto bianco. Vide poche auto venirgli incontro dalla parte opposta in mezzo ai fiocchi di neve. La visuale arrivava a una trentina di metri. I fari gialli del Defender non erano potenti neanche la met delle luci alogene della Volvo. Le catene lo rallentavano in maniera insopportabile, ma almeno tenevano in strada la macchina. 
Mattheo? 
Mmm? 
Ti ricordi di quando andavamo a tirare con la balestra? 
Certo. 
Quante volte ci sei venuto? 
Perch vuoi saperlo? 
Voglio saperlo e basta. 
Mattheo tacque per qualche istante. Una, disse infine. Poi aggiunse, come se dovesse giustificarsi: Voi non mi lasciavate venire. 
All'epoca mi hai raccontato una storia diversa. 
Ah, s? 
S. 
Be', sono passati trent'anni. 
E che vuol dire? 
Vuol dire che non ho pi dodici anni. Quella era un'et del cazzo. 
E dopo quell'unica volta? 
Dopo, nessuno voleva pi farlo. La prima volta che riesco a venire e zac, non si fa pi niente. Ci hai pensato tu a far finire tutto quanto, brontol Mattheo. Ci hai pensato proprio bene. 
Che significa? A cosa avrei pensato io?. 
Dobbiamo davvero rivangare tutta questa storia? 
Non mi fare innervosire. Dimmelo e basta. 
La faccenda di Richard. Gli hai puntato contro la balestra. 
Contro Richard?. 
Mattheo serr le labbra. 
Non mi avevi detto che avevo.... 
Merda, s, sospir Mattheo. S, lo so. 
Allora perch all'epoca mi hai detto che l'avevo puntata su Markus? 
Non ho detto questo. Proprio no. 
Ma s che lo hai fatto. So bene cosa hai detto. 
Ma non ho detto cos. 
Bene, diciamo allora che me l'hai lasciato intendere, ringhi Jesse. 
Mattheo teneva lo sguardo fisso in avanti, sul parabrezza. Devi restare sulla B23. Sempre dritto. 
Te l'aveva chiesto Richard? 
Richard? E perch mai? 
Perch mai!, replic ironico Jesse. Perch Richard chiedeva sempre favori. E alla fine otteneva sempre tutto quello che voleva. 
E allora? 
Si vergognava, vero? Era per quello? 
Se lo sai gi, perch me lo chiedi?, mugugn Mattheo. 
E come al solito, tu sei stato al gioco. 
Be', veramente quando c'era da escludere qualcuno dai giochi toccava sempre a me, no?. 
Ah, maledizione!. Jesse strinse il volante. Rivide davanti a s il volto grigio e privo di vita di Markus sepolto nella neve, gli occhi scuri simili a carboni spenti. Quegli occhi l'avevano perseguitato per cos tanto tempo. Pieni di rabbia. Ed era stato tutto per niente. Alla fine aveva ragione Jule. Probabilmente Markus non aveva mai avuto nulla a che fare con il suo incidente. Non hai idea di cosa hai scatenato. 
Mattheo tacque finch non passarono il confine. Il che voleva dire che invece un'idea l'aveva. Solo una volta oltrepassato Ehrwald, un paesino sommerso dalla neve, ritrov la parola. Si era pisciato addosso, rivel. Sapevamo che dopo l'incidente ti eri dimenticato tutto. E Richard voleva che le cose rimanessero cos. Disse che se ti avessi rivelato cos'era successo quella notte, che lui si era messo a piangere e si era... be', ecco, lui ha detto che mi avrebbe costretto a giocare alla roulette russa finch non avessi perso una mano. 
Jesse sent la rabbia montare dentro di s. Improvvisamente tutto gli appariva diverso, come se qualcuno avesse aperto un sipario che lui per anni era rimasto a fissare come un ragazzino ingenuo. Per anche adesso che il sipario era aperto, continuava a non capire cosa fosse veramente accaduto allora. 
L davanti devi girare a sinistra. Segui il corso del Gaisbach. 
Jesse gir il volante allontanandosi da Ehrwald. Una singola traccia di pneumatici nella neve era l'unico segnale che indicava la presenza di una strada. 
Non riusciva a sopportarlo, prosegu Mattheo, non sopportava il fatto che tu lo avessi rimesso al posto suo. Non ha mai potuto soffrirlo. Odiava Markus per lo stesso motivo. Solo che Markus era pi sveglio di te. Lui non se l' mai inimicato. 
La strada che costeggiava il fiume si era fatta pi stretta. A quanto pareva l la nevicata era stata meno violenta, altrimenti le strade sarebbero state inagibili gi da parecchio. Pi salivano, pi il cielo si schiariva. I fiocchi di neve continuavano a cadere, ma dal lato del guidatore si vedeva gi il possente massiccio dello Zugspitze emergere dalla nebbia. 
Ci siamo, disse Mattheo guardando la mappa sul suo smartphone. 
Procedevano in mezzo a una foresta di abeti e incontrarono una sella montana, dopo la quale la strada riprendeva in discesa. Davanti a loro, tra gli alberi, si stendeva una superficie ghiacciata, piatta come un'asse da stiro. Il lago Seeben. Sul lato opposto, alla fine della strada e con vista panoramica sullo Zugspitze, c'era una casa dalle dimensioni insolitamente gigantesche. 
Jesse si ferm a circa trecento metri di distanza dalla casa e spense il motore. Dammi la giacca e il cappello. 
Ma non ti stanno, protest Mattheo. 
Dammeli e basta. E anche la sciarpa. 
Mattheo si sfil la sciarpa annodata, con l'aiuto di Jesse riusc a liberarsi e gli porse di malavoglia i suoi vestiti. La giacca era stretta e le maniche erano troppo corte per Jesse, ma era comunque meglio di niente. Jesse sfil le chiavi dal cruscotto e scese. 
E io? Devo restarmene qui a congelare? Lasciami almeno le chiavi, cos posso tenere il motore acceso. 
Fa troppo rumore, rispose brusco Jesse. 
Merda. Quando torni? 
Hai delle coperte nel bagagliaio?. 
Mattheo lo guard di traverso. Ma  vera questa storia del rapimento? 
Cosa pensi? Che io sia pazzo?. 
Mattheo evit prudentemente di rispondere. 
Non fare rumore, capito?, gli ordin Jesse. Aveva il cuore al galoppo. Isa era l da qualche parte e lui non aveva la minima intenzione di perdere tempo in ulteriori spiegazioni. L'aria lass era ancora pi gelida che a Garmisch, e Jesse fu felice di avere la giacca di Mattheo. Si allontan dalla strada e si incammin nella neve fresca, in mezzo agli abeti. Evit il lago ghiacciato. Su quella superficie spoglia sarebbe stato immediatamente visibile. E il ghiaccio sull'acqua lo metteva a disagio. Quando fu arrivato a una cinquantina di metri dall'edificio, rimase in piedi nella boscaglia. Tra i cristalli di ghiaccio posati sui rami osserv quell'enorme e stravagante casa di legno, dalle dimensioni mostruose. La sagoma gli tornava curiosamente familiare, ma non riusciva a ricordare dove potesse aver visto una costruzione dello stesso stile. 
A quel punto si chiese cosa dovesse fare. Avvicinarsi alla casa ed entrare? Senza dubbio qualcuno lo attendeva, quella doveva essere una trappola. Non c'era nessuna finestra illuminata. Si chiese se nel bagagliaio del Defender ci fosse per caso qualche attrezzo o altro del genere che potesse usare come arma. 
In quell'istante sent dei passi scricchiolare sulla neve alle sue spalle. Mattheo non era voluto restare da solo in macchina. Anche da piccolo non gli era mai piaciuto essere lasciato indietro. Infuriato, Jesse si volt e rimase impietrito. 
A circa cinque metri di distanza, con in spalla un fucile a doppia canna, c'era un uomo con una maschera antigas nera. La sua testa assomigliava a quella di un insetto. Jesse sent tremare le ginocchia. Era un frammento del suo sogno. Solo che adesso all'improvviso realizzava che l'essere nei suoi sogni non era mai stato un insetto, ma un uomo con una maschera antigas. 
Lo sguardo di Jesse si pos sulla giacca blu dell'uomo. Era la sua giacca, quella che gli era stata rubata dall'armadietto al St Joseph, e l'uomo indossava i suoi stivali. Dietro la sua spalla spuntava un manico di legno, forse di un'accetta, o di un arnese simile, che l'uomo teneva assicurata sulla schiena. Jesse ripens alle tacche sul tavolo di quercia. 
La riconosci?. Con la canna del fucile, l'uomo indic la casa alle spalle di Jesse. 
Jesse scosse la testa, confuso. 
Lo immaginavo. Adesso finiamo questa cosa.

54. 1981, Ehrwald, Austria. 

La luna si stagliava sopra la tenuta, ancora incompleta ma nitida. Una nuvola frastagliata le pass accanto, diretta a est. 
Era l'una e un quarto e il tempo stringeva. Solo per tornare a Garmisch avrebbe impiegato pi di un'ora. Jesse fiss le finestre buie. Era come se la casa avesse gli occhi chiusi, ma in realt l'ultima luce si era spenta circa mezz'ora prima. Preferiva aspettare ancora un po', in modo che fossero tutti profondamente addormentati, altrimenti non avrebbe avuto alcuna possibilit. 
Alle sue spalle c'era il lago Seeben, increspato dal vento come un tappeto ispido. Ancora dietro, il versante sud dello Zugspitze, alto tremila metri, torreggiava incurante del vento e segnava il confine tra Germania e Austria. 
Ancora mezz'ora, non di pi. 
Adesso che mancava cos poco, Jesse aveva problemi a tenere sotto controllo il suo battito. L'adrenalina lo eccitava. Nelle ultime settimane gli sembrava di essere stato in preda alla febbre, con la mente a tratti fredda e lucida e a tratti bollente. Talvolta i suoi piani e la realt si confondevano e lui pensava di aver gi portato a compimento ogni cosa. In un paio di occasioni, aveva provato del senso di colpa. Poi per la rabbia era tornata a farsi viva. Erano stati gli altri a condurlo fino a quel punto! Lo zio Wilbert! Suo padre. Artur Messner, Dante, Alois, Richard, Mattheo, gi, persino Sandra. Non era stata lei a dargli false speranze e poi a respingerlo? Se doveva essere onesto, non sapeva quanto fosse lunga quella lista di persone. Anche Markus alla fine era nello stesso calderone. 
Una settimana dopo l'episodio con Sandra, Markus era venuto a cercarlo in cucina. Jesse non aveva avuto alcun sospetto. Lui e Markus avevano trovato in Richard un nemico comune, e questo li rendeva tacitamente alleati. 
Markus gli si era piantato davanti, nei suoi occhi brillavano scintille scure. I suoi capelli neri, di solito accuratamente pettinati di lato, erano ritti e scompigliati sul cranio quadrato. Perch l'hai fatto?. 
Jesse era impallidito. L'atteggiamento di Markus, la sua domanda e le sue segrete pene d'amore per Sandra gli suggerivano un'unica conclusione: sapeva cosa era successo quella notte nel passaggio. 
Per Jesse quella notte era come un sogno che tentava di dimenticare, senza riuscirci. Perch era stato terribile. E perch era stato bello. Si era ritratto finch non aveva sentito il piano di lavoro contro la schiena. Te l'ha raccontato lei? 
Sei un grandissimo stronzo, lo sai?. 
Jesse non aveva risposto. Perch, poi? Aveva capito gi da parecchio che gli altri erano persone molto migliori di lui. E comunque Markus non avrebbe potuto capire. Nessuno l poteva capirlo. 
Il primo pugno l'aveva colpito allo stomaco. Era caduto in avanti boccheggiando. Poi i pugni di Markus avevano cominciato a tempestargli tutto il corpo e la testa. Jesse l'aveva lasciato fare, rannicchiandosi come faceva una volta di fronte a suo padre. Il sangue in bocca aveva il sapore della colpa. L'aveva mandato gi. Non capiva perch dovesse sentirsi in colpa. Lui era com'era. 
Aveva continuato a incassare colpi. Non era importante. Aveva gi preso la sua decisione. Sapeva come sfuggire a tutti loro. Avrebbe preso in mano il suo destino. 
Dopo aver finito, Markus si era chinato ansimando su di lui. Se non lo dico agli altri  solo per Sandra. Ma ti giuro che se la tocchi un'altra volta glielo dir e ti inchiodiamo all'albero con due dardi, psicopatico di merda. 
Poi Markus si era rialzato in piedi, torreggiava su di lui come un gigante. Cos' che hai detto a Richard? Non te la meritavi?. Gli aveva sputato in faccia. Sei come tuo padre. Uno stronzo malato. Sei tu che non te la meriti. 
Markus era uscito dalla cucina e Jesse si era sporto sul lavandino e aveva vomitato. Tremava in tutto il corpo. Si era trascinato nella sua stanza, aveva infilato i documenti e un altro paio di cose nello zaino e nelle due settimane successive si era nascosto nel passaggio sotto il tetto. Era uscito solo di notte, per rubare dalla cucina cibo e batterie per la torcia, e aveva elaborato il suo piano. 
Il teatrino che Messner aveva messo su quando era riapparso era stato quasi grottesco. Dov'era stato, cosa gli era successo, erano diventati tutti matti, si erano preoccupati... e altre bugie del genere. Lui aveva taciuto ostinatamente, si era sforzato di sopportare tutto con disprezzo, senza lasciarsi ingannare. Messner l'aveva afferrato e l'aveva gettato nel buco, poi per un breve istante la porta era rimasta aperta. Jesse aveva rivolto a Messner un'ultima occhiata e aveva rilasciato tutto l'odio represso. Un giorno ti uccider, vecchio, aveva sibilato. La porta si era richiusa. Ma a lui non era sfuggito il lampo di terrore negli occhi di Messner. In tutti i giorni che aveva trascorso nel buco, quello sguardo era stata la sua unica gioia. Il resto gli era indifferente. In fondo ci era abituato. 
Quando era uscito, nessuno aveva pi fatto alcun accenno all'accaduto. Certo, Mr Dee era un codardo, come suo figlio. Gli altri avevano ricominciato a guardarlo di sfuggita. Ben presto tutto era tornato come prima. Almeno all'apparenza. 
Jesse guard l'orologio da polso che aveva estorto a Mattheo. Le due meno venti. 
Si alz. Fiss il portone. Tir fuori la chiave. Ce l'aveva da due settimane. La domestica, una signora ingenua sulla cinquantina con degli spessi occhiali, era inciampata sulla gamba che lui aveva teso a bella posta. Mentre l'aiutava a recuperare le sue cose dalla strada, aveva colto al volo l'occasione. 
E adesso era davanti alla porta. 
Inserire la chiave. Girare. Aprire. 
Ecco di fronte a lui la soglia. Ma doveva ancora oltrepassarla. Quando ci aveva pensato, gli era parso semplice. Adesso per esitava. Guard l'orologio di Mattheo. Pens a Sandra. A Richard, che aveva tutto. A Wilbert, che gli aveva preso tutto. Ed entr. 
Fu accolto dal silenzio che regnava nella casa. 
C'era odore di mobili costosi e di fiori freschi. Dalla finestra penetrava la luce pallida della luna, che si rifletteva sul pavimento lucido. I bordi chiari dei gradini indicavano un percorso luminoso nell'oscurit. Cominci a salire e immagin che tutto ci che vedeva fosse suo. Lo aveva gi fatto le ultime due volte che era stato l di nascosto. E ogni volta un brivido l'aveva attraversato. 
In cima alle scale si apriva un corridoio. All'estremit opposta c'era una stanza. Il tempo volava, ma lui abbass comunque la maniglia il pi lentamente possibile, per non fare alcun rumore. Sgattaiol dentro, si richiuse la porta alle spalle e ascolt il respiro che riempiva la stanza. Basso e regolare. Innocente, si sarebbe potuto pensare. 
 una follia, pens Jesse. 
Ma non l'aveva cominciata lui quella follia, giusto? Era stata la follia ad abbattersi su di lui. 
Ma perch allora ogni passo che faceva era cos pesante? 
Si avvicin al letto. Il corpo sdraiato sotto le lenzuola setose e illuminate dalla luce della luna si alzava e si abbassava ritmicamente. Una nuvola oscur per un attimo la luna, proiettando un'ombra sul ragazzo che dormiva pacifico. Tre giorni prima si era fatto tagliare i capelli in modo che assomigliassero grosso modo a quelli del ragazzo addormentato. Potevo essere te, sibil con voce fredda. Se solo avessero preso quello giusto. 
Il respiro di Jesse scivolava fuori dalle sue labbra leggermente aperte. 
Un lupo nella foresta. 
Mangiare o essere mangiati. 
Se non si prendeva lui cura di se stesso, nessuno l'avrebbe fatto. 
Tir fuori dallo zaino la maschera antigas che aveva trovato in cantina. Si sentiva meglio quando la indossava. Protetto e irriconoscibile. Attraverso quei vetri tutto sembrava diverso. Pi lontano. Controllabile. 
Fece gli ultimi passi necessari. Sfil il cuscino da sotto la testa del dormiente. Lo afferr con entrambe le mani e glielo premette sul viso con forza. 
Per un paio di lunghissimi secondi non accadde nulla. Poi il corpo del ragazzo cominci ad agitarsi. Prima intorpidito, assonnato, poi come sorpreso. Jesse premette pi forte. Di colpo la testa sotto il cuscino prese ad agitarsi a destra e a sinistra. Jesse salt sul letto e si mise a cavalcioni del ragazzo. Fece appena in tempo: un istante dopo tutto il corpo sdraiato sul letto prese a scuotersi in preda al panico, le braccia cominciarono ad agitarsi freneticamente. Attutiti dal cuscino, si sentivano suoni di soffocamento. 
Jesse premeva con una determinazione ferrea. 
Le braccia dell'altro cominciarono a sferrare pugni, e all'improvviso uno lo colp al fianco. Jesse gemette e lasci la presa per un attimo. Il cuscino scivol di lato e il ragazzo inspir avidamente aria. Per un attimo si fissarono negli occhi. 
Poi Jesse gli assest un pugno sulla tempia destra e subito dopo un altro sulla sinistra. La testa del ragazzo dondol prima da una parte e poi dall'altra, infine rimase immobile. Tutto il corpo si rilass. 
Forse il ragazzo era svenuto. 
Jesse inspir a fondo. Tent di placare le proprie pulsazioni. Poi sollev l'altro e se lo mise in spalla, nello stesso modo in cui Dante si caricava in spalla i sacchi pesanti quando doveva portarli gi in cantina. Riusc a uscire dalla stanza e a chiudere la porta. Riusc a scendere le scale. Poi la porta di casa. Riusc persino a chiuderla, anche se aveva la sensazione che da un momento all'altro le sue gambe si sarebbero spezzate come due fiammiferi. Se l'altro fosse stato appena pi pesante, se fosse stato anche solo un po' pi alto, l'intero piano sarebbe fallito. Ma l'altro era come lui, esattamente come lui. 
Barcollando, lo port fino al motorino. Il piccolo cassone di carico del rimorchio sarebbe stato sufficiente. Jesse gli sfil il pigiama. Tessuto fine di cotone che gli accarezzava la pelle. Quel principino sul pisello era abituato a dormire sul morbido. Pieg in fretta e furia il pigiama e lo infil nello zaino. Poi leg il corpo nudo e incosciente, assicurando braccia e gambe in modo che non sporgessero dal rimorchio, e lo copr con un telo. 
Un rapido sguardo all'ora. Gi le due e cinque. 
Si tolse la maschera e si mise il casco, un vecchio modello senza paramento e visiera. Poi balz in sella allo Zndapp argentato. Era il motorino di Dante, che lo usava sempre per andare a fare la spesa. In sella a quel minuscolo catorcio, quel maldestro gigante sembrava una scimmia ammaestrata. Jesse pedal per i primi metri, senza avviare il motore. Diversamente dal viaggio di andata, adesso il rimorchio era pesante come il piombo. Solo una volta raggiunto il primo bivio avvi il motore. Lo Zndapp attravers ballonzolando Ehrwald, percorse la statale 187 lungo la Loisach fino al confine tedesco, poi punt verso Garmisch e infine risal il pendio che conduceva a Adlershof. Secondo il tachimetro il percorso totale era di trentacinque chilometri. La luna si rifletteva sul serbatoio argentato dello Zndapp e lo accompagn inquieta per tutto il viaggio. Giunto davanti a Adlershof gir in direzione della foresta, imboccando lo stretto sentiero che portava alla radura. La terra era abbastanza compatta da evitare che le ruote si impantanassero. 
Si ferm sul limitare della radura. 
Si tolse il casco e infil di nuovo la maschera antigas. 
Sollev il telo. 
Il ragazzo nudo era sveglio e lo fissava con occhi spalancati. 
Fuori, disse Jesse. 
Non posso, rispose il ragazzo indicando con il mento i piedi legati. Senza dire una parola, Jesse sciolse i nodi intorno alle sue caviglie, ma gli leg le gambe in modo che potesse a malapena camminare a piccoli passi. Poi lo osserv mentre, con le mani legate, scendeva con difficolt dal rimorchio. Alla fine cadde lungo disteso. Jesse prese lo zaino e tir fuori il coltello. 
Di l, gli disse. 
Cosa... che cosa vuoi farmi?. 
Lei!. 
Eh? 
Devi darmi del lei. 
Il ragazzino deglut. Che cosa ha intenzione di farmi?. 
Chiudi il becco e cammina. 
Jesse lo spinse davanti a s. Il fogliame frusciava. Non c'era un vero e proprio sentiero, solo una pista che procedeva a zig zag tra gli alberi. Alle sue spalle, da qualche parte, si ergeva la sagoma scura di Adlershof. 
Poi furono davanti alla fossa che Jesse aveva scavato il giorno prima. Il ragazzo rimase immobile. Agit le braccia, inerme. 
Dentro, disse il ragazzo. 
Vuole uccidermi. 
Per me sei gi morto da un pezzo. 
Cosa vuoi... cosa vuole dire?. 
Jesse si rigir il coltello tra le mani. Non sapeva perch non l'avesse gi fatto. Qualcosa in lui lo faceva esitare. Avrebbe preferito averla fatta finita con il cuscino. 
La prego... mi lasci andare, sussurr il ragazzo. 
No, disse Jesse. 
Le braccia del ragazzo sussultarono di nuovo, le sue spalle si sollevarono e prese a tremare. Probabilmente stava piangendo. Piagnucolava per la perdita della sua lussuosa vita. In quello stesso istante il ragazzo si volt. Era riuscito a liberare le braccia e colp Jesse allo stomaco. Jesse barcoll all'indietro, senza fiato, e lasci cadere il coltello per terra. Il ragazzo si chin e lo raccolse. Lo guard come un animale in trappola e sibil: Resta dove sei. 
Si chin e con le dita tremanti tagli la corda che gli legava le gambe. 
Jesse sapeva che il suo momento era adesso. Non avrebbe avuto un'altra occasione. 
Non appena la corda si spezz, salt addosso al ragazzo. Finirono a terra, Jesse gli strapp il coltello e si alz in piedi trionfante. Il ragazzo si volt d'istinto per scappare e lui lo colp con il coltello nella schiena, poco sotto il cuore, accanto alla colonna vertebrale. Jesse sent il sangue caldo sulla mano. Il ragazzo gemette e il suo viso si contrasse. Jesse gli diede un calcio. Lo fece rotolare come un sacco di patate dentro la fossa, dove sbatt violentemente la testa contro una roccia. 
Giacque immobile. 
Il cuore di Jesse andava al galoppo, lui era in iperventilazione, e continuava ad asciugarsi la mano insanguinata sui pantaloni, ma il sangue pareva incollato permanentemente alle dita. Si sedette tremando sull'erba e gett la testa all'indietro. Gli alberi sopra di lui sembravano nuvole di foglie nere. Una delle finestre di Adlershof si illumin. Chiunque fosse, non poteva certo vedere fin laggi. 
Ce l'aveva fatta. 
Rimase seduto l per un tempo che gli parve infinito, a fissare un po' la luna e un po' la finestra illuminata. Poi guard l'ora. Quasi le tre e mezzo. Merda! 
Balz in piedi e prese la pala. Cominci a ricoprire freneticamente il corpo pallido con la terra nera. La fossa non era molto profonda, ma sarebbe andata bene lo stesso. In ogni caso, non aveva altro tempo. 
Quando ebbe finito si ferm per un istante. Guard la fossa. Qui riposa Jesse, pens togliendosi la maschera. 
Da quel momento in poi Jesse era morto. 
Adesso lui era qualcun altro. 
Il viaggio di ritorno verso l'Austria gli sembr un viaggio verso la libert. Guid senza casco, con il vento che gli scompigliava i capelli e il rimorchio vuoto che ballonzolava a ogni irregolarit del terreno. Era la terza volta quella notte che faceva lo stesso percorso. Ed era la migliore. Via da Adlershof. Via da quella fossa. 
Aveva riflettuto a lungo su dove fosse meglio sotterrarlo. Adlershof era il posto pi facile. Aveva dovuto semplicemente calarsi dalla finestra, poi aveva avuto tutto il tempo del mondo per scavare la fossa. E nessuno sarebbe andato a cercare vicino alla radura. Dopo la faccenda di Richard e della balestra, evitavano tutti quel luogo come la peste. 
Alle cinque meno un quarto arriv a Ehrwald. Si spogli completamente, infil i vestiti nello zaino e lo riemp di pietre. Poi butt il motorino di Dante, il rimorchio e lo zaino nel lago Seeben. 
Dante avrebbe sentito la mancanza del vecchio catorcio. 
Ma chi se ne fregava. 
Nudo com'era, si sentiva come rinato. Non sentiva neanche il vento freddo. Era come preso da un turbine di eccitazione febbrile. 
Suo padre doveva essersi sentito cos mentre si scopava le puttane. Solo ora lo capiva. 
Infilarsi il pigiama del ragazzo fu come infilarsi una nuova vita. 
Corse alla villa. Apr la porta con le dita tremanti, sgattaiol al piano di sopra e rimase in bagno per un bel po'. Dopo essersi lavato si guard nello specchio e fu assalito dai dubbi. In un attimo comprese tutta la follia del suo piano. Fu sicuro che avrebbe fallito, che sarebbe stato scoperto. Quanto era stato stupido e miope! Sent le ginocchia cedergli e dovette sostenersi al bordo del lavandino. 
Non che rimpiangesse nulla. Dubitava solo che potesse avere successo. 
Ma adesso era comunque troppo tardi. L'incendio nell'ufficio dei servizi sociali, la chiave rubata, il motorino nel lago, l'omicidio. A questo punto non poteva fare altro che recitare la sua parte. 
Perci scivol all'interno della stanza in fondo al corridoio, scost le lenzuola di seta e si infil nel letto vuoto del suo fratello gemello. 
Merda, imprec, era contento che la tomba di Jesse fosse a Adlershof, lontano, in un altro paese. In un'altra vita. Nella sua nuova vita, avrebbe dovuto prendere il nome del suo gemello. Da quel giorno in avanti sarebbe stato Raphael. 
Da quel giorno in avanti sarebbe stato lui il migliore.

55. Ehrwald, Austria - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 14,39. 

Jesse fiss l'uomo con la maschera antigas. Non solo indossava i suoi vestiti rubati, ma anche la sua voce ricordava a Jesse la propria. Sulla parte superiore della maschera nera si era posato qualche fiocco di neve. Innocenti puntini bianchi. Il respiro dell'uomo usciva sotto forma di nuvoletta dall'apertura davanti alla bocca. 
Chi diavolo  lei?, chiese Jesse. 
Ti ricordi di Kiel? 
Kiel? 
Kiel, la citt. All'epoca avevamo tre anni. Non molti. Ma qualcosa ci si ricorda sempre, vero?. 
Jesse guardava l'uomo senza capire. 
 stato allora che  ricomparso pap. Con la sua uniforme bianca e immacolata, appena sceso dalla nave. La nave bianca della speranza, disse ironico. A quanto pare i vietnamiti la chiamavano cos. Me lo raccontava sempre. I suoi gloriosi trascorsi in Vietnam. Ma tu non c'eri gi pi. 
Non ho idea di cosa stia dicendo. 
Ti ricordi della mamma? Mamma e Wilbert. O magari di quando sei caduto nel ghiaccio? Eri piccolissimo, forse non avevi neanche tre anni. 
Jesse aveva la sensazione che fosse meglio sostenersi a qualcosa, ma non c'era nulla a cui appoggiarsi. Solo gli abeti innevati e la canna di un fucile puntata contro di lui. 
 successo poco prima che tornasse pap. E lo sai chi  stato a tirarti fuori dal lago ghiacciato quella volta? Wilbert. Con la sua mano gigantesca, quella con sopra la cicatrice. Sarebbe stato meglio se ti avesse lasciato annegare. Ma quello stronzo aveva un debole per te. 
Jesse continuava a fissare l'uomo, allibito. Il ghiaccio che si rompeva, il freddo paralizzante e la sensazione di annegare. E poi la mano con la cicatrice che lo tirava fuori. Quello era il suo incubo, e quell'uomo l'aveva appena descritto come se l'avesse visto dentro la sua testa. Come se fosse stato presente. 
Sparito anche quello? Hai dimenticato proprio tutto? Altrimenti magari avresti provato a cercarmi. L'avresti fatto?. 
Jesse scosse la testa, senza dire una parola. 
Avresti dovuto. Avresti potuto mostrare almeno un minimo di interesse, magari ti avrebbe fatto bene. Ma no, preferivi crogiolarti nel lusso, disse amaramente l'uomo. La sua mano destra era pronta sul grilletto dell'arma, con il gomito teneva fermo il calcio contro l'anca. La canna era puntata contro il petto di Jesse. 
Ma si pu sapere chi  lei? 
Chi sono io?. Con la mano sinistra, l'uomo sollev la maschera. Corti capelli biondi si sollevarono e ricaddero. 
Io sono te, disse. Raphael. 
Jesse non credeva ai propri occhi. Era come avere davanti la propria immagine riflessa. Stessa statura, stessi capelli, stesso viso, persino gli stessi occhi. Solo la loro espressione gli era estranea. Era come se quegli occhi avvelenassero tutto il viso. 
Come si fa a dimenticare il proprio fratello gemello? Sarebbe come farsi amputare una parte del corpo. 
Jesse non sapeva cosa dire. Non sapeva neanche come rivolgersi a quel suo riflesso che aveva davanti. Dopo l'incidente si era chiesto spesso chi fosse davvero, da dove venisse. Di suo padre gli avevano raccontato, di sua madre non sapeva nulla. E per necessit aveva tentato di non farsi pi domande. Tanto non aveva risposte. Solo un paio di storiacce velenose. E adesso davanti a lui c'era suo fratello gemello? 
Come poteva essere? 
Perch nessuno gli aveva mai detto nulla? Per lo meno Artur avrebbe dovuto saperlo. Sent in bocca il sapore della bile. Era quello il nocciolo di tutta la faccenda? Era per questo che Artur era scomparso? E gli altri erano stati uccisi? E che ne era stato di Isa? Dov' lei?, chiese Jesse. Dov' Isa? 
Non ha pi importanza. La voce di Raphael era calma e dava l'impressione di una persona abituata a comandare. Lei resta con me. 
Che significa? 
Te l'ha gi detto lei, no? Devi dimenticarla.  una cosa che sai fare bene. 
Tu sei pazzo. La voce di Jesse tremava. Perch fai tutto questo? Cosa vuoi da me? 
Rivoglio indietro la mia vita. Ti sei preso tutto quello che era mio. La mamma, Sandra, Isabelle... Non mi hai lasciato niente. Tutti i miei sforzi sono sempre stati inutili. Sei come lo stramaledetto riccio nella favola del riccio e della lepre, arrivi sempre per primo!. Gli occhi di Raphael adesso erano ridotti a due fessure e sprizzavano odio. Sei stato il primo anche a uscire da nostra madre. Il posto accanto a lei nel letto  sempre stato tuo. Come se avessi un cazzo di abbonamento al primo posto. Anche quando ero io a piangere pi forte, lei prendeva sempre in braccio te. Me l'ha raccontato Wilbert. Si  meritato la sua fine anche solo per questo. E se fossi stato io a cadere in acqua quella volta, scommetto che Wilbert non mi avrebbe tirato fuori. 
Jesse arretr involontariamente. La neve scivol da un ramo alle sue spalle e gli cadde sulla nuca. Non capisco una parola di quello che stai dicendo. 
Perch hai dimenticato tutto. Certo.  pi facile cos. Lo sai che cosa darei io per dimenticare tutta questa merda? 
E tu sai che cosa darei io per poter ricordare?, replic Jesse con rabbia. Come se fosse stata una mia decisione poi. Ho avuto un incidente. 
Forse non  stato un incidente, disse Raphael, ma una punizione. Forse, per una volta, sei stato quello che ha dovuto mangiare merda. 
Che vuoi dire? 
Che non hai mai dovuto sopportare le conseguenze di nulla. Fin da quando sei nato e soprattutto dopo la morte della mamma. 
Jesse fiss Raphael, l in piedi nella neve, con indosso la sua giacca, i jeans blu che anche lui era solito portare, e i suoi stivali. La morte della mamma? Com' morta? 
Tuo zio Wilbert non riusciva a tenere le mani lontane dalla moglie di suo fratello. Come te. Neanche tu sei riuscito a stare alla larga da Sandra. 
Jesse lo guard perplesso. Che significa? 
Che Wilbert le ha sparato, ecco che significa. 
Quelle parole rimasero ad aleggiare nel silenzio. Un silenzio simile a quello che cala dopo uno sparo, opprimente e carico di tensione. E allo stesso tempo cos simile a un vuoto. Alle spalle di Raphael, lo Zugspitze si ergeva fendendo le nubi grigie. Per qualche istante il cielo si tenne la neve per s. 
 successo poco dopo che pap era tornato. C' stato un gran baccano. Non mi meraviglia. Wilbert aveva cercato di prendere il posto di pap. Ma noi eravamo i suoi figli. E Gudrun sapeva dov'era il suo posto. Wilbert all'improvviso si ritrov a essere la quinta ruota del carro. Non poteva vivere cos. Ha ucciso la mamma e ti ha portato via. Pap vi ha inseguiti come un pazzo, ma non vi ha mai trovati. Raphael fece una smorfia. Anche pap voleva pi bene a te. Se avesse potuto scegliere, avrebbe dato via me. 
Mi ha rapito?. Jesse sentiva girare la testa. Mio zio mi ha rapito? 
E ha lasciato me. Da quel momento in poi sono rimasto da solo con pap. Eravamo in tre. Tu hai vinto il biglietto d'oro. E io l'abbonamento per l'inferno. 
Il biglietto d'oro? Non avevo pi una madre, ero stato rapito, sono cresciuto in un istituto. Tu almeno avevi ancora un padre. 
Oh, no, disse Raphael. No, no, no. Ero io quello che viveva in istituto. Tu te ne stavi laggi, Riccioli d'oro, nel tuo nido elegante al primo piano. Indic la casa alle spalle di Jesse con la canna del fucile. 
Jesse si volt a guardarla, poi riport gli occhi su Raphael. Non capiva cosa intendesse suo fratello. 
E mentre tu cenavi con posate d'argento io mi beccavo tutta la merda. Come credi che stesse pap dopo la morte della mamma? E dopo aver perso il suo ometto? Era stato espulso dalla Marina. Il suo brevetto da capitano in fumo. Gli era rimasta solo l'uniforme, appesa a una stampella. E lui passava il suo tempo a vomitare perch beveva troppo. Beveva per dimenticare. E and sempre peggio. A sette anni dovevo stirare l'uniforme. Senza grinze. E tenere pulito l'appartamento, mentre lui mi raccontava quanto era fantastico mio fratello. Tu non c'eri, eppure eri sempre presente. Come un fantasma del cazzo. E nel frattempo tu.... Lanci un'altra occhiata alla casa alle spalle di Jesse. 
Quando avevo dieci anni, continu Raphael, ho vuotato il sacco su pap. Ai servizi sociali. Colmo dell'ironia, alla stessa puttana che all'epoca si era occupata della tua adozione. La Wisselsmeier. Una vacca fatta e finita. Erano stati loro a coprire tutto. Wilbert, Artur e la Wisselsmeier. 
Ero stato adottato?, chiese Jesse sbalordito. 
Oh, eccome, Riccioli d'oro. Eri in paradiso. Lenzuola soffici, materasso pulito, scuole costose. Il meglio del meglio. E non dovevi neanche dividerlo con nessuno. Certa gente non riesce ad avere figli. Gi. E allora non rimane altro da fare che comprarseli al negozio all'angolo. Suo fratello lo fissava con uno sguardo carico di odio. Se almeno ti avessero trattato male. Ma no, erano anche gentili. E adesso prova a indovinare dov' che sono finito io dopo aver denunciato pap alla Wisselsmeier? Esatto. Adlershof! Di me non si  preoccupato nessuno. N Artur, n Wilbert, n qualche ricco genitore di rimpiazzo. Ero il figlio dell'ubriacone, con uno zio assassino e un'aria stramba. Merce fallata. Chi se la compra?.

56. Ehrwald, 29 ottobre 1981. 

Caro signor Artur Messner, 
so che avevamo concordato di non parlare pi di questa faccenda, e che lei si ostina a non voler parlare al telefono. Mio marito dice che  inutile tentare di parlarle, che lei non pu aiutarci. Ma la prego almeno di leggere questa lettera. Se non per me, lo faccia in nome della vecchia amicizia che la legava a mio marito. 
Le siamo grati per il nostro meraviglioso ragazzo.  amabile, tenace, intelligente e cos forte da riuscire ad avere la meglio sugli incubi e i ricordi che lo hanno accompagnato nel corso degli anni. Non ne parla mai e i suoi ricordi sono sempre pi sbiaditi. A volte penso che sarebbe meglio fornirgliene di nuovi, migliori di quelli vecchi. Non abbiamo mai risposto alle sue occasionali domande, e piano piano lui ha smesso di farle. 
Raphael  con noi da circa dieci anni. Credo di conoscerlo bene, tanto quanto una madre pu conoscere suo figlio. Proprio per questo non capisco cosa gli sia accaduto ultimamente. Quest'estate  stato malato per due settimane. Un'infezione intestinale che andava e veniva. Da allora non lo riconosco pi. Non lascia avvicinare pi nessuno,  diventato pi introverso, spesso si chiude a chiave quando  in camera, e sempre quando va in bagno. So che forse queste cose le sembreranno le preoccupazioni di una madre isterica. In fondo, Raphael  alle soglie dell'adolescenza. Naturalmente ci ho gi pensato. Ma non credo che si tratti di questo. I cambiamenti sono stati cos improvvisi e inspiegabili. Raphael ha sempre avuto una paura incontrollabile dell'acqua. Da piccolo sognava spesso di annegare e a scuola abbiamo dovuto sempre farlo esonerare dalle lezioni di nuoto. Dio solo sa quanto ho dovuto discutere con la sua insegnante di educazione fisica. Negli ultimi giorni estivi invece l'ho visto diverse volte nuotare nel lago Seeben. Non fare il bagno, proprio nuotare! Prima di allora non ero neanche sicura che sapesse farlo. 
Non mi fraintenda, sono contenta che abbia superato la sua paura. Se si fosse trattato solo di questo sarei rimasta stupita, ma non mi sarei preoccupata. Una volta, alla fine di settembre,  tornato da una nuotata, bagnato fradicio, con la camicia incollata alla pelle. Solo in quel momento mi sono resa conto che nuota sempre con la camicia addosso, mai a torso nudo. Si sveste solo in bagno, con la porta chiusa. Non mi prenda per pazza, ma non sono pi riuscita a darmi pace. A ripensarci mi vergogno, ma non riuscii a trattenermi e lo spiai dal buco della serratura del bagno. Quasi mi spaventai a vedere quanto fosse muscoloso il suo torace. E poi ha qualcosa sul petto che assomiglia a una bruciatura. Non una bruciatura recente, una vecchia. 
Com' possibile? E com' possibile che arrivi in cucina e cerchi l'interruttore della luce dal lato sbagliato? Che scambi il cassetto delle posate con quello delle medicine? E perch non suona pi il pianoforte come una volta? Con l'arrivo dell'adolescenza il cervello cambia, mi ha spiegato uno psicologo, ma neanche cos riesco a spiegarmi cosa possa essere accaduto a Raphael. A volte ho la sensazione che si dimentichi tutto e che si sforzi di non farcelo capire. E poi tutte le scuse e le bugie che dice ultimamente. Vuole sempre farmi credere che sia tutto a posto. Ma io vedo quanto sta male, quanto  nervoso.  come se volesse accontentarmi in tutto, ma poi quando gli chiedo come sta, a volte si arrabbia cos tanto che ho quasi paura di lui. Ho la sensazione che potrebbe fare qualsiasi cosa. Non riconosco pi mio figlio, perci cerco il suo consiglio, signor Messner. Ha una spiegazione per tutto questo? Potrebbe magari raccontarmi che esperienze ha avuto Raphael prima di arrivare da noi? Dev'esserci una ragione per tutto questo e io credo che sia nascosta nel passato. Qualunque altra possibilit mi pare impensabile. 
La prego, cerchi di capirmi. Le sar grata anche solo per una frase, per un dettaglio qualunque. Il comportamento di Raphael mi logora i nervi. Non riesco quasi pi a dormire e ho timore di impazzire se la situazione non cambier in fretta.  come se qualcuno avesse rubato l'anima di mio figlio. La prego con tutto il cuore, mi scriva appena pu. 
Cordialmente, 
Renate Kochl 
Jule pos la lettera in grembo. Era seduta sulla poltrona di Artur, e nonostante il termosifone fosse proprio l accanto, si strofin le braccia come se avesse freddo. Aveva la pelle d'oca e i peli dritti. Non  possibile, pens.  solo frutto delle tue fantasie. 
Riapr la cartellina che conteneva la candidatura della famiglia Kochl per l'adozione di Raphael Berg. Guard la foto. La cartellina era stranamente sottile, parevano mancare dei dati. Non sapeva molto di adozioni, ma le pareva improbabile che un ufficio dei servizi sociali tedeschi spedisse un bambino in Austria. E ancora pi improbabile che gli ingranaggi della burocrazia tedesca producessero una documentazione cos scarsa. E poi c'era l'altra cartellina, compilata dalla stessa dipendente dell'ufficio dei servizi sociali per i minori di Garmisch, una certa signora Wisselsmeier, che conteneva una foto in cui il viso di Raphael Berg pareva essere stato sottoposto a una di quelle simulazioni di invecchiamento che si fanno al computer. 
Durante il colloquio con il dottor Paul Brenner, psicologo incaricato dall'ufficio, Jesse Berg (11) ha confessato con una certa reticenza che suo padre Herman (47, capitano fuori servizio; madre deceduta) lo ha picchiato pi volte. Ha descritto ripetute aggressioni e umiliazioni subite a opera del padre. Una volta Herman Berg gli ha offerto dell'alcol, e quando infine lui ha accettato di provarne un sorso  stato severamente punito. Jesse ha ammesso di avere paura di suo padre, che lo ha accusato spesso di avergli sottratto bevande alcoliche. Infine, Herman Berg era solito minacciarlo di punizioni draconiane, facendo spesso riferimento alle pene tipiche del mondo arabo e asiatico, dove (cit.) ai ladri tagliano le mani. Poich non  stato possibile risalire ai parenti ancora in vita di Jesse Berg, che ha saputo indicare soltanto un fratello gemello scomparso all'et di tre anni, l'ufficio avvia la procedura di ritiro della patria potest e dispone con effetto immediato il trasferimento in domicilio provvisorio nell'istituto di Adlershof (Garmisch-Partenkirchen). 
Ella Wisselsmeier 
Ufficio servizi sociali per i minori di Garmisch-Partenkirchen 
I pensieri turbinavano nella testa di Jule. Gemelli. Non poteva essere un caso. Come non era un caso la terribile situazione descritta dalla madre adottiva di Raphael, Renate Kochl, nella sua lettera. E poi la faccenda del pianoforte. Jesse sapeva suonare il pianoforte e nessuno sapeva spiegarsi come. Neanche lui. E Raphael? Raphael sapeva suonare, ma per qualche incomprensibile ragione aveva smesso. C'era un'unica spiegazione plausibile per tutto questo, anche se sembrava una follia. Jesse e Raphael erano gemelli e dovevano essere stati scambiati. 
Jule si sent gelare e si strofin ancora le braccia, ma la pelle d'oca non scomparve. 
Voleva continuare a leggere, ma sent una chiave girare nella serratura. Infil in fretta e furia le carte sotto l'imbottitura della poltrona e le copr con le gambe. In quell'istante, la porta si spalanc. 
Sulla soglia c'era Richard. Aveva ancora in mano il fucile dentro la custodia, con la canna rivolta verso il pavimento. Una donna pi anziana e piuttosto corpulenta gli pass davanti ed entr. Jule giudic che fosse sulla sessantina. Nella mano destra aveva un bastone da passeggio. I suoi movimenti erano rigidi e goffi, sotto il suo cardigan sformato si intravedeva un seno cadente e un ventre adiposo. I suoi occhietti incastonati nel volto carnoso fissavano Jule con espressione ostile. 
 questa qua?, chiese a Richard. La sua voce lasciava intuire migliaia di sigarette fumate, anche se la donna non odorava di nicotina. 
Richard annu. Aveva le guance rosse e sudava. 
E sei sicuro che sappia tutto?. 
Sappia tutto? E di cosa?, si chiese Jule. Il suo sguardo si pos sul fucile di Richard con una certa apprensione. 
Ha detto che ha trovato Charly e ci ha parlato, rispose lui. 
Merda, brontol la signora. I suoi occhietti porcini si mossero inquieti da tutte le parti, per poi bloccarsi tra le gambe di Jule, sospettosi. Cosa c' l?. Con il bastone indic il mucchietto di carte che spuntava dall'imbottitura della poltrona. 
Cosa vuole da me?, chiese Jule. Chi  lei?. 
Mi dia quella roba, disse la donna tendendo la mano in avanti. 
Dal momento che Jule non reagiva, Richard si avvicin alla poltrona e tir fuori le carte. Ehi, cosa fa..., protest Jule. Richard gett un'occhiata alle carte e Jule si sent avvampare. Pareva che quei documenti non dicessero molto a Richard, che li porse alla donna. Lei li prese senza dire una parola e socchiuse gli occhi per vedere meglio. Un attimo dopo alz lo sguardo. Sfogli in fretta la cartellina. E impallid. Al diavolo. Che storia  questa?. Lanci a Jule un'occhiata penetrante. Dove ha preso questi documenti? 
Trovati, rispose Jule facendo spallucce. 
Ti dicono qualcosa?, chiese Richard. 
Se mi dicono qualcosa?, gracchi la donna. In parte li ho scritti io. 
Jule la fiss. Era forse Renate Kochl, la madre adottiva che aveva scritto la lettera ad Artur Messner? No, impossibile. I suoi modi rozzi non si addicevano al tono sensibile della lettera. Quindi poteva trattarsi solo della funzionaria dell'ufficio dei servizi sociali. Come si chiamava? Wisselsmeier. 
Di che si tratta, Ella?, chiese Richard. 
Di cose accadute prima che arrivassi tu. Impicci del tuo vecchio. 
Jule non si perdeva una parola. Aveva capito bene? Era stato Artur Messner a combinare la faccenda dei due ragazzi? Sapeva dello scambio? O si era occupato solo dell'adozione? 
E perch io non ne so nulla?, si lament Richard. 
Tuo padre sa tutto di quello che fai tu? 
No, ovviamente no, ma.... 
E allora, replic Ella Wisselsmeier. 
Dovremmo occuparci di Charly, disse Richard. 
Abbiamo un altro problema qui. 
Eh?. 
La donna alz il bastone e indic Jule. 
Che vuoi dire? 
Ragazzino, tuo padre aveva davvero pi sale in zucca di te. Anche se non necessariamente pi fegato. In ogni caso era meno duro di comprendonio. 
Le guance di Richard si fecero ancora pi rosse. 
Se questa qui ha scoperto questa roba.... Ella Wisselsmeier fece frusciare le carte che aveva ancora in mano. ...E se ha parlato con Charly, allora sa tutto. E intendo tutto quanto. 
Jule si sentiva girare la testa. Che stavano dicendo? Cosa sapeva lei? Dei due fratelli? Che li avevano scambiati? Ma cosa c'entrava tutto questo con Charly? 
Io... be', a dire la verit non ho idea di che cosa stiate parlando, disse Jule, alzandosi dalla poltrona e facendo qualche passo in direzione della porta. 
La Wisselsmeier sollev il bastone e la colp sul viso. Jule inciamp di lato e grid. 
Non mentire a me, ringhi la Wisselsmeier. 
Jule la fissava terrorizzata. Si tocc la guancia e sent del sangue. L'orecchio e la met sinistra del viso le bruciavano di dolore. 
Cosa facciamo adesso?, chiese Richard. 
Dov' Charly?, chiese Ella Wisselsmeier a Jule. 
Jule serr le labbra. 
In cantina, disse Richard. Me l'ha detto prima. 
C' un modo per arrivare in cantina senza farci vedere? Dobbiamo occuparci di entrambe. 
Occuparci?, pens Jule. Che diavolo voleva dire? 
Richard annu. Era evidente che fosse profondamente a disagio. E se urla? 
Santo cielo! Fa' in modo che non urli. O vuoi passare il resto dei tuoi giorni in prigione?.

57. Ehrwald, Austria - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 15,04. 

Il cielo pareva volersi staccare dalla terra. Le nuvole si addensavano e si ergevano sempre pi in alto. Jesse cadde in ginocchio. Adottato? E quella alle sue spalle era la casa dei suoi genitori? Si sentiva come se la testa fosse sul punto di esplodere. 
Intorno a loro vorticavano singoli fiocchi di neve. Suo fratello ne afferr uno con la mano sinistra e lo schiacci. 
Se questa era casa mia, chiese Jesse, perch allora sono cresciuto a Adlershof?. 
La bocca di Raphael era contratta in un ghigno crudele e ostinato. Ma dietro si nascondeva qualcos'altro. Un sentimento che Jesse conosceva bene. Rimpianto. Il desiderio di invertire lo scambio dei ruoli, di poter tornare indietro, perch le conseguenze avevano richiesto un prezzo che preso dalla rabbia e dall'invidia non aveva considerato. Era lo stesso sguardo che avevano i drogati. O gli spacciatori. O i trafficanti d'avorio che aveva visto in Africa. O i bambini soldati nel Darfur. Era lo stesso sguardo che aveva avuto lui quando si era iscritto a Medici senza Frontiere abbandonando Sandra e Isa, perch non si ritrovava in quella vita a tre. Perch non si sentiva integro. 
Ma altrettanto forte del desiderio di tornare indietro era la consapevolezza che l'ultimo treno era passato ormai da un pezzo. Ci che rimaneva era un abisso vuoto, che si tentava di riempire con l'ostinazione. Con un'estrema durezza verso se stessi e verso gli altri. Continuando a procedere nella direzione sbagliata. 
Per salvarsi ci si diceva che le cose erano andate storte, che il destino era ingiusto, che era stato tutto un incidente. 
Incidente. Jesse sentiva quella parola riecheggiare dentro di s. 
Raphael, che continuava a fissarlo, accenn un sorriso privo di qualsiasi gioia. 
L'incidente, sussurr Jesse. La ferita alla schiena. Sei stato tu!. 
Chi ti ha raccontato questa balla dell'incidente? Artur? 
Tutti quanti. Hanno sempre detto che non ne sapevano niente. 
Non  stato un incidente. 
Jesse fiss Raphael. 
Non riuscivo a sopportarlo, disse. La lepre e il riccio. Tu avevi tutto quello che io desideravo. Tutto quello che non avevo mai avuto. Tu l'amore. Io l'odio. Tu la ricchezza. Io alcolismo e miseria. Tu la speranza. Io la disperazione. Come credi che mi sia sentito quando a un certo punto ho scoperto che tu esistevi ancora, e dove abitavi?. 
Mi hai quasi ammazzato.... 
Mi dispiace per il quasi, disse Raphael ironico. 
...e ti sei rubato la mia vita. 
E tu ti sei rialzato e ti sei preso la mia, di vita. 
Cosa ho fatto io? 
Invece di morire come dovevi, sei strisciato fuori da quella fossa. Davvero non so come. 
Non sono riuscito a portare a termine la faccenda. Avevo pensato che ucciderti sarebbe stato facile. Non ho riflettuto bene su come sarebbe stato, o meglio su come sarebbe stato dopo. E come avrei potuto. Avevo tredici anni. Ero furioso, ti odiavo. Perci escogitai un piano. E ti aggredii. Ma alla fine non riuscii nemmeno a spalarti abbastanza terra addosso, perch mi tremavano le mani. 
Jesse alz gli occhi verso il cielo. Non sopportava pi di guardarlo in faccia. Il vento trascinava le nubi oltre la cima dello Zugspitze, la montagna pareva inclinarsi verso di loro. 
Pensi che dovrebbe dispiacermi?, chiese Raphael.  cos. Solo non come pensi tu. 
Tu sei pazzo, sussurr Jesse. 
Credi che sia stato facile interpretare il tuo ruolo? Raphael il bravo ragazzo. Non avevo un attimo di pace. Dovevo sempre nascondermi. E c'erano tutte quelle aspettative. Lo sguardo di tua madre - mi correggo: di tua madre adottiva - pareva quello di un cerbiatto malato, ci vedevo sempre quella delusione lamentosa. E voleva sempre aiutarmi. Raphael fece una smorfia e riprese a parlare con una vocina stridula e acuta: Figlio mio, cosa c'? Che hai? Ah, sei cos cambiato, tesoro mio. Poi guard Jesse con rabbia. Sono sicuro che lo sapeva. Sapeva che non ero te. Gli occhi furiosi di Raphael si riempirono di lacrime. Serr i denti. L'estremit del fucile tremava come un sismografo. Perch non mi sgridava e basta? E non mi picchiava? Alla fine mi ritrovai a rimpiangere mio padre. Le botte erano pi facili da sopportare. Sarebbe stato giusto cos. Quello, oppure il buco, gi a Adlershof. Avevo nostalgia. Di Richard, quel coglione e codardo. Di Markus. Lui almeno si era difeso. E poi Mattheo, Alois, Wolle, Sandra. Improvvisamente capii dov'era casa mia. Ma non potevo tornare. Ero morto, maledizione. O almeno pensavo di essere morto. 
Tremante, Raphael prese un profondo respiro. Finch all'improvviso, un paio di settimane fa, si  fatto vivo Wilbert. Come un fantasma. Per un istante pensai che pap fosse tornato dall'oltretomba. Poi vidi la cicatrice. Era malato, stava per morire, mi ha detto. E aveva pensato di farmi visita. Voleva vedere che ne era stato del bambino che all'epoca era riuscito a salvare dalle grinfie di suo fratello Herman. Come poteva sapere che di fronte a lui c'ero io e non tu? E poi, dopo tutto quello che mi aveva fatto, ha osato persino affermare che era stato pap a sparare alla mamma! Porco bugiardo! Cosa credi che abbia fatto io allora?. 
Raphael lo guard come se si aspettasse una risposta. 
Quello che avresti fatto tu. Ho sorriso. Ho recitato la parte fino alla fine. Finch non mi ha chiesto se sapevo che mio fratello era ancora vivo. Lui non si dava pace, doveva dirmelo. Mio fratello era cresciuto qui vicino, a Adlershof. Ed era diventato dottore. Si era sposato e aveva una figlia. Raphael si strofin gli occhi con il dorso della mano sinistra, in cui stringeva ancora la maschera antigas. La sua bocca era una linea sottile. E sua moglie, mi disse, si chiamava Sandra. 
Jesse teneva gli occhi fissi sulla canna del fucile. Non voleva vedere le lacrime di Raphael. Non voleva neanche tentare di capire perch avesse fatto tutto quello. Era troppo mostruoso. Troppo inconcepibile. Avrebbe voluto infuriarsi, urlare di rabbia, ma qualcosa in lui lo rendeva straordinariamente freddo. Era calmo, come prima di un'operazione. Osserv le pupille di Raphael, il suo respiro concitato, il fucile. Tent di concentrarsi sull'unica cosa importante in quel momento. Dov' Isa? 
Lei  la mia ricompensa. 
Ricompensa? 
La ricompensa per avermi rubato Sandra. 
Sei stato tu a lasciarla. 
Tu non te la meritavi. Tu hai sempre avuto tutto facile, mentre io ho dovuto sempre arrancare nella merda. 
Ma che vuol dire che lei  la ricompensa? Che vuoi fare? 
Rivoglio la mia vita. La mia vita all'istituto. 
E Isa cosa c'entra? 
Ho comprato la casetta al cancello. Richard non lo sa, ho usato un prestanome. Ma quando tutto questo sar finito, io e Isa vivremo l. Lei  mia figlia. La figlia che avrei dovuto avere con Sandra. 
Sei pazzo. Non funzionerebbe mai. 
E perch no? Non sono forse identico a te? Ho il tuo portafogli, il tuo passaporto, la tua carta di credito. Oddio,  stato cos facile. Marta. Te la ricordi? Basta dare cinquecento euro a una ragazzina di strada e quella far qualsiasi cosa per te. Ho i tuoi vestiti, e mi sono persino tagliato i capelli come nella foto sul passaporto. 
Anche l'altra volta hai pensato che funzionasse. E adesso lo rimpiangi. 
Io non rimpiango niente, rispose Raphael piccato. Sono stati gli altri a rovinare tutto. 
Tu hai rovinato tutto. Nessun altro. E stai per rifare lo stesso errore. Isabelle ti odier. 
No, invece, rise Raphael. Mi amer. Perch io sono suo padre. Verr a salvarla. Sollev il fucile e lo punt sul viso di Jesse. Mettila. Con la mano sinistra lanci a Jesse la maschera antigas. Tutto quello che devo fare  uccidere il suo rapitore. Allora lei mi amer.

58. Ehrwald, Austria - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 15,24. 

Mattheo era seduto in macchina e congelava battendo i denti. Senza le chiavi il riscaldamento non funzionava, e senza il riscaldamento il Defender era una specie di cella frigorifera. Su internet un tizio aveva scritto di aver lasciato il gatto in auto di notte e di averlo ritrovato stecchito la mattina successiva. Tuttavia Mattheo amava il suo Defender e se ne prendeva cura come suo nonno, un vecchio nazista, una volta si prendeva cura della sua motocicletta, una BMW R51/2. 
Di pessimo umore, Mattheo cerc di sbirciare dal parabrezza quasi completamente ricoperto di neve. 
Sempre la stessa storia. Lui era quello che veniva tagliato fuori. A volte lo mettevano a fare il palo. Altrimenti gli dicevano sempre la stessa cosa: aspetta qui e non fare rumore. Forse era per quello che era diventato postino, pens amaramente. Nella sua borsa portava segreti, faccende grosse, importanti. Ma era solo il messaggero, anche in questo caso era tagliato fuori. 
Persino la sua offerta di aiutare nella ricerca di Charly era stata rifiutata da Richard, nonostante lui, Mattheo, non si fosse tirato indietro di fronte alla fatica e si fosse messo a disposizione nonostante quel tempaccio. Chi altro l'avrebbe fatto? Su chi altro potevano contare? Lui era sempre pronto a tutto. Alla fine per veniva sempre lasciato in disparte. Non essere considerato in alcun modo lo faceva soffrire. 
La storia del rapimento che gli aveva raccontato Jesse l per l gli era parsa assurda. Ma il modo in cui Jesse l'aveva trattato, brusco e noncurante, l'aveva convinto che fosse tutto vero. Come quella volta, nella radura. Jesse era sempre stato imprevedibile e pericoloso, anche da piccolo. Mattheo non aveva mai avuto problemi ad ammettere di aver paura di lui, come anche di Richard, seppure un po' meno. 
Mattheo sapeva anche che il massimo del coraggio consisteva nell'affrontare la propria paura. Forse lo sapeva gi all'epoca. Ma all'epoca nessuno gli aveva dato un'opportunit. Adesso per chi c'era a trattenerlo? Era l tutto solo, seduto in macchina al freddo, in mezzo al niente sul versante nord della montagna. 
Apr piano la portiera. And al bagagliaio e apr anche quello con cautela. Non voleva spaventare Jesse. N nessun altro. Nel bagagliaio del Defender c'erano qualche coperta e un vecchio piumino che aveva dimenticato di avere e che indoss con un fruscio. Poi scost le coperte e rimase a contemplare il suo tesoro. Una balestra Darton FireForce con mirino AIAFRS 101, e un'accuratezza di tiro fino a centottanta metri. 
Adorava la scocca in legno dell'arma, che gli ricordava la prima balestra che aveva imbracciato. Adesso realizzava che quella volta aveva avuto le mani troppo sudate, e quanto fosse stata pesante l'arma. La FireForce era incomparabilmente pi facile da caricare rispetto alla vecchia balestra nella rimessa di Artur. L'ingegnoso meccanismo con la carrucola scorrevole gli dava sempre l'illusione di essere forte. Si allontan dalla macchina portandosi dietro una faretra con sei dardi e avanz parallelamente al lago Seeben, tenendo sempre d'occhio la casa. 
Dopo pochi metri vide Jesse in piedi tra gli alberi. Lo riconobbe per via della giacca troppo piccola. Non sapeva chi fosse l'altro uomo. Si avvicin con cautela, per quanto glielo permetteva la neve che scricchiolava sotto i suoi piedi. Arrivato a un centinaio di metri di distanza, si blocc e sollev la balestra. Il mirino telescopico faceva sembrare tutto vicinissimo, nonostante il vento spostasse in continuazione i rami degli abeti dentro il suo campo visivo e ogni tanto sollevasse la neve come polvere. Jesse aveva il viso rivolto verso di lui, e Mattheo spost il mirino sull'altro uomo, di cui vedeva solo la schiena, le spalle e la nuca. Riusciva per a distinguere bene il fucile che aveva in mano. Jesse non gli aveva raccontato balle. Quello doveva essere il rapitore di cui aveva parlato. Jesse aveva bisogno di aiuto, era evidente. 
Lentamente, come aveva imparato, abbass la balestra e infil il piede nella staffa, mise in tensione l'arma e la blocc. Poi si avvicin leggermente, non perch la FireForce non fosse abbastanza potente, ma perch, se si fosse arrivati a tanto, avrebbe avuto bisogno di una traiettoria libera, senza rami che potessero deviare il dardo. Intanto osservava i due uomini a occhio nudo. Giunto a circa trenta metri di distanza si ferm, infil un dardo nella scanalatura e sollev l'arma all'altezza degli occhi. Lo sguardo di Jesse lo fece rabbrividire. Sembrava sconvolto, insolitamente vulnerabile. Non era il Jesse che conosceva. Aveva forse paura? Anche solo quell'ipotesi galvanizz Mattheo. Sono qui, sussurr, talmente a bassa voce che solo la FireForce pot sentirlo. 
L'uomo con il fucile gett qualcosa a Jesse, lui lo raccolse e se lo infil in testa con qualche esitazione. Era una maschera antigas nera, che spiccava sul bianco della neve. 
La canna del fucile adesso era puntata contro la testa di Jesse, e Mattheo sent i peli alla base del collo rizzarsi. Questa volta non era rimasto tagliato fuori. Non l. Non quel giorno! 
Sfil il guanto e tolse la sicura alla balestra. Premette il calcio contro la spalla e posizion la croce del mirino in corrispondenza della nuca dell'uomo con il fucile. Ci sarebbe voluto cos poco che era quasi un peccato. Gli sarebbe piaciuto gustarsi il momento, dilatarlo come le riprese in slow motion di qualche impresa sportiva. Contrasse l'indice e sent il metallo freddo del grilletto che quasi gli congelava la pelle. 
In quel momento Jesse alz lo sguardo nella sua direzione. Solo per un brevissimo istante. Il tempo di un battito d'ali. Nonostante la maschera, Mattheo ebbe l'impressione che Jesse l'avesse visto tra gli alberi. 
Mi ringrazierai, pens Mattheo. 
L'indice era sempre pi in tensione. Mattheo avrebbe voluto respirare a fondo, mantenere la calma, essere freddo, ma il suo cuore andava al galoppo. 
All'improvviso, l'uomo con il fucile volt la testa e segu la direzione del breve sguardo di Jesse di poco prima, come se avesse fiutato qualcosa di sospetto. Mattheo rimase impietrito. Fiss incredulo attraverso il mirino. Rilass l'indice e la molla riport il grilletto nella posizione di partenza. 
Anche l'uomo con il fucile era Jesse. 
Doveva essere un'allucinazione. Un'illusione ottica. Non aveva appena visto Jesse infilarsi la maschera antigas? L'uomo, l'altro Jesse, ruot il fucile e lo punt contro di lui. Incredulo, Mattheo si ritrov a osservare le due canne nere del fucile, che non erano pi larghe di una moneta da due centesimi, e a quella distanza avevano le dimensioni di due capocchie di spillo. Le vide sussultare. Di riflesso premette il grilletto della FireForce. Sent lo schiocco secco della corda sovrapporsi al boato dello sparo. Poi qualcosa lo colp in faccia con la potenza di un martello e cancell in un attimo tutto ci che Mattheo era stato.

59. Ehrwald, Austria - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 15,39. 

Jesse vide una macchia rossa esplodere tra i rami bianchi. Un ronzio acuto fendette l'aria tra lui e Raphael. Un istante dopo la testa di Mattheo scomparve, sembrava quasi che fosse riuscito a scostarsi all'ultimo momento. La montagna restitu l'eco dello sparo. 
Jesse si lanci addosso a Raphael mentre si voltava. Riusc ad afferrare la canna del fucile e a scostarla di lato. Part un secondo sparo. Un cumulo di neve cadde gi da un abete. 
Il fucile adesso era incastrato tra loro due come un bastone. Jesse l'aveva afferrato con entrambe le mani e lui e Raphael se lo contendevano. Il viso di Raphael era deformato dalla rabbia. Era pi forte e pi in forma di Jesse, che aveva inoltre la visuale parzialmente ostruita dalla maschera antigas. Vedeva tutto come attraverso un filtro, come se lui fosse in parte estraneo a quanto stava accadendo. Il suo respiro concitato aumentava la temperatura sotto la maschera. Non avrebbe resistito a lungo. E il fucile rimaneva comunque un pericolo, anche se forse non era pi carico. 
Jesse si butt in ginocchio all'improvviso, rilasciando la presa del braccio sinistro e si chin al di sotto del fucile. Raphael non fece in tempo a reagire. Tutta la sua forza si rivers di colpo nel vuoto e cadde in avanti, oltre Jesse, trascinandolo gi con s. Rotolarono entrambi nella neve alta. Jesse sent un dolore acuto al fianco. Serr i denti e strapp il fucile di mano a suo fratello. Raphael si rialz e si allontan di un paio di passi da Jesse, incespicando nella neve. Senza perderlo di vista, allung una mano dietro la spalla e afferr il manico di legno che sporgeva. Jesse si tolse subito la maschera antigas dal viso e la lanci addosso al fratello. Le cinghie di gomma sventolarono in aria. La maschera sfior Raphael, simile a un grumo di terra nera, e atterr su un cumulo di neve. 
Raphael incurv le labbra in una risata malvagia. Da dietro la schiena sfil un'accetta. Strinse i pugni intorno al lungo manico. Stringeva le dita come se stesse facendo un presentat'arm. 
Jesse afferr il fucile per la canna liscia e gelida, tenendola sollevata come una mazza da baseball. Dalle bocche di entrambi uscivano nuvolette di vapore, che il vento trascinava via. 
Con un movimento agile e improvviso Raphael, abbassando l'accetta, le fece compiere un arco che partiva dal basso e passava sopra la sua testa. Jesse alz il fucile, tenendolo da entrambe le estremit. La lama cal gi, come per spaccare in due un ciocco. Il colpo si infranse con gran fracasso sulla canna del fucile, a meno di una spanna dalla testa di Jesse. 
Raphael, allenato a usare quella pesante accetta, riport il braccio all'indietro e colp ancora e ancora. Jesse pieg le braccia e con tutta la forza che aveva mantenne il fucile in posizione perpendicolare rispetto alla lama che gli si abbatteva contro. Raphael ansimava a ogni colpo e il suono del metallo che cozzava contro il metallo riecheggiava lungo i pendii della montagna. 
I colpi costrinsero Jesse ad arretrare barcollando nella neve alta, senza azzardarsi a lanciare un'occhiata alle proprie spalle. Sfior cespugli e alberi, dai quali crollarono all'improvviso cumuli di neve. La canna del fucile cominci a staccarsi dal calcio in legno. Tra non molto l'arma si sarebbe spezzata. Nonostante il gelo, Jesse stava sudando. Continuava ad arretrare, passo dopo passo. Da qualche parte dietro di lui doveva esserci Mattheo, e la balestra. Sapeva di non avere il tempo necessario per caricare quell'arma cos ingombrante, ma un dardo in carbonio da stringere in pugno poteva fare tranquillamente le veci di un coltello. 
Raphael adesso aveva smesso di calare l'accetta. Respir profondamente e tent di risparmiare le forze. Fissava Jesse con uno sguardo gelido, stringendo minacciosamente l'arma tra le mani, e lo seguiva passo dopo passo. All'improvviso Jesse sent un terreno pi compatto sotto i piedi. A destra e a sinistra non c'erano pi n alberi n cespugli, solo una superficie piatta e la neve caduta sul ghiaccio liscio. Jesse si arrischi a dare un'occhiata di lato. Avevano raggiunto la superficie ghiacciata del lago Seeben. Il vento gli soffiava sulla schiena, portando con s scie bianche di neve. 
All'improvviso Raphael scoppi a ridere e si ferm. Hai paura? Non ti piacciono i laghi ghiacciati, vero?. 
Jesse si morse il labbro e continu ad arretrare. Sent uno scricchiolio provenire da sotto i suoi piedi. 
Sai qual  la cosa pi bella di questo lago? Che io lo conosco. Ne conosco ogni angolo e ogni secca. Venivo qui a pattinare tutti gli inverni. E sai a cosa serve sapere in quali punti l'acqua  pi bassa e in quali  pi alta?. 
Jesse sent una morsa gelida chiudersi intorno al cuore. Tutto a un tratto cap perch Raphael si era fermato. 
Per capire lo spessore del ghiaccio. Raphael sollev l'accetta e colp il ghiaccio davanti a s. Lo scricchiolio sotto i piedi di Jesse si fece pi minaccioso. 
Qui dove mi trovo il lago  piatto e il ghiaccio regge. Ma nel punto in cui sei tu.... Un altro colpo. ...l il fondale va gi.... 
Jesse guard la riva, distante alla sua sinistra una decina di metri, e prese a muoversi in quella direzione, abbastanza lentamente per non far spaccare il ghiaccio ancora di pi, ma abbastanza in fretta per raggiungere la riva in tempo. Un nuovo colpo di accetta fece tremare il ghiaccio sotto di lui, che scricchiol minaccioso. Poi si ruppe. Jesse lasci cadere il fucile e cerc un appiglio qualunque con le mani, ma non lo trov e sprofond gi, come se qualcuno avesse spalancato una botola sotto di lui. 
L'acqua scura e paralizzante si richiuse sopra la sua testa. Per un attimo non ci fu nient'altro che il lieve gorgoglio che sentiva nelle orecchie e lo shock causato dal freddo. Poi sopraggiunse il panico, la consapevolezza di non saper nuotare. Agit selvaggiamente gambe e braccia. Riusc a tirare fuori la testa dall'acqua e inspir aria nei polmoni. Intorno al suo petto sentiva stringersi una morsa di ferro. Afferr il bordo del ghiaccio. Raphael era in piedi davanti a lui, a distanza di sicurezza, e si stagliava contro il cielo azzurro con indosso la sua giacca e i suoi stivali, stringendo l'accetta tra le mani. 
Jesse perse la presa sul ghiaccio. Il fucile che aveva lasciato cadere e che era rimasto in superficie scivol in acqua. Il calcio di legno riaffior per un attimo, in posizione verticale, poi fu trascinato gi dalla doppia canna di metallo. Canne gemelle, pens Jesse. Il sole spunt da dietro le nuvole e i suoi raggi lo colpirono negli occhi. Goccioline d'acqua gli tremolavano tra le ciglia come tante piccole lenti. 
Nessun Wilbert viene a salvarti questa volta, disse Raphael.

60. Ehrwald, Austria - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 15,39. 

Artur sussult quando il primo boato lacer il silenzio. A tenergli la schiena dritta ormai era solo la corda che lo legava al palo. Aveva le mani legate strette dietro la schiena, tra il coccige e il palo, e non se le sentiva pi, cos come tutta la parte sinistra del viso gli era diventata insensibile. Solo le gambe non erano legate, ma distese sul pavimento. Nel punto in cui la vite gli era penetrata nella carne, i pantaloni erano macchiati di rosso. Era contento di sedere schiena contro schiena rispetto a Isa, con il palo a dividerli. In quel modo non era costretto a guardarla negli occhi. 
Che cos'era?, sussurr lei. 
Il secondo boato arriv come una sorta di risposta e risuon per tutta la montagna. 
Spari, mormor Artur lentamente. 
 pap? 
Lo spero, gemette Artur. Ma a essere sinceri, non lo credeva possibile. Si era ripromesso di essere onesto da adesso in poi. Ma come faceva a dire a Isa che aveva timore che fosse stato il loro rapitore a sparare? 
Credi che fosse quel... quel Raphael?. 
Artur si vergogn di se stesso. Non serviva a nulla. La verit veniva comunque alla luce. Tuo pap  un tipo tosto. Non ci si libera cos facilmente di lui. 
Isa singhiozz. Ma come si chiama davvero pap? Jesse o Raphael? Come devo chiamarlo? 
Be', pap, no?. 
Lei tir su rumorosamente con il naso. S, ma qual  il suo nome? 
Io credo, balbett Artur, che si chiami Jesse. Perch qualcun altro dovrebbe prendere il nome del tuo pap? 
Nessuno pu chiamarsi come il mio pap. Isa tacque per un momento. Senti, Artur. Ma quando te ne sei accorto? 
Accorto di cosa?, chiese lui per guadagnare un po' di tempo. Sapeva fin troppo bene a cosa si riferisse quella domanda. 
Dello scambio. 
Artur gemette e parl muovendo appena le labbra. Qualche tempo dopo. Dante, il nostro cuoco, trov Jesse svenuto davanti alla porta della cucina, all'alba. Artur tacque per un momento. Gli riusciva difficile restare indifferente di fronte a quei ricordi. Jesse era in condizioni terribili. Nudo, coperto di erba e di sangue fuoriuscito dalla ferita sulla schiena, con le unghie spezzate, una gamba rotta e un ematoma sulla testa. Non era mai riuscito a capire come avesse fatto Jesse a raggiungere l'istituto e chiss poi da dove. Lo portammo subito in ospedale. Riuscii a scambiare qualche parola con lui solo dopo due settimane. Ma non si ricordava nulla. Anche pi tardi, niente. Artur guard la gamba dei propri pantaloni insanguinata. Dio mio, in realt l'aveva intuito fin dal primo istante. Il Jesse che giaceva davanti a lui sul letto di ospedale era pi smilzo. Gli altri dopo non ci avevano fatto caso. Era normale, dopo una degenza cos lunga. 
Ma quand' che te ne sei accorto?, chiese Isa. 
Forse all'inizio lo intuivo soltanto, sai. Quei due erano identici, e anche... be', il modo in cui entrambi tendono a imporre la propria volont.... Ammutol. Tutto a un tratto si rese conto di quanto fosse assurdo che loro due se ne stessero l seduti a parlare mentre fuori si sentivano degli spari. Ma sembrava fare bene a Isa, perci Artur prosegu. A Raphael purtroppo non and bene. A Jesse invece s. In qualche modo  sempre stato un tipo fortunato. L'incidente, lo scambio, avrebbe potuto cambiare questo fatto. Ma non fu cos. Raphael era sempre.... Si ferm per cercare le parole giuste. ... Raphael ha sempre voluto passare dalla stessa porta di Jesse. Ma ognuno ha la sua, capisci? Jesse l'ha trovata e l'ha attraversata. Raphael anche, ma poi ha continuato a voltarsi indietro e a pensare che la porta dell'altro fosse meglio. Ha sempre avuto l'atteggiamento di chi pensa di aver ricevuto delle carte truccate in una mano di poker. Pu anche darsi che fosse cos. A volte mi dispiace davvero per lui. Lui comunque era un tipo furbo e cominci a ritorcere sugli altri tutte le accuse. In continuazione. Non gli fece bene. Ma nessuno gli disse nulla, perch avevano tutti paura di lui. 
Anche tu?. 
Artur ripens a quella volta che l'aveva rinchiuso nel buco. Non aveva mai visto uno sguardo come il suo, cos duro, cos carico di odio. Un giorno ti uccider, vecchio. Nei suoi occhi aveva letto chiaramente che non erano parole vane. Ancora oggi gli veniva la pelle d'oca a ripensarci. Forse, mormor. 
Perch non hai detto niente quando te ne sei accorto? 
Lo so, mormor Artur. Avrei dovuto dire qualcosa. Invece aveva fatto tutto il contrario. Persino quando Wolle era venuto da lui e gli aveva detto della cicatrice della bruciatura a forma di ferro da stiro che Jesse aveva sul petto e che adesso era sparita. Anche in quella circostanza aveva fatto di tutto per costringerlo a tacere. Wolle aveva sempre saputo che qualcosa non tornava. Per tutti quegli anni. E a lui era costato parecchio metterlo a tacere. Chi avrebbe potuto immaginare all'epoca che per accontentare Wolle da adulto avrebbe dovuto regalargli un intero locale. 
Le cose apparivano molto diverse a ripensarci adesso. Cos imperdonabili. Per quale ragione aveva taciuto? Per codardia? Per il sollievo di essersi liberato di lui? Forse anche per l'assurda idea che ci fosse una certa equit in quello che era successo. Un piccolo risarcimento per l'inferno che Raphael aveva dovuto attraversare insieme a suo padre. In fondo a Jesse non era andata cos male all'orfanotrofio. 
Tanto sbagliato gli appariva adesso ci che aveva fatto, tanto giusto gli era sembrato all'epoca. Non che questo rendesse le cose pi facili. Specialmente ora che le vedeva attraverso gli occhi di Isa. Mi dispiace, disse a bassa voce. Mi dispiace terribilmente; adesso per dobbiamo pensare a qualcosa. 
Pensare a qualcosa? E a cosa? 
A cosa fare quando arriver tuo padre. 
Arriver di sicuro, disse Isa con determinazione. 
Ma come faremo a sapere che  davvero tuo padre?. 
Isa tacque per un momento. Si sarebbe potuto sentire cadere uno spillo. 
Io lo riconosco mio pap. 
Forse. Ma come ti ho detto, Raphael  furbo. E gi una volta  riuscito a far credere a tutti di essere suo fratello. Almeno per un po'. 
Isa scoppi a piangere. 
Dobbiamo prepararci all'idea che ci inganner. Ma se crede di aver vinto, sar pi vulnerabile. Artur fiss la botola, a poca distanza dai suoi piedi. E noi dovremo sfruttare quel momento.

Capitolo 61 
Ehrwald, Austria - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 15,52 
Jesse era in acqua da meno di mezzo minuto. Il freddo lo avvolgeva in una morsa di ferro. Si aggrapp all'orlo del ghiaccio e agit disperatamente le gambe, e dopo lo shock iniziale si stup di quanta spinta riusciva a darsi. Raphael era a un metro di distanza, irraggiungibile, in piedi con le gambe divaricate sulla superficie apparentemente sicura. Teneva l'accetta davanti al petto in una posa primitiva e possente. Il fucile a doppia canna invece sprofondava sempre di pi verso il fondo del lago. Il calcio era una macchia chiara nell'oscurit sotto la superficie dell'acqua. Jesse domin il proprio panico, stacc una mano dal ghiaccio e afferr il legno dell'arma, abbassandosi finch l'acqua non gli copr naso e bocca. Riusc ad afferrare il fucile, toss e agit ancora pi energicamente le gambe per non affondare. Tenne l'arma davanti a s con la mano destra, in modo che Raphael non potesse vederla. 
Jesse sapeva di avere una sola possibilit, e anche che probabilmente sarebbe stato troppo lento. L'acqua ostacolava i suoi movimenti e il freddo gli paralizzava i muscoli. Guard su verso Raphael. I loro sguardi si incrociarono. Pensava che avrebbe visto del trionfo nei suoi occhi, oppure scherno o disprezzo. Ma non vide nulla di tutto questo. Tutto a un tratto lo sguardo di Raphael era calmo e composto. Una stanchezza diffusa e minacciosa cominci a prendere il sopravvento su Jesse, che si costrinse ad agire. Spost lo sguardo alle spalle di Raphael, sulla casa, e spalanc gli occhi. Isa!. 
Raphael si volt. 
Jesse tir fuori il fucile dall'acqua, lo protese verso Raphael e gli infil la doppia canna tra i piedi. 
Con un grido soffocato, suo fratello inciamp, cadde in ginocchio e poi croll a terra. Il ghiaccio sotto di lui scricchiol, ma non si ruppe. L'acqua ne lamb leggermente la superficie. Raphael si rannicchi gemendo, ma allo stesso tempo riusc a scagliare l'accetta contro Jesse. Neve e pezzetti di ghiaccio sprizzarono da tutte le parti. Jesse scost la testa di lato, finendo involontariamente sott'acqua. Agit le gambe. Fece riemergere la testa e inspir, in preda al panico. La lama dell'accetta si era incastrata nell'orlo ghiacciato. Raphael stava tirando il manico, ma non riusciva a liberarla. 
Anche Jesse si precipit ad afferrare il manico dell'accetta, poco sopra la lama di ferro, e tir con tutte le sue forze, mentre Raphael tirava rabbioso nella propria direzione, tentando allo stesso tempo di rimettersi in piedi. Il suo volto era pallido e furioso. Il ghiaccio gemeva sotto il suo peso, ma non accennava a rompersi. 
I muscoli di Jesse erano cos irrigiditi dal freddo che lui percepiva tendini, articolazioni e sangue come una massa indistinta. Le forze non gli bastavano. Era consapevole che fosse un effetto del freddo, ma agognava un po' di riposo. Voleva lasciarsi andare. Farla finita. Qualcosa in lui gli riport alla mente l'immagine di Sandra. Coperta di sangue nel suo appartamento, con lo sguardo fisso nel vuoto. Poi pens a Isa, che sarebbe cresciuta con quel mostro se lui avesse ceduto. 
Quel pensiero gli consent di richiamare a s le forze, si iss facendo perno sul manico dell'accetta e tir fuori le spalle dall'acqua. Poi alz la mano destra, ancora stretta intorno al fucile a mo' di fiocina, e spinse l'arma in faccia a Raphael. L'estremit della canna lo colp nell'occhio. 
Il suo urlo fu assordante. 
Raphael moll l'accetta e Jesse precipit di nuovo nel lago. L'acqua si richiuse gorgogliando sopra di lui. Ancora una volta fu colto dal panico e agit le braccia. Troppo lentamente. L'accetta gli scivol dalle mani, il fucile, che continuava a stringere convulsamente, raschi il ghiaccio sopra di lui. All'improvviso i suoi piedi toccarono terra. Riusciva a stare in piedi. Si inginocchi nell'acqua. Poi si diede una spinta verso l'alto, colp lo strato di ghiaccio e fu preso di nuovo dal panico. Raggiunse di nuovo il bordo ghiacciato e vi si accost. Tir su la testa. Si aggrapp ansimando al bordo levigato dall'acqua. Troppo levigato per potersi tirare fuori. 
Afferr il fucile con la canna in avanti, tir indietro le braccia per quanto poteva e lo piant nella superficie ghiacciata, ma non riusc a fissarlo. Raphael barcollava verso la riva del lago tenendosi il viso tra le mani. Jesse tent di nuovo di piantare il fucile nel ghiaccio, nello stesso punto. Prov ancora. E ancora. Finch la canna dell'arma non si incastr scricchiolando nella superficie solida. 
La fece incuneare a fondo. Poi afferr con entrambe le mani il calcio che spuntava fuori dal ghiaccio come un paletto e si tir fuori dall'acqua. Rimase sdraiato l, tremante. 
Quando Raphael lo vide, emise un verso gutturale che solo un animale poteva produrre, qualcosa a met tra un ringhio e un brontolio rabbioso. Scost le mani dal viso e Jesse sussult di terrore. Dove prima c'era il suo occhio, adesso si vedeva solo una ferita sanguinante. Con le dita tremanti, Raphael si tir su la giacca e armeggi intorno alla cintura. Jesse vide balenare la lama di un coltello, su cui si rifletteva l'idilliaco paesaggio montano che li circondava. In preda alla rabbia e al dolore, Raphael barcoll verso di lui, con un coltello da caccia nella mano. 
Jesse tent di mettersi in piedi sorreggendosi al calcio del fucile. Vacill, si alz, vide Raphael arrivare e prese a tirare disperatamente il fucile, che si era incastrato nel ghiaccio. Oddio! Perch quell'affare non si muoveva? Tir il calcio verso sinistra, poi verso destra. 
Raphael era a meno di cinque passi da lui. 
Forse doveva ruotarlo! 
Fece girare il calcio dell'arma in senso orario. Il ghiaccio scricchiol e con un ultimo strattone il fucile fu libero. 
Jesse lo tir fuori dal buco. Vide Raphael sollevare il coltello. Poi affondare il colpo, e mancarlo. La lama fendette il nulla, ma Raphael gir abilmente il coltello nella mano, mirando al collo di Jesse con colpi violentissimi. Jesse si scans di lato, afferr la canna del fucile e lo us come una mazza, menando un colpo orizzontale. Le gocce d'acqua che colavano dal calcio descrissero un cerchio nell'aria. Poi il legno impatt con la testa di Raphael. Il colpo fece tremare le braccia di Jesse fino al petto. 
Raphael cadde senza reagire. 
Il ghiaccio trem per un istante, come per il passaggio di un aeroplano lontano a velocit superiore a quella del suono. 
Jesse scivol in ginocchio, sostenendosi al fucile. 
Tutto a un tratto era calato il silenzio. Una brezza leggera spazzava la distesa ghiacciata. Il cielo che si era appena colorato di azzurro tendeva gi verso il violetto. Sulla superficie del lago si stendevano ombre lunghe e sfilacciate. L'occhio sano di Raphael era fisso nel vuoto. Era morto. 
Jesse cominci a battere i denti. 
Le mani non gli ubbidivano pi. Si costrinse a togliersi i vestiti bagnati e gelidi fino all'ultimo indumento. Gli ci volle parecchio per svestire Raphael. Poi si avvolse tremante nei vestiti asciutti. Lanci un'occhiata alla casa. Frug nella tasca della giacca e trov una chiave. 
Si avvi barcollando verso l'edificio. Una volta quella era stata casa sua. Nel frattempo pregava di trovare Isa l dentro. La camminata nella neve alta lo priv delle ultime forze che aveva. L'immagine del cadavere nudo di Raphael sulla riva del lago lo perseguitava passo dopo passo.

Capitolo 62 
Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 15,57 
Richard Messner era uscito per primo nel corridoio su cui affacciava la stanza di Artur e si era assicurato che non ci fosse nessuno nei paraggi. Poi aveva trascinato Jule fuori dalla stanza e con il fucile, che teneva sempre dentro la custodia, le aveva intimato di procedere. Ella Wisselsmeier camminava dietro di loro, colpendo il pavimento con il suo bastone a ritmo con i passi. 
I pensieri di Jule si sovrapponevano l'uno con l'altro. Non riusciva pi a distinguere le diverse circostanze. Sapeva solo una cosa: la Wisselsmeier aveva deciso di liberarsi di lei e di Charly. 
A ogni passo il suo terrore aumentava. Quando pos il piede sul primo scalino Richard le premette il fucile sulla schiena. Non qui. Laggi, la porta alla fine del corridoio. Prendiamo la scala a chiocciola. 
Jule ubbid. Una volta arrivati, Richard apr la porta con il suo passe-partout. A quanto pareva, la scala a chiocciola non era molto usata. Le pareti erano curve e spoglie, non c'era neanche un corrimano, solo ogni tanto una lampada polverosa in una nicchia. Mentre scendeva gli angusti gradini, Jule sent dei frammenti di muratura sotto i piedi. Sopra di loro, Ella Wisselsmeier sbuffava. Quelle scale parevano metterla in difficolt, anche solo per la sua mole. 
Jule sapeva che ogni gradino l'avvicinava sempre di pi alla fine. Ma quello spazio ristretto non le pareva molto appropriato per un tentativo di fuga. Ricord quella volta in cui aveva visitato un castello insieme a sua madre, e quanto era rimasto affascinato suo fratello dai combattimenti con le spade che avvenivano dentro edifici del genere. Le scale a chiocciola, aveva spiegato loro la guida, giravano sempre in senso orario, in modo che gli aggressori, che normalmente arrivavano dal basso, avessero difficolt a manovrare le spade mentre salivano. Invece i difensori potevano usare efficacemente la spada, tenuta nella mano destra, e colpire da dietro le curve. 
Jule lanci un'occhiata alle sue spalle. Il fucile di Richard Messner dondolava al ritmo dei gradini. Solo in quel momento, per, not che Messner doveva essere mancino. Teneva il fucile con la sinistra. L'arma era troppo lunga e poco maneggevole perch potesse puntarla bene su Jule in quello spazio cos angusto. Per farlo avrebbe dovuto tenerla nella destra. 
Jule sent balzare il cuore in gola. 
Lo sbuffare di Ella Wisselsmeier rimbombava sulla pietra. La lampada successiva proiett la sua luce su Jule. Non appena la oltrepassarono, finirono in un cono d'ombra e per un attimo fu tutto buio. Jule prese la sua decisione in una frazione di secondo. Si lanci in avanti, saltando diversi gradini in un colpo solo e pregando di non inciampare. 
Messner si lasci sfuggire un'imprecazione di sorpresa, ma lei era gi fuori dalla sua linea di tiro. 
Fermati!, grid lui aumentando il passo. 
Spara, idiota!, grid Ella Wisselsmeier. 
Jule si ferm di colpo, si volt verso l'alto e si appiatt contro il muro interno. Messner le stava venendo incontro di corsa e per prima cosa lei vide comparire dietro l'angolo la canna del fucile infilata nella custodia. L'afferr con entrambe le mani e tir con tutte le sue forze. Urlando per la sorpresa, Messner croll in avanti sui gradini, atterrando ai suoi piedi. Il fucile cadde sui gradini, il rumore dell'impatto fu attutito dalla custodia. 
Ella Wisselsmeier ringhi per la rabbia e si scagli su di lei, con una rapidit che Jule non avrebbe mai pensato possibile per una donna della sua et e della sua mole. Jule calpest Richard, che cercava di rialzarsi gemendo e riusc ad afferrarle la gamba dei pantaloni, ma lei si divincol e lui la lasci andare. 
Jule si chin per prendere il fucile, ma Messner si era legato addosso la cinghia della custodia e la stava tirando. In quell'istante, Ella Wisselsmeier spunt da dietro l'angolo e caric il braccio per colpirla con il bastone. Jule si chin all'ultimo secondo. Il legno colp con fragore la colonna di pietra delle scale. 
Jule lasci perdere il fucile e corse gi per le scale pi veloce che pot. Negli spazi stretti era in vantaggio. 
Alzati, idiota!, grid la Wisselsmeier a Richard. Messner riusc a tirarsi in piedi solo a fatica e gemette. 
Jule prese a sudare. La spirale delle scale cominciava a dare problemi al suo senso dell'equilibrio. Sopra di lei sentiva risuonare dei passi in lontananza. I due avevano ripreso a inseguirla. 
Quando raggiunse la fine della scala, si ritrov davanti a una porta. Abbass la maniglia e ci si gett contro, e quasi cadde in avanti quanto la porta si spalanc. L sotto era buio e c'era odore di cantina. Il corridoio era illuminato soltanto per un paio di metri dalla luce che proveniva dalle scale. Era la parte nuova della cantina, o quella vecchia, quella in cui era entrata con Jesse forzando la porta? 
In ogni caso, poteva andare solo a destra. La svolta a sinistra le pareva un vicolo cieco. Richiuse la porta alle proprie spalle e prese a camminare a passo svelto lungo la parete. Charly, chiam a bassa voce. 
Ma Charly non rispose. 
Al primo incrocio, Jule gir a sinistra. Charly, dove sei?. 
Alle sue spalle la porta del corridoio si apr. Maledizione,  buio qua dentro. 
Vieni fuori, grid Messner, o ti veniamo a prendere. 
Basta con le minacce, fa' qualcosa!. 
Nel corridoio risuon uno sparo assordante. Il proiettile rimbalz sulle pareti. Jule fu felicissima di non aver proseguito dritta, ma di aver svoltato a sinistra. 
Non pensare che non abbia abbastanza munizioni. 
Jule acceler disperatamente. Dietro di lei sentiva lo scricchiolio dei loro passi. Messner avanz nel corridoio. Jule aveva le lacrime agli occhi. Prima o poi un proiettile di rimbalzo l'avrebbe colpita. In quell'istante, una mano l'afferr. Non di l!, sussurr una voce infantile. 
Charly!, bisbigli Jule. 
Sssst. La bambina la tir per la manica, due passi indietro e poi a destra. 
Risuon un altro sparo. Il proiettile rimbalz nel corridoio in cui si trovava Jule poco prima. Messner imprec e lei sent un clic metallico. Probabilmente stava ricaricando. 
Charly la conduceva attraverso quel corridoio buio con sorprendente velocit. Poi apr una porta, la oltrepass insieme a Jule e la richiuse piano alle loro spalle. Si accese una luce. Charly infil una chiave nella serratura e la gir. 
Grazie al cielo, gemette Jule. Sbatt le palpebre di fronte alla luce. La ragazzina sembrava una specie di derviscio biondo. Charly, mi hai dato davvero un grande aiuto. 
Charly le rivolse un sorriso obliquo e si allontan dalla porta. Solo in quel momento Jule realizz che si trovavano nel passaggio che portava alla casetta al cancello. Port la mano alla tasca dei pantaloni in cerca delle chiavi della macchina ed emise un sospiro di sollievo quando sent il rigonfiamento del portachiavi della Volvo. 
Charly, dobbiamo andarcene di qui. Non vogliono solo me, cercano anche te. 
Sul viso di Charly non apparve il minimo segnale di sorpresa, ma solo di terrore. Corsero via insieme. Arrivati alla casetta al cancello, Jule trascin subito Charly in cucina e poi fuori dalla porta sul retro, sotto la tettoia per le macchine. Con il cuore al galoppo, si sporse da dietro l'angolo e lanci un'occhiata in direzione di Adlershof. 
Vedi il boschetto laggi?, disse Jule indicando il parcheggio. La mia macchina  l. 
Charly annu. 
Dopo un'ultima occhiata si incamminarono nella neve. Jule continuava a voltarsi angosciata per tenere d'occhio l'edificio principale, temendo di vedere il portone aprirsi da un momento all'altro. Messner avrebbe osato sparare anche l all'aperto? 
Il parcheggio era sommerso dalla neve. Anche la Volvo. 
Vieni, aiutami. Cominci a spazzare via la neve dall'auto con le mani e le braccia. Charly si mise in ginocchio e scav subito dietro le ruote. 
Che fai l?, chiese Jule. 
Gli uomini lo fanno sempre quando si ritrovano la macchina coperta di neve. 
Quando l'auto fu sgombra per met, salirono e richiusero piano le portiere. Jule sapeva che il rumore del motore poteva tradirle. Preg che l'auto si accendesse al primo colpo. 
Lo fece. 
Le ruote si mossero crepitando. Le catene tintinnarono e la Cross Country si avvi ballonzolando nella neve fresca. Jule svolt sulla stradina principale. Nello specchietto retrovisore comparve la facciata di pietra di Adlershof. Da uno dei comignoli saliva un filo di fumo. Messner non si vedeva da nessuna parte e Jule oltrepass la cima della montagna, imboccando il pendio. 
Respir profondamente e si concentr sulle curve. Il riscaldamento dell'auto andava al massimo. Le mani di Jule tremavano. Grazie, Charly. Mi hai davvero salvato la vita, lo sai?. 
Charly annu. Aveva le maniche bianche di neve, come del resto anche Jule. Dovr tornare l? 
No. No di certo. Ma mi dici perch ti eri nascosta? 
Per via di Messner e di quella dei servizi sociali. 
Questo l'ho capito, disse Jule, ma perch? 
Altrimenti mi avrebbero venduta. 
Venduta?, chiese Jule sbalordita. Che vuoi dire? 
Be', s. Ti danno via. Ad altri genitori. A volte per non sono bravi genitori. Oppure non sono genitori per niente. Come  successo a Campanellino. 
Jule ricord la ragazzina grassoccia che aveva visto in cucina e le venne la pelle d'oca. Cosa  successo a Campanellino? 
 tornata indietro. Non erano soddisfatti di lei, ha detto, perch mangiava troppo ed era troppo grassa. Allora gli hanno dato Thea.  successo l'anno scorso. 
Jule strinse le mani sul volante. Si sforz di controllarsi per evitare di andare a sbattere contro un albero. 
Campanellino  stata furba, disse Charly. Le altre non sono mai tornate. Ma io non avevo voglia di mettermi a mangiare cos tanto solo perch mi lasciassero in pace. 
Charly, sei davvero una sveglia!. 
La ragazzina alz lo sguardo verso Jule, le sorrise, e poi all'improvviso scoppi a piangere. 
Ehi, va tutto bene, le sussurr Jule. Ci sono io con te. L'avrebbe volentieri abbracciata, ma doveva tenere le mani sul volante. Dimmi un po', sai dov' il commissariato di polizia di Garmisch?. 
Charly tir su con il naso e annu. Certo, ci sono gi stata. Ti portano l, e poi arriva la grassona dei servizi sociali. 
Oh, ti prometto, disse Jule con aria truce, che la faremo venire anche questa volta. 
Tu per mi aiuterai? 
Eccome!.

Capitolo 63 
Garmisch-Partenkirchen - Mercoled, 9 gennaio 2013, ore 16,18 
Artur, sussurr Isa. 
Nessuna risposta. Adesso non cominciare a piangere, pens. Se cominciava adesso, forse non sarebbe pi stata in grado di smettere. 
Ar-tur!. 
Tese l'orecchio nel silenzio. Non era un respiro quello che sentiva? Se respirava ancora, non poteva essere morto! Avrebbe voluto potersi girare verso di lui, poterlo vedere e accostarsi a lui, ma per quanto si divincolasse i legacci che la tenevano inchiodata al palo non cedevano. Nel punto in cui la corda le aveva segato il collo sentiva ancora dolore, come se indossasse una collana invisibile e troppo stretta. 
Quanto tempo era passato da quando avevano sentito gli spari? Mezz'ora? Un'ora? Non era mai stata brava a calcolare il tempo. E il tempo aveva la brutta abitudine di non essere affidabile. A volte era troppo, a volte troppo poco. Adesso le sembrava infinito. 
Sent uno scricchiolio sulle scale. La paura dilag in tutte le membra del suo corpo. Da l non riusciva neanche a vedere la botola. Artur s invece. Artur, sta arrivando. 
I passi sulle scale erano strascicati e lenti. Che voleva dire? L'uomo insetto - o Raphael, come lo chiamava Artur - aveva sempre salito le scale a passi pesanti. Forse era ferito? 
Isa continu a pensare a cosa le aveva detto Artur: Raphael ha una bruciatura a forma di ferro da stiro sul petto. Tuo padre ha la cicatrice sulla schiena. Solo cos puoi distinguerli. 
Questo le aveva chiarito le idee, ma adesso che sentiva i passi avvicinarsi si chiese come avrebbe fatto a controllare. Quel Raphael era abbastanza furbo da non tradirsi. Non poteva mica chiedergli per favore di togliersi il maglione. Se l'avesse fatto, Raphael avrebbe subito capito che non si fidava. 
No, doveva trovare un altro modo. Chiedergli qualcosa che solo suo pap potesse sapere. 
Sent sfilare la sbarra sotto la botola, lenta e stridente. 
Ti prego, ti prego, fa' che sia pap!. 
La botola alle sue spalle cominci ad aprirsi. Qualcuno ansimava come se stesse per crollare sotto il suo peso. 
Isa?. 
Quella era la voce di pap! Dovette sforzarsi di non scoppiare a piangere. Era tutto esattamente come l'aveva descritto Artur. Sono qui, pap, grid angosciata. 
La porta della botola si apr con uno scricchiolio e piomb sul pavimento. 
Dio mio, Isa!. I passi si fecero pi rapidi. Il cuore di Isa acceler il ritmo e le balz in gola quando lo vide. S, quello era suo pap. Ma Artur l'aveva avvisata che avrebbe pensato cos. Lui si chin ai suoi piedi. Le lacrime gli scorrevano lungo il viso. Indossava la sua giacca e i suoi stivali, come sempre. In faccia aveva un po' di barbetta incolta, e aveva i capelli bagnati. Era cos pallido che sembrava stesse per svenire da un momento all'altro. 
Le pos con delicatezza le sue grandi mani sulle guance, incorniciandole il viso. A quel punto Isa non pot evitare di scoppiare a piangere. 
Stai bene, tesoro?. 
Lei annu. 
Le mani di lui tremavano ed erano ghiacciate. Suo padre non aveva mai le mani cos fredde! Brrr, pap, sei un vero pupazzo di neve. 
Un cosa?, rise l'uomo tra le lacrime. 
Isa sent il cuore balzarle in gola. Dillo, ti prego, dillo!. 
Un pupazzo di neve, ripet lei. Poi rimase a fissare le labbra bianche dell'uomo. 
Pensavo di essere il tuo Grande Puffo. 
In quell'istante, Isa ruppe ogni argine. Pap, singhiozz. Mi sei mancato cos tanto. Premette le guance contro le sue mani gelide. 
Anche tu mi sei mancata, tesoro. L'abbracci a lungo, e lei percep quanto fosse congelato. Tutto il suo corpo tremava. 
Poi Jesse scost le mani. Aspetta. Tir fuori dalla giacca un coltello e la liber. Non appena l'ultimo pezzo di corda si allent, Isa lo abbracci pi forte che pot. Jesse gemette e lei sussult. Non stai bene? 
Non smettere di abbracciarmi. 
Lei gli si accost di nuovo. Infil la mano sotto il suo maglione, solo per essere sicura al cento per cento, pens. La cicatrice sulla schiena era proprio dove doveva essere. Hai lottato contro Raphael?, gli chiese. 
Sai di Raphael? 
Me l'ha raccontato Artur. 
Non devi pi avere paura di lui.  morto. 
Lei tir su con il naso e annu. Dobbiamo aiutare Artur. Non so come sta. All'improvviso, la paura torn a prendere possesso di lei. Nonostante tutta la gioia e il sollievo, il pensiero che potesse essere accaduto qualcosa ad Artur era terribile. 
Jesse lasci andare Isa e sent il polso di Artur. 
 morto?, chiese lei timorosa. 
Lui scosse la testa e sorrise per incoraggiarla. Non sta benissimo, ma  vivo. 
Isa emise un sospiro di sollievo. 
Jesse liber anche Artur, controll la ferita alla gamba e lo sdrai in posizione comoda. Poi frug nella giacca e tir fuori un telefono dal taschino. 
Quello non  il tuo, vero?. 
Lui scosse la testa, ma non disse nulla. Digit rapidamente un numero e parl al telefono con la sua voce da medico, anche se non cos sicura e rapida come Isa la ricordava. Gli tremavano le labbra e anche la mano con il telefono tremava vistosamente. 
Hai ancora tanto freddo?, chiese Isa quando lui ebbe terminato la telefonata. 
Jesse annu. 
L dietro c' un termosifone. Vieni. 
Jesse non riusciva pi ad alzarsi in piedi, perci si trascin fino al calorifero. Appoggi la schiena sospirando. Isa si sedette accanto a lui e gli si fece vicina. Le ossa aguzze della sua spalla premevano sul braccio di Jesse. 
Lui si pass una mano sul viso e sorrise. Sai una cosa? Non molto tempo fa io e te eravamo seduti proprio cos, con la schiena contro un termosifone. 
Vuoi dire quella notte, in cucina, quando mi hai fatta alzare per lavarmi i denti?. 
Jesse inarc le sopracciglia. Te ne sei accorta? Pensavo dormissi. 
Avevo paura che ti arrabbiassi. Per la Nutella, disse Isa, stringendosi ancora di pi a lui.

Epilogo 
Berlino - Luned, 1 aprile 2013, ore 07,55 
La strada era ancora umida di pioggia, il cielo stava pian piano tornando azzurro. Jesse si ferm davanti alla scuola e scese. Un altro pap con un pulmino Volkswagen strapieno suon il clacson irritato. Jesse lo ignor, and alla portiera posteriore, l'apr e accenn un inchino. 
Ehi, pap. Non sono pi una bambina. 
Ah, no?. 
Anche Jule era scesa, si volt e represse un sorrisetto. 
Isa nascose il mento nel bavero del suo cappotto blu oltremare. Aveva il volto pallido e tirato, come qualche mese prima, e i capelli legati in una coda di cavallo ondeggiante. Quel giorno riprendeva ad andare a scuola dopo il loro ritorno a Berlino. Le ultime settimane erano state strane. Lente. Tristi. 
Il funerale di Sandra era stato un incubo. Isa si era messa a strillare quando aveva saputo della morte di sua madre. Quella prima settimana non aveva lasciato Jesse neanche per un attimo, neanche per andare nella stanza accanto. Restare da sola mentre Jesse veniva interrogato dalla polizia di Garmisch e poi da quella di Berlino era stata una vera e propria prova di resistenza per lei, che era riuscita a superare solo grazie a Jule. La settimana successiva aveva dichiarato di voler andare a trovare il suo nonnino. A Jesse c'era voluto un po' per capire che intendeva Artur. 
Il vecchio direttore dell'istituto era ricoverato all'ospedale di Garmisch-Partenkirchen, che ospitava quasi cinquecento posti letto. Artur aveva una camera singola. 
Jesse aveva lasciato entrare Isa, lui era gi stato a trovare Artur varie volte. Ritrovandosi accanto al suo letto aveva avuto l'impressione che i ruoli di allora, dopo l'incidente, si fossero scambiati. Artur spesso non era in s. Tra l'uno e l'altro dei suoi rari momenti lucidi, c'erano quelli in cui non ricordava nulla. Ma diversamente dall'amnesia di Jesse, erano gli eventi del passato recente a risultargli confusi. A parte questo, si stava riprendendo bene, considerate le circostanze. 
Quando Isa aveva fatto irruzione nella stanza, Artur stava rialzando lo schienale del letto. Era rasato di fresco e la pelle del suo viso esausto era piena di chiazze rosse. Senza neanche aspettare che il meccanismo del letto si fermasse, Isa gli aveva gettato le braccia al collo. Jesse l'aveva osservata dalla soglia con un groppo in gola. Non riusciva a ricordare di aver mai visto Artur cos felice. 
Per te, aveva detto Isa, porgendo al vecchio un foglio di carta arrotolato. 
Artur aveva fatto una faccia sorpresa, poi aveva srotolato il foglio e lisciato la carta. Ehi, aveva detto sorridendo. Per ha pochi peli sulla criniera. 
Certo, aveva risposto Isa.  un nonno leone. 
Ma si tratta forse di me? 
Vedi qualche altro nonno qui?. 
Artur aveva scosso la testa. Poi aveva guardato Isa. Non avevo mai ricevuto un regalo cos bello. Per questo chiedevo. 
Isa si era avvicinata a lui sul bordo del letto. Cosa fai tutto il giorno qui? 
Dormo, aveva detto Artur. Dormo tantissimo. Soprattutto la notte. 
Jesse li aveva lasciati a chiacchierare ancora per un po'. Solo quando si era accorto che Artur cominciava a essere affaticato era intervenuto per avviare i saluti. 
Hai scoperto qualcosa su Sebi e Renate?, aveva voluto sapere Artur come ultima cosa. 
Non molto, aveva risposto Jesse abbattuto. Sono morti entrambi da parecchio. 
Non per mano sua, vero? 
Renate Kochl  morta nel 1992 di cancro allo stomaco. Il tuo amico Sebastian Kochl otto anni dopo, per un infarto. 
Ah, aveva detto Artur a bassa voce. Poi aveva spostato lo sguardo fuori dalla finestra. Era in corso il disgelo primaverile e la neve gocciolava dal tetto. Adesso mi ricordo. Ho ricevuto l'invito al funerale. Ma non ci sono andato. 
Jesse era rimasto in silenzio. Per lui era difficile accettare di aver trascorso con i Kochl, che a quanto pareva si erano presi cura bene di lui, dieci anni della sua vita di cui non riusciva a ricordarsi. Artur nel frattempo gli aveva raccontato qualcosa di loro. Ma gli sarebbe piaciuto averli potuti conoscere di persona. Hai mai conosciuto mia madre?, aveva chiesto ad Artur. 
Tua madre?, aveva sospirato lui. Parlare lo affaticava visibilmente, ma si sentiva in dovere di farlo. No. Ma Wilbert aveva sempre spasimato per lei. Ne era davvero innamorato. Lui, Herman e Gudrun erano tutti e tre a bordo della Helgoland, in Vietnam. Wilbert era primo ufficiale, Herman capitano e Gudrun medico. Herman era sempre circondato da donne. Non solo per l'uniforme. Aveva una risata che affascinava. Era cos dai tempi della scuola. Wilbert non aveva alcuna possibilit, e non molto tempo dopo Gudrun si ritrov incinta di Herman. L c'era sempre una guerra in corso, perci Gudrun dovette sbarcare. E ritorn a Kiel. 
E mio padre? 
Herman volle restare. 
Torn in Germania almeno per il parto? 
Per il parto gli avrebbero di sicuro concesso un permesso, ma lui rimase a Da Nang. 
Jesse deglut. Scambi uno sguardo con Isa, che corrug la fronte. Tu c'eri quando sono nata io, vero? 
S, aveva detto Jesse. Ovviamente. 
Herman preferiva spassarsela al porto. Le ragazze vietnamite lo affascinavano. Artur aveva lanciato una rapida occhiata a Isa, poi era tornato a guardare Jesse. Conosci gi le storie su tuo padre e le donne. Era un violento, e nessuna era in grado di difendersi. In quanto capitano della Marina tedesca godeva dell'immunit. Era una specie di accordo tra governi. Una cosa di cui vergognarsi, se vuoi la mia opinione. A un certo punto Wilbert non ce la fece pi, sbarc e torn in Germania. 
A Kiel, per quel che ne so. 
S. Non so quanto abbia raccontato a Gudrun delle bravate di Herman, e cosa lei pensasse di lui. Ma per i primi tre anni della vostra vita Wilbert visse insieme a voi. Era felice all'epoca. Un'altra persona, non era pi cos malinconico. Tua madre, diceva, era troppo per lui. Troppo bella e troppo intelligente. E il fatto che l'avesse preferito a suo fratello l'aveva reso un altro uomo. 
Allora perch le ha sparato?, aveva chiesto Jesse. 
Non l'ha fatto. Artur era stato squassato da un improvviso accesso di tosse. Jesse gli aveva versato un bicchiere d'acqua e lui aveva tirato un po' pi su lo schienale del letto. Mentre beveva, assomigliava a un vecchio gufo assetato. 
Jesse aveva lanciato un'occhiata a Isa. Forse dovremmo finire il discorso un'altra volta, disse. 
Perch?, aveva brontolato Artur. Per Isa? 
Ne ha gi avuto abbastanza. 
Sciocchezze, aveva gracchiato Artur. Ne ha diritto. Sono i suoi nonni. 
Mi hai gi raccontato tante cose in quella soffitta. 
Ah, s? Mmm. Non mi ricordo bene cosa. Aveva spostato lo sguardo da Isa di nuovo su Jesse. E poi tua figlia  pi coraggiosa di te e di me messi insieme. 
Il viso di Isa si era illuminato e per Jesse era stata una risposta sufficiente. 
All'epoca ci fu un incidente a Da Nang, aveva proseguito Artur. Herman fu coinvolto nella morte di una.... Artur aveva guardato Isa e si era corretto all'ultimo momento. ...Di una giovane donna. Non c'erano prove, ma fu un bel casino. Il governo tedesco richiam Herman. Lui si infuri, e allora gli revocarono il brevetto da capitano. Qualche tempo dopo si present da Gudrun a Kiel. Herman era abituato ad avere tutto ci che voleva. Vedere che adesso Gudrun gli preferiva Wilbert lo fece infuriare. Dopo neanche una settimana la situazione precipit e Herman spar a Gudrun davanti agli occhi di Wilbert. 
Dio mio, aveva mormorato Jesse. Quel racconto per lui era come un tunnel buio e sconosciuto, anche se si trattava della sua vita. 
Wilbert fu preso dal panico e scapp. Mi disse che avrebbe voluto prendervi tutti e due. Ma nella fretta riusc ad afferrare solo te e si precipit fuori dall'appartamento. Tuo fratello rimase l. 
Perch non mi ha tenuto con s? 
E come? Senza documenti? Non era mica tuo padre. E Herman aveva rigirato la storia per far credere a tutti che fosse stato Wilbert a sparare a Gudrun. Perci lui venne da me. Sapeva che nel frattempo avevo assunto la direzione di Adlershof. Artur si era schiarito la gola. La sua voce era roca e con la mano aveva cercato di nuovo il telecomando per regolare il letto. Be', il resto della storia lo conosci. 
Jesse aveva annuito. Aveva altre centinaia di domande, ma per quel giorno poteva bastare. 
Jesse. La voce di Artur si era ridotta di colpo a un bisbiglio. Vieni un attimo. Artur gli afferr la mano e deglut. Io.... Si era schiarito di nuovo la gola. Credi che prima o poi potrai.... 
Perdonarti?. 
Artur aveva annuito. Era riuscito a mantenere il contatto visivo solo con grande fatica. 
Perdonare l'uomo che mi ha tenuto con s senza farsi domande? O che mi ha sottratto ai miei genitori adottivi? No, non credo. Ma l'uomo che si  preso cura di mia figlia, lui posso perdonarlo di sicuro. 
Artur si era appoggiato ai cuscini, sollevato. Poi un'infermiera era entrata nella stanza e con i suoi modi perentori aveva reso l'addio meno complicato per tutti. O almeno per Artur e per Jesse. Per Isa pareva gi essere tutto a posto. Aveva baciato Artur sulla guancia rugosa e l'aveva accarezzato un'ultima volta. 
Ehi. Terra a pap! Pronto? 
Eh?. Jesse fu distolto dai suoi pensieri. 
Isa era in piedi davanti a lui. Gruppetti di scolari facevano baccano mentre entravano dal portone principale. 
Adesso vado. 
Jesse annu. Aveva un groppo in gola. 
Si abbracciarono e Isa mormor: Ciao, Grande Puffo. 
Ciao, principessa, replic lui. Ma invece di un'occhiataccia si guadagn un sorriso. 
Isa diede un rapido abbraccio anche a Jule e se ne and. 
I due risalirono in macchina e chiusero le portiere. Il baccano fu attutito. 
Sono contento che tu sia venuta, disse Jesse. 
Lei era proprio pallida, disse Jule. 
Gi. 
Per qualche istante rimasero in silenzio, fermi davanti alla scuola. Senti, disse Jule. Perch non mi hai detto di Wolle?. 
Jesse sospir. Lo so,  stata una cosa stupida. 
Davvero stupida, s. 
Era questo che volevi sentirmi dire?. 
Jule riflett per un momento. S, credo di s. 
Bene, annu Jesse. 
Hai pi chiesto ad Artur di Wolle? 
La domanda l'ho fatta. Ma la risposta  tutto un altro paio di maniche. 
Artur si vergogna? 
Gi. A parte Artur, Wolle era l'unica altra persona a sapere della bruciatura da ferro da stiro. Raphael non si faceva mai vedere senza maglietta. Wolle doveva averlo sorpreso per caso. E poi quando ha visto me, che non avevo la bruciatura, ha fatto due pi due. 
E dato che Sandra e Wolle sapevano entrambi dello scambio, Raphael li ha uccisi. Per perch uccidere Markus? 
Aveva visto Raphael a Adlershof ed era stato lui a mettere in moto tutta la faccenda con Sandra. Averlo trovato nel bagno delle ragazze l'aveva messo particolarmente in allarme, forse perch Markus sospettava che a Adlershof ci fosse qualche traffico losco con i bambini. 
Sai cosa ci facesse Raphael lass? 
Non ne ho la pi pallida idea. Jesse tacque per un istante. Dimmi un po' tu, invece. Come sta Charly? 
Ti ho raccontato che ha gestito senza problemi l'interrogatorio con la polizia, no? 
S, me l'hai detto. 
E c' una nuova responsabile dei servizi sociali per i minori. Una ragazza giovane e molto carina. Forse anche un po' troppo giovane, ho pensato. Ma a Charly piace. L'ultima volta che l'ho sentita al telefono mi  sembrata molto felice. 
E il processo contro Richard e la Wisselsmeier?, chiese Jesse. 
Intendi quello per traffico di minori? 
Sul tentato omicidio non ci sono dubbi. 
L'ultima volta che sono andata a testimoniare ho saputo che al momento sono indagati anche per un altro vecchio caso. Hai presente Kristina? La ex occupante della nostra stanza? Ha lavorato come insegnante a Adlershof per un po' di tempo, poi  sprofondata nel ghiaccio dentro il Riessersee. C' stata una telefonata anonima alla polizia, in cui qualcuno ha accusato Richard di essere responsabile dell'incidente. Forse lei aveva intuito qualcosa. 
Jesse scosse il capo, sconvolto. E il traffico di minori? 
 una faccenda complicata. Sono tutti molto abbottonati. Per il momento ci sono sei casi noti in cui Richard e la Wisselsmeier hanno venduto ragazzine falsificando documenti di adozione. A volte anche a gente dalle inclinazioni discutibili. Campanellino per sua fortuna  stata rimandata indietro. In altre circostanze l'avrebbero semplicemente fatta sparire. Ma al momento ancora non ci sono prove certe. 
Che schifo. 
In un certo senso  stato Artur a cominciare tutto, disse Jule. 
S, ma per motivi completamente differenti. Forse non era comunque giusto, ma all'epoca Artur dava i bambini soltanto a persone che sapeva li avrebbero cresciuti bene. Genitori che non avevano la possibilit di adottare legalmente. 
Non riesco a credere che proprio tu lo difenda. Come faceva a sapere che quei genitori andavano bene per i bambini? Per non parlare della questione morale di ci che lui e la Wisselsmeier hanno intascato da quelle adozioni. 
Ma era comunque diverso. Nel mio caso le intenzioni di Artur erano buone, poi Richard e la Wisselsmeier hanno trasformato tutto in una vera e propria impresa criminale. 
Qualcuno buss sul finestrino dal lato di Jule ed entrambi sussultarono. Sul marciapiede c'era Isa. 
Jesse abbass il finestrino di Jule. Ehi. Tutto okay? 
S s, tutto okay, si affrett ad assicurare Isa. Volevo solo chiedere al volo se questo fine settimana andiamo a fare una gita nel bosco. 
Ah, volentieri, disse Jesse. Ma la lezione non  gi cominciata? 
Ooh be',  tutto a posto. Lo sanno che non sto bene. Vieni anche tu, Jule? Nel bosco, intendo, questo fine settimana? 
Certo che ci vengo, disse lei. 
Bene, disse Isa sorridendo. Adesso mi sento meglio. Poi si volt ed entr a scuola.
...
.
...
FINE.